Cinque sfide per il bene comune
Classe dirigente da formare, innovazione da apportare, giustizia distributiva da ribadire, credibilità e laicità da costruire, legalità e coraggio su cui investire: sono «le cinque sfide della rinascita per il “bene comune” dell’Italia» lanciate da Marco Garzonio sul Corriere. Una valida sintesi dedicata ai cristiani che ritengono di poter contribuire al miglioramento della società in cui vivono attraverso i valori e i principi etici di cui sono portatori.
«”Bene comune” – spiega Garzonio – che vuole dire: politica come arte della mediazione tra ideali, interessi di parte, esigenze storiche; credibilità di chi sceglie l’impegno pubblico;moralità dei comportamenti privati intimamente legata a quella degli atti espletati nell’ esercizio del mandato (locale o nazionale); regole certe e condivise; apparati amministrativi ispirati a criteri di trasparenza, snellezza, efficienza, così da evitare le zone grigie in cui prosperano arbitrio e corruzione; sistemi di controllo che, conoscendo le debolezze umane, siano in grado di monitorare e individuare le deviazioni, magari prima che sia la magistratura a intervenire».
Un programma da adottare evitando che l’emergenza ci porti ad “attese di rinnovamento fondate solo sulla buona volontà“, e allo stesso tempo rifuggendo la “sindrome del carro attrezzi“, con “interventi riparatori ma temporanei”.
D’altronde – rileva Garzonio – «che il mondo possa essere cambiato in meglio è una dellescommesse dell’annuncio evangelico».
Certo, per i cristiani la sfida principale resta quella di cambiare le vite degli uomini: eppure, se è vero che la società è composta da uomini, la spinta a impegnarsi per migliorare la società è una chiamata che – inserita nella giusta ottica, valutata nella adeguata prospettiva, accompagnata da una opportuna preparazione – non andrebbe del tutto ignorata.
Pubblicato il 18 ottobre, 2011 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.




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