Celentano a metà

Missione compiuta: Celentano, come sempre, ha fatto discutere, rianimando – lui, “rock” – un festival mai ”lento” come quest’anno.

Nel suo intervento-fiume dal palco dell’Ariston ha spaziato a 360 gradi, parlando di politica, attualità, costume. E di fede. E se non avesse confuso fede e politica, cristianesimo e sincretismo, insulti e profetismi, parole e musica, l’intervento di Celentano a Sanremo non sarebbe stato nemmeno male. Read the rest of this entry

Il talento di Whitney

Numerosi, oggi sui giornali, gli interventi in ricordo di Whitney Houston.

Gianni Riotta sulla Stampa rievoca l’incontro con la cantante nel suo momento d’oro: «Il ricordo indimenticabile fu l’arrivo di Whitney Houston, bellissima, bravissima, dolcissima, gentile… Ci spiegò che credeva “In Dio e nella famiglia, perché quando perdi tutto solo loro ti restano”, e la fede battista suonava tra i lustrini del Festival…» Read the rest of this entry

Paradisi da incubo

“Colpo di Stato nel paradiso delle Maldive”; “Maldive, golpe in paradiso”, titolano oggi, quasi all’unisono, Corriere della Sera, Repubblica e la Stampa.

Un’uniformità che mette a disagio per l’assenza di prospettiva: al di là delle solite cartoline su mare cristallino e sabbia candida, su fondali incontaminati e ospiti vip, suona preoccupante pensare che gli italiani non conoscano il regime di persecuzione che, appena oltre le porte dei resort, viene riservato ai cristiani, cui è vietata ogni espressione della loro fede.

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Ma che freddo fa

In questi giorni pare di scoprire che la maggior parte degli italiani sia nata a Dubai o Kinshasa. Tutti a stupirsi come beduini di fronte a temperature pungenti, gote arrossate, mani intirizzite, e soprattutto davanti a quella inspiegabile coltre soffice e bianca, materializzatasi su strade, giardini, balconi a causa – il sospetto è lecito – di quei fiocchi che lentamente scendono dal cielo e che qualcuno sicuramente, non abituato alle nostre latitudini, avrà scambiato per pioggia secca.

Ci sentiamo in dovere di rassicurare tutti coloro che, in queste ore, postano foto e commenti sul rigore del clima o su questo fenomeno così anomalo, mai visto in precedenza.

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Capodanno con chi vuoi

Ogni anno, in questa stagione, girano numerose riflessioni su quanto sia sconsigliato, per un cristiano, festeggiare il natale. Curiosamente, invece, non si è mai letta una sola parola sul veglione di fine anno.

Eppure la notte del 31 dicembre non ha nulla di cristiano, anzi. La data, innanzitutto, è una convenzione: l’anno non comincia certo in un giorno qualsiasi di metà inverno, men che meno per la Bibbia.

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Fondamentalisti e integralisti

Si parla di nuovo, in questi giorni, di estremismi e violenze legati al contesto religioso. Succeda in Norvegia o in Nigeria, chi si pone oltre la legalità per seguire la sua visione religiosa viene definito dai media un fondamentalista.

Forse andrebbe ritrovato un po’ di sobrietà e di correttezza espressiva. Breivik ieri, e gli estremisti islamici in Nigeria oggi, non sono fondamentalisti: sono integralisti.

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La festa dell’onestà

Il caso di Simone Farina, calciatore che rifiutò di vendere una partita – e la propria dignità – al racket degli incontri truccati, continua a far discutere per uno sviluppo imprevisto ma edificante che, visto il periodo, potremmo forse definire “natalizio”.

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Presidi flessibili

A Torino nove aspiranti presidi vengono espulsi perché sorpresi a copiare al concorso che li avrebbe abilitati al ruolo di dirigenti scolastici.

Da un lato non conforta pensare che qualcuno è disposto a imbrogliare pur di conquistare il ruolo di garante della legalità: un cortocircuito etico probabilmente non così infrequente, e per il quale cui la società paga già un conto salato in termini di credibilità e di crescita.

Dall’altro, almeno, scopriamo che qualcuno controlla i (futuri) controllori. E con il giusto rigore.

Lucio Magri e il dramma di una scelta

Esiste un diritto di morire? La domanda è tornata all’ordine del giorno con l’uscita di scena di Lucio Magri: il politico e giornalista 79.enne non si era mai ripreso dalla scomparsa della compagna, scivolando nella depressione, fino alla scelta di concludere in anticipo la propria esistenza terrena optando per il suicidio assistito.

Un gesto che ha riportato la discussione sull’eterna questione del fine vita: esiste un diritto di morire? Fino a che punto abbiamo facoltà di decidere in forma autonoma e insindacabile su una questione così definitiva?

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Le Iene e le pecore

Fastidio e rassegnazione sono i due sentimenti prevalenti che in queste ore girano in rete, a margine del servizio trasmesso mercoledì dalle Iene su Italia 1 e dedicato alla triste vicenda di un giovane che, in seguito all’adesione a una chiesa evangelica (brasiliana, precisa il servizio), ha abbandonato il lavoro e non paga più gli alimenti alla moglie separata e al figlio, dedicando buona parte delle sue risorse economiche e del suo tempo alla comunità.

Un servizio, quello di Giulio Golia, che non mette in ottima luce il contesto evangelico, anche se va ammesso che non è il peggiore andato in onda negli ultimi anni, in un contesto mediatico che tende a ignorare la realtà evangelica e a descriverla di conseguenza con sospetto o, addirittura, partendo dai pregiudizi che si riservano alle sette.

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