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	<title>Riflessi etici</title>
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	<description>prospettive cristiane sull&#039;attualità</description>
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		<title>Riflessi etici</title>
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		<title>Fino alla fine del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 12:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[A margine dell&#8217;elezione di papa Francesco i quotidiani non potevano non affrontarel&#8217;ascesa del movimento evangelico nell&#8217;America del Sud. E l&#8217;hanno fatto con risultati alterni. Ha adottato un approccio corretto Maurizio Molinari che sulla Stampa, nel ragionare sui numeri cattolici in Sudamerica, riferendosi agli evangelici parla di &#8220;altre chiese cristiane&#8221; e non di &#8220;sette&#8221; (anche se poi cita, testualmente, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3780&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A margine dell&#8217;elezione di papa Francesco i quotidiani non potevano non affrontare<b>l&#8217;ascesa del movimento evangelico </b>nell&#8217;America del Sud. E l&#8217;hanno fatto con risultati alterni.</p>
<p>Ha adottato un approccio corretto Maurizio Molinari che sulla Stampa, nel ragionare sui numeri cattolici in Sudamerica, riferendosi agli evangelici parla di <b>&#8220;altre chiese cristiane&#8221; e non di &#8220;sette&#8221;</b> (anche se poi cita, testualmente, &#8220;protestanti e battisti&#8221;, dimostrando una certa confusione).</p>
<p>Meno lineare, invece, l&#8217;intervento di Vittorio Messori sul Corriere: dopo aver annunciato di aver previsto l&#8217;elezione di un papa dal sud del mondo come segnale di attenzione della chiesa cattolica verso <b>un&#8217;area particolarmente sensibile sul fronte spirituale</b>, non trova di meglio che ripescare un luogo comune che speravamo superato:<span id="more-3780"></span><i>Il Sudamerica &#8211; scrive &#8211; abbandona il cattolicesimo al ritmo di migliaia di uomini e donne ogni giorno. Ci sono cifre che tormentano gli episcopati di quelle terre: dall&#8217;inizio degli anni Ottanta ad oggi, l&#8217;America Latina ha perso quasi un quarto di fedeli. Dove vanno?</i>.</p>
<p>Per Messori i transfughi <i>Entrano nelle comunità, sette, chiesuole degli evangelicals, i pentecostali che, inviati e sostenuti da grandi finanziatori nordamericani, stanno realizzando il vecchio sogno del protestantesimo degli Usa: finirla, anche in quel Continente, con la superstizione &#8220;papista&#8221;</i>.</p>
<p>Ora, che esagerazioni ed eccentricità caratterizzino una parte dell&#8217;ambiente evangelico, in Sudamerica come in Italia, non è una novità. Ma additare un movimento vasto e articolato alla stregua di <b>un manipolo di mercenari della religione</b> risulta quantomeno inelegante.</p>
<p>Non possiamo escludere naturalmente la presenza di chiese evangeliche <b>integraliste, sorprendenti o comunque poco trasparenti</b>; ma non si può guardare ai telepredicatori o ad altre amenità esotiche con l&#8217;occhio curioso dell&#8217;entomologo senza nel contempo ricordare tutti i missionari che, in Sudamerica come nel resto del mondo, interpretano con <b>serietà, onestà, coscienza, integrità, spirito di sacrificio</b> e non di rado a rischio di martirio il mandato evangelico servendo i bisognosi, i derelitti, coloro cui lo stesso Bergoglio invita da sempre ad avvicinarsi <b>senza paura e con spirito amorevole</b>.</p>
<p>Non mancano, dovrebbe saperlo Messori, missionari autoctoni e stranieri (e <b>tra loro c&#8217;è anche qualche italiano</b>) che sfida le bande di narcotrafficanti, entra nei quartieri più malfamati, si impegna nelle favelas, visita le zone più isolate del continente <b>per portare il conforto di una fede semplice, di un messaggio di speranza, della carità cristiana</b> intesa nel significato più profondo del termine. È vero, dalle sterminate lande argentine agli altipiani messicani la testimonianza evangelica si espande, ma non a suon di dollari: a portarla avanti sono la forza dello zelo missionario, <b>il peso per le anime in pena</b> e tanta, umanissima fatica.</p>
<p>I missionari evangelici di cui parliamo non sono eroi: sono semplicemente <b>cristiani che prendono sul serio la loro fede</b>. Sono umili servitori che danno molto e non chiedono nulla.</p>
<p>Noi invece, per loro, ci permettiamo di chiedere qualcosa: <b>rispetto</b>. Il rispetto dovuto a chi i fantomatici dollari americani non li ha mai visti, né porta croci dorate sopra la talare.</p>
<p>Certo, è più semplice fare di tutta l&#8217;erba un fascio: ma, francamente, non ci pare onesto. <b>Con i luoghi comuni si vive, ma non si cresce</b>.<br />
E, se abbiamo visto giusto, ci è parso che lo stesso papa Bergoglio non ami troppo le banalità. Né le superstizioni: che sono sbagliate comunque, senza &#8220;se&#8221; e senza &#8220;ma&#8221;.</p>
<p>La &#8220;fede operante&#8221; di cui parla il vangelo, invece, <b>dovrebbe essere benvenuta da qualunque parte provenga</b>. Magari, per un sano dialogo, si potrebbe ripartire proprio da qui.</p>
<p><em>media&amp;fede | evangelici.net</em></p>
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		<title>Un Paese migliore (comincia da noi)</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 16:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La lunga campagna elettorale 2012-13 si sta concludendo. E l&#8217;imminenza del voto &#8211; un voto considerato fondamentale da vari osservatori &#8211; merita una riflessione. Nella nostra newsletter settimanale dedicata al mondo dei media abbiamo dato spazio in questi mesi alle posizioni, alle prospettive, alle scelte dei candidati in tema di etica, come pure ai (pochi) contenuti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3772&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La lunga campagna elettorale 2012-13 si sta concludendo. E <strong>l&#8217;imminenza del voto</strong> &#8211; un voto considerato fondamentale da vari osservatori &#8211; merita una riflessione.</p>
<p>Nella nostra newsletter settimanale dedicata al mondo dei media abbiamo dato spazio in questi mesi alle posizioni, alle prospettive, <strong>alle scelte <strong>dei candidati </strong>in tema di etica</strong>, come pure ai (pochi) contenuti con cui ci si è confrontati sul palcoscenico della politica.<span id="more-3772"></span>L&#8217;abbiamo fatto consapevoli che <strong>capire è il primo passo per scegliere</strong>. E che scegliere bene significa essere buoni amministratori di quel bene prezioso, la democrazia, di cui possiamo godere (e non tutti, nel mondo, possono goderne: ricordiamocelo).</p>
<p>Ora siamo arrivati al termine della campagna elettorale. Forse abbiamo capito, ma non abbiamo ancora scelto. D&#8217;altronde le contraddizioni interne agli stessi schieramenti sono notevoli. Il <strong>desiderio, almeno a parole, di un &#8220;Paese migliore&#8221;</strong> è sulla bocca di tutti.</p>
<p>E non solo dei politici. Probabilmente tutti vogliamo un paese diverso. <strong>Più giusto, sereno, onesto</strong>. Dove emerge il merito e l&#8217;ingiustizia non ha campo, dove chi produce viene incoraggiato e chi ruba viene punito. Dove la libertà di culto è garantita, la solidarietà è una priorità, la famiglia viene valorizzata sapendo che è il nucleo base della società.</p>
<p>Il fatto è che, per avere un Paese così, <strong>non basta un voto</strong> una volta ogni cinque anni. Aiuta, sicuramente, specie se viene espresso a chi quei valori ha dimostrato di sostenerli.</p>
<p>Però non basta. Avere un Paese diverso, in una condizione diversa da quella in cui ci siamo ridotti, dipende da noi in prima persona, prima ancora che dal nostro voto. <strong>Dal nostro approccio quotidiano</strong>. Dal nostro senso morale. Dalla nostra onestà, dalla nostra etica.</p>
<p>Nelle grandi, ma <strong>soprattutto nelle piccole cose</strong>: perché, come insegna la Bibbia, chi è fedele nelle piccole cose lo sarà anche nelle grandi, e Dio solo sa su quante &#8220;piccole cose&#8221; abbiamo sorvolato &#8211; perché &#8220;tanto cosa cambia&#8221;, perché &#8220;così fan tutti&#8221;, perché &#8220;ben altri sono i problemi -, senza renderci conto che <strong>eravamo parte di quel declino</strong> di cui oggi ci lamentiamo.</p>
<p><strong>Un&#8217;Italia migliore comincia da noi</strong>. Anche da noi cristiani, se davvero riteniamo che credere non sia solo un fatto privato, ma offra alla società quegli elementi di crescita di cui c&#8217;è bisogno, contribuendo fattivamente a cambiarla in meglio.</p>
<p>Domenica e lunedì si vota. Il nostro voto è importante, ma non essenziale. <strong>Importante ed essenziale è invece che viviamo ciò in cui crediamo</strong>. Concretamente. Ogni giorno. Come elemento di testimonianza e contributo alla trasformazione della società.</p>
<p>Gesù Cristo offre una speranza all&#8217;essere umano. Una speranza che cambia la vita. <strong>Una speranza personale</strong>, certo: ma la società, non dimentichiamolo, <strong>è composta di persone</strong>. E cambia insieme alle persone.</p>
<p>Con questa convinzione dovremmo affrontare ogni cosa: il voto (o il non voto) dei prossimi giorni, l&#8217;approccio con il prossimo, il nostro contributo al bene comune. L&#8217;Italia non cambia con il nostro voto: <strong>cambia se cambiamo noi</strong>.</p>
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		<title>Preghiere oscurate</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 16:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;So help me God&#8221;: si è chiuso ancora una volta così, con l&#8217;invocazione a Dio, il giuramento di Barack Obama, che dalla terrazza di Capitol Hill a Washington ha inaugurato il suo secondo mandato presidenziale nel corso di una cerimonia solenne, tutto sommato breve e decisamente intensa tra discorsi, brani, poesie, preghiere. D&#8217;altronde gli americani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3769&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;So help me God&#8221;</b>: si è chiuso ancora una volta così, con l&#8217;invocazione a Dio, il giuramento di Barack Obama, che dalla terrazza di Capitol Hill a Washington ha inaugurato il suo secondo mandato presidenziale nel corso di una cerimonia <b>solenne, tutto sommato breve e decisamente intensa</b> tra discorsi, brani, poesie, preghiere.</p>
<p>D&#8217;altronde gli americani le cerimonie le sanno organizzare. basterebbe questa considerazione, scontata finché si vuole, per concludere che l&#8217;Inauguration Day per il secondo mandato di Obama si vendeva da sé. <b>Sarebbe bastato un accompagnamento discreto</b>, come sapeva fare il compianto Frajese, e la traduzione simultanea per rendere lo spettacolo degno di venire seguito anche dal pubblico italiano.<span id="more-3769"></span>E invece, chissà perché, a noi italiani non basta mai. <b>Dobbiamo aggiungere, commentare, chiosare</b>: parlare, parlare, parlare.</p>
<p>Stavolta chi voleva seguire la cerimonia di insediamento che inaugurava ufficialmente il secondo mandato di Barack Obama aveva la possibilità di farlo in diretta attraverso Rainews24, che schierava il neodirettore Monica Maggioni, e TgCom24, dove a condurre le danze in studio era Luca Rigoni.</p>
<p>Chi si è collegato verso le 17.30 ha potuto seguire, punteggiati da commenti e <b>precisazioni spesso superflue</b>, i discorsi introduttivi, il giuramento del vicepresidente Biden e poi di Obama (con la mano sinistra appoggiata non su una, ma <b>su ben due Bibbie</b>), la poesia di Richard Blanco (presentato ampiamente come &#8220;latinoamericano e gay&#8221;: interessante che, in un clima ostentatamente egualitario come quello attuale, si ritenga ancora di dover <b>rimarcare a ogni occasione le differenze</b> etniche o affettive), le voci di Kelly Clarkson (stella di &#8220;American Idol&#8221;) e Beyoncé.</p>
<p>La cerimonia di insediamento prevede, per consuetudine, anche <b>una preghiera di benedizione</b> impartita di norma da un pastore evangelico: dopo le numerose invocazioni affidate a Billy Graham, nel 2009 era stata la volta di Rick Warren, e stavolta, con un cambio in corsa, è stato <b>il reverendo Luis Leon</b> a elevare l&#8217;intercessione per Obama. <b>Peccato che il pubblico italiano non abbia potuto ascoltarlo</b>, perché Monica Maggioni ha preso la parola («mentre la preghiera si conclude»: sarebbe durata ancora un paio di minuti) per divagare su Blanco, mentre Luca Rigoni, congedando il suo ospite Carlo Rossella, ha addirittura lanciato la pubblicità.</p>
<p>Peccato. Le ultime edizioni dell&#8217;Inauguration Day <b>avevano testimoniato una maggiore sensibilità</b> da parte dei giornalisti italiani nei confronti di un momento così significativo, e sembravano ormai relegati a un passato remoto i tempi in cui, in Rai, una nota giornalista copriva con ostinazione l&#8217;intera preghiera, senza curarsi di chi avrebbe voluto seguire anche quella fase della cerimonia.</p>
<p><b>Immaginiamo le polemiche</b> &#8211; e le pronte scuse &#8211; se la stessa sorte fosse toccata, per qualche motivo, al poeta &#8220;latino e gay&#8221;; di fronte a <b>un pastore silenziato</b>, invece, solo silenzio.</p>
<p>Sarà che certe minoranze fanno più tendenza, e che i loro sostenitori sono <b>più rumorosi, insistenti, invadenti</b>. Sarà che i valori di altre minoranze sono invece mal sopportati perché considerati <b>scomodi, retrò, o addirittura deteriori</b> (quante volte i cristiani si sono sentiti zittire citando il luogo comune che <b>«la fede è una cosa privata»</b>?), e che i loro sostenitori provano quasi imbarazzo a far valere le loro convinzioni anche nell&#8217;ambito di un dialogo improntato alla civile convivenza.</p>
<p>Sia come sia, viene da concludere che certe minoranze, per i media, <b>meritano meno attenzione rispetto ad altre</b>. E che, da parte dei diretti interessati, non si sta facendo un granché per cambiare le cose.</p>
<p>&#8220;So help me God&#8221;, invocava ieri Obama. <b>Sì, che Dio ci aiuti</b>.</p>
<p><em>media&amp;fede | evangelici.net</em></p>
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		<title>Cambia il mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2012 11:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[No, il mondo non è finito il 21 dicembre. E nemmeno il 22. Non avrebbe senso ribadirlo, se non fosse per il sorprendente spazio che l&#8217;onda informativa e l&#8217;umore popolare hanno accreditato, forse per consolarsi della fine di un&#8217;epoca, a una bufala che aveva ben pochi motivi per venir presa in considerazione. Naturalmente molti cristiani hanno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3764&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>No, il mondo non è finito il 21 dicembre. E nemmeno il 22. Non avrebbe senso ribadirlo, se non fosse per il sorprendente spazio che l&#8217;onda informativa e l&#8217;umore popolare hanno accreditato, <b>forse per consolarsi della fine di un&#8217;epoca</b>, a una bufala che aveva ben pochi motivi per venir presa in considerazione. Naturalmente molti cristiani hanno colto l&#8217;occasione per far riflettere sulla fine del mondo, quella vera, prossima ventura (di cui, è utile ricordarlo, nessuno sa la data: si rassegnino i profeti di sventura e gli archeologi della domenica); molto meno si è ragionato su quanto davvero i cristiani, oggi, attendano con interesse, con ansia, con trepidazione quella seconda venuta di Cristo che dovremmo invocare e che invece, avvolti nel <b>comfort di una crisi che non basta a farci dire &#8220;basta&#8221;</b>, continuiamo a chiedere solo a mezza bocca.<span id="more-3764"></span></p>
<p>E dunque, salvo imprevisti, prima della fine del mondo arriverà ancora una volta la fine dell&#8217;anno. E, sempre salvo imprevisti, <b>prima di vedere un nuovo mondo vedremo sorgere un nuovo anno</b>.</p>
<p>Ai bilanci ci eserciteremo tutti, <b>sperabilmente con serietà e una sana dose di autocritica</b>, nei prossimi giorni, salvo poi dimenticare tutto entro l&#8217;Epifania e continuare nella speranza che cambi qualcosa attorno a noi mentre noi rimaniamo inchiavardati alle nostre abitudini. <b>Non è un discorso politico: non solo, quantomeno</b>. Perché possiamo considerare la politica come un elemento lontano da noi, ma non potrà mai esserci del tutto estranea: viviamo in una società che, volenti o nolenti, va governata, ed è nostro interesse che questo avvenga <b>in maniera meno ostile possibile alla libertà di espressione e di culto, alla tutela dei valori della vita</b> e, perché no, con una linearità etica degna di questo nome.</p>
<p>Ma un cambiamento politico, appunto, dipende da noi solo in parte; risulta invece molto più immediata e urgente, per il nostro futuro, una seria riflessione, abbinata a una sana autocritica, capace di portarci a <b>una radicale valorizzazione di quella &#8220;testimonianza cristiana&#8221;</b> che ogni credente dovrebbe sentire il peso di sostenere, nel suo privato e nello spazio pubblico. Su questo versante dovremmo impegnarci sempre di più, mettendoci &#8211; come si usa dire oggi &#8211; la faccia e studiando le formule più efficaci per dire, <b>attraverso la nostra stessa vita oltre che con le parole</b>, che c&#8217;è una speranza, che un cambiamento è possibile, che la vita può trovare un senso. E che tutto questo non passa attraverso le urne, ma per un cambiamento interiore, profondo, sincero: <b>la società cambia se, prima, cambia chi la anima</b>.</p>
<p>E allora, per essere efficaci nel comunicare questa Buona Notizia, <b>nel 2013 potremmo provare a concentrarci su due versanti</b>.</p>
<p>Dovremmo provare a essere <b>più cristiani e meno evangelici</b>. Qualcuno potrebbe sentirsi offeso, eppure non dobbiamo dimenticare che siamo chiamati in primo luogo a essere cristiani, seguaci di Cristo, imitatori di quel Gesù di cui, come evangelici ci pregiamo di diffondere il messaggio. Sì, dovremmo provare a essere più cristiani: ritrovando l&#8217;umiltà di riconoscere che Dio opera in modi che non sempre a noi risultano lineari, e che non si muove solo attraverso di noi; che la promessa «chi invocherà il nome del Signore sarà salvato» non riguarda solo una determinata denominazione, ma è estesa a tutti coloro &#8211; dal ladrone in croce ai nostri fratelli nordcoreani, a prescindere dai distinguo dottrinali &#8211; che sono stati <b>toccati, compunti nel cuore da quel messaggio travolgente che è la Promessa contenuta nel vangelo</b>.</p>
<p>Lo predichiamo, lo cantiamo, ma talvolta tendiamo a dimenticarlo. Essere cristiani, oggi, significa <b>aprirsi a un mondo in crisi con l&#8217;amore del Samaritano</b> che raccoglie e cura colui che trova in fin di vita sulla sua strada. Significa dire la verità con quell&#8217;amore che Gesù ha riservato a tutti coloro che Dio attirava a lui. Significa riconoscere con cuore grato di essere stati amati e perdonati da Dio come i debitori della nota parabola, e sapere che Dio si aspetta da noi lo stesso atteggiamento verso chi oggi si trova nella stessa situazione in cui versavamo noi.</p>
<p>Allo stesso tempo, però, nel 2013 dovremmo essere <b>più evangelici e meno cristiani</b>, se per cristiano intendiamo un modo furbo, opaco, opportunista di vivere la nostra vita cristiana cui una malintesa separazione tra pubblico e privato, spirituale e materiale, trascendente e quotidiano ci ha man mano condotto.<br />
Non sono lontanissimi <b>i tempi in cui si faceva riferimento all&#8217;etica calvinista</b> per definire in maniera proverbiale un comportamento ben riconoscibile, fatto di rigore, serietà, coerenza, specchiata onestà. Dovremmo tornare &#8211; tutti, non solo noi evangelici &#8211; a quell&#8217;etica forse un po&#8217; noiosa, a volte scomoda, spesso poco conveniente sul piano personale, dove la linearità faceva premio sull&#8217;utilità.<br />
Dove <b>la regola non era necessariamente rigida, ma valeva per tutti</b>, e non esistevano quelle interpretazioni bibliche <i>ad personam</i> (o <i>ad ecclesiam</i>) che talvolta ci rendono così simili alle realtà &#8211; religiose e non &#8211; che ci permettiamo di disprezzare.</p>
<p>Dovremmo tornare a essere più evangelici anche nell&#8217;approccio: evangelici senza troppe etichette, eccessivi distinguo, imbarazzanti settarismi che portano a dividersi rallentando la Missione e a moltiplicare le dispute perdendo di vista lo Scopo. <b>Le anime hanno bisogno di Cristo, e noi siamo chiamati a presentarlo. Punto. La cosa più semplice del mondo</b>, se esercitiamo questa chiamata attraverso lo Spirito, i talenti, l&#8217;esperienza, l&#8217;ascolto, l&#8217;umanità che ci sono stati concessi. E sarà tanto più semplice se ci decideremo a mettere da parte un passato di ragioni, torti, ripicche &#8211; e talvolta un presente di personalismo, orgoglio e diffidenza &#8211; per <b>accostare le nostre singole, limitate capacità come tessere di un unico mosaico</b>, guardando poi con stupore, giorno dopo giorno, il capolavoro di colori e opportunità che si verrà formando davanti ai nostri occhi.</p>
<p><b>Di questi cristiani ha bisogno la chiesa. Di questi evangelici ha bisogno il mondo</b>.<br />
Un mondo che non è finito l&#8217;altroieri, ma che - ci dice la Bibbia &#8211; non durerà per sempre. Se fino a quel Giorno &#8211; o, più modestamente, almeno per il 2013 &#8211; sarà un mondo migliore di come è stato fino a oggi, <b>dipenderà solo da noi</b>.</p>
<br />  <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3764&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Complimenti imprevisti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2012 13:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Benedetto XVI mette in guardia i vescovi della Colombia: «Il crescente pluralismo religioso è un fatto che esige una seria considerazione. La presenza sempre più attiva di comunità pentecostali ed evangeliche, non solo in Colombia, ma anche in molte altre regioni dell’America Latina, non può essere ignorata o sottovalutata». Si tratta di un boom che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3723&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2012/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20120622_vescovi-colombia_it.html" target="_blank">mette in guardia i vescovi</a> della Colombia: «Il crescente pluralismo religioso è un fatto che esige una seria considerazione. La presenza <strong>sempre più attiva di comunità pentecostali</strong> ed evangeliche, non solo in Colombia, ma anche in molte altre regioni dell’America Latina, <strong>non può essere ignorata o sottovalutata</strong>». Si tratta di un boom che riguarda tutto il Sudamerica, e che probabilmente ha raggiunto le cifre di oggi proprio per l&#8217;approccio che le parrocchie esistenti hanno avuto nei confronti delle nuove comunità: un approccio <strong>basato su un malcelato disprezzo</strong>, un costante fastidio, talvolta perfino un rabbioso ostruzionismo.<span id="more-3723"></span></p>
<p>Tanto astio e<strong> nessuna intenzione di capire i perché</strong> dei loro risultati, che invece Ratzinger ha colto ed esposto con una efficace sintesi: «molte volte la gente sincera che esce dalla nostra Chiesa non lo fa per quello in cui i gruppi “non cattolici” credono, ma fondamentalmente <strong>per quello che essi vivono</strong>; non per ragioni di dottrina bensì di vita; non per motivi strettamente dogmatici, ma pastorali; non per problemi teologici ma metodologici della nostra Chiesa»; Benedetto XVI ha suggerito nel contempo una interessante cura: «si tratta quindi di <strong>essere cristiani migliori, più pii, accoglienti</strong> nelle parrocchie e nelle comunità».</p>
<p>Una chiesa <strong>vicina ai bisogni spirituali più profondi</strong>, plasmata sulla Bibbia più che sui riti, capace di comunicare l&#8217;amore di Cristo e la speranza del vangelo: questo, in Colombia come in Corea, in Nigeria come in Italia, vanno cercando schiere di <strong>esseri umani disperati, depressi, delusi</strong>. Persone che, quando dicono &#8220;chiesa&#8221;, pensano a qualcosa di freddo, lontano, chiuso e non a <strong>una famiglia dove si vive, si condivide, si soffre</strong> e si superano le difficoltà insieme. Provando stupore quando scoprono che, nella Bibbia, la chiesa <strong>non è un edificio, ma un progetto</strong> di cui chiunque può essere parte attiva.</p>
<p>Naturalmente &#8211; ed è opportuno precisarlo, <strong>per evitare cocenti delusioni</strong> a chi pensa che sia solo una questione di etichette, e che basti quindi cambiare indirizzo per trovare la felicità &#8211; non esistono famiglie perfette: <strong>esistono famiglie che accolgono</strong>, che sanno dosare disciplina (indispensabile) e affetto (fondamentale), che conoscono e praticano la grammatica dell&#8217;amore.</p>
<p>Se l&#8217;esempio di chi, negli ultimi anni, ha messo in pratica queste dinamiche bibliche servirà a <strong>ispirare altre famiglie</strong>, aiutandole a uscire da circoli viziosi e rigori superflui, vuoti formalismi e tare dogmatiche, ben venga. <strong>Il tempo non è scaduto</strong>: la messe è grande, la pazienza di Dio anche di più.</p>
<br />  <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3723&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le ossa del mistero</title>
		<link>http://riflessietici.wordpress.com/2012/06/20/le-ossa-del-mistero/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 14:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[«Le ossa trovate nel sottosuolo di una chiesa bulgara nel 2010 potrebbero essere quelle di San Giovanni Battista», annunciava in questi giorni un sito italiano rilanciando una scoperta dell&#8217;Università di Oxford, seguita a una serie di lunghe e (si presume) costose ricerche sui resti &#8211; «una falange di mano, un dente e la parte anteriore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3718&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Le ossa trovate nel sottosuolo di una chiesa bulgara nel 2010 potrebbero essere <strong>quelle di San Giovanni Battista</strong>», annunciava in questi giorni <a href="http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/giovanni-battista-ossa-archeologia-bulgaria-1274437/" target="_blank">un sito italiano</a> rilanciando una scoperta dell&#8217;Università di Oxford, seguita a una serie di <strong>lunghe e (si presume) costose ricerche</strong> sui resti &#8211; «una falange di mano, un dente e la parte anteriore di un cranio» - ritrovati in «un piccolo sarcofago di marmo sotterrato vicino all&#8217;altare» nella chiesa costruita sull&#8217;isoletta di Sveti Ivan.<span id="more-3718"></span></p>
<p>A supporto della tesi si certifica che «La falange esaminata dagli studiosi risale ai I secolo, l’epoca in cui, secondo la Bibbia e altri testi religiosi, sarebbe vissuto il predicatore»: non quindi il III secolo, come si credeva inizialmente, ma <strong>il primo secolo dopo Cristo</strong>, il periodo in cui hanno vissuto Giovanni il Battista e tutti i personaggi citati nel Nuovo Testamento. Insieme a <strong>centinaia di migliaia di altre persone</strong>: precisazione forse non troppo superflua, considerato che gli unici elemementi per attribuire i resti al profeta parente di Gesù sono la datazione, l&#8217;etnia (o meglio, l&#8217;area di provenienza: il Medio Oriente) un&#8217;iscrizione sul sarcofago e, naturalmente, il nome della chiesa. Il resto è <strong>un cumulo di condizionali</strong>: sarebbe, potrebbe, dovrebbe.</p>
<p>Tutti <strong>indizi, più che prove</strong>: elementi che in un processo probabilmente non supererebbero nemmeno le udienze preliminari. Eppure i toni sensazionalistici usati dai media farebbero credere a una scoperta clamorosa, che gli studiosi non confermano, <a href="http://notizie.virgilio.it/esteri/ossa-trovate-sotto-chiesa-bulgara-forse-di-san-giovanni-battista_168684.html" target="_blank">ma nemmeno smentiscono</a>: «Non possiamo e probabilmente non potremo mai rispondere alla domanda se si tratti o meno di San Giovanni Battista». Una risposta che para eventuali obiezioni, ma che suona come un di più, una excusatio non petita, <strong>una conclusione da divulgatori disinvolti</strong>, più che da scienziati diligenti.</p>
<p>D&#8217;accordo: viviamo nell&#8217;epoca di Voyager, va di moda la caccia alle <strong>presunte verità ammantate di mistero</strong>, e pare che di fronte a una ricerca improbabile ma spettacolare poco importi <strong>la sistematica assenza di risposte.</strong> Ma ad accontentarsi di Giacobbo e delle sue ipotesi dovrebbe essere solo lo spettatore in cerca di distrazione.</p>
<p>Credevamo che lo scienziato, per dare e darsi risposte, avesse bisogno di <strong>dati sicuri e certezze verificate</strong>, ma forse ci sbagliavamo: evidentemente reclamare test da laboratorio incontrovertibili per misurare il visibile e vidimare l&#8217;invisibile conta di più quando si tratta di contestare, e possibilmente ridicolizzare, la fede di chi non crede che tutto sia frutto del caso.</p>
<p>Di fronte a delle ossa senza nome, invece, la deontologia può <strong>lasciare spazio alla suggestione</strong>.</p>
<p>A quanto pare certi ricercatori, per quanto atei, <strong>subiscono il fascino dell&#8217;inspiegabile</strong>. Forse più di quanto capiti agli uomini di fede.</p>
<p><em>media&amp;fede | evangelici.net</em></p>
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		<title>Il Corriere e gli &#8220;altri&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 09:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[In Nigeria i cristiani continuano a morire, &#8220;ma non è guerra di religione&#8221;: questa, in estrema sintesi, la posizione espressa in questi mesi, e ribadita nei giorni scorsi, dal Corriere della Sera. Certo, bande di estremisti islamici trucidano i cristiani in maniera a volte perfino plateale, arrivando a sparare davanti alle chiese al termine delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3713&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Nigeria i cristiani continuano a morire, <strong>&#8220;ma non è guerra di religione&#8221;</strong>: questa, in estrema sintesi, la posizione espressa in questi mesi, e ribadita nei giorni scorsi, dal Corriere della Sera. Certo, bande di estremisti islamici trucidano i cristiani in maniera <strong>a volte perfino plateale</strong>, arrivando a sparare davanti alle chiese al termine delle funzioni domenicali, eppure per il principale quotidiano del nostro Paese si tratta <strong>&#8220;solo&#8221; di scontri tribali</strong>: tra pastori e agricoltori, tra nord e sud &#8211; evidentemente una banale, ancorché cruenta, riedizione di un confronto che si vive anche in alcuni paesi della civilissima Europa -, tra modernità e tradizione, e forse tra campagna e città; niente sembrerebbe, in via Solferino, in grado di accreditare la tesi di una persecuzione religiosa, perpetrata per <strong>spaventare o eliminare fisicamente</strong> chi non pensa che &#8220;l&#8217;educazione occidentale è peccato&#8221;: <strong>in due parole, Boko Haram</strong>. Che i fanatici siano tutti islamici sembra non importare a nessuno: si preferisce derubricare l&#8217;islam a un semplice pretesto per menare le mani, alla pari di un&#8217;ideologia politica o di una fede calcistica.<span id="more-3713"></span></p>
<p>Chi obietta che questa posizione è sostenuta anche da leader religiosi nigeriani, dimentica un dettaglio.<br />
È naturale che i pastori d&#8217;anime impegnati sul campo tentino di <strong>circoscrivere il dramma per calmare le acque</strong>, e senz&#8217;altro fanno bene a esprimersi in termini concilianti, per evitare che la reazione dei cristiani superi la legittima difesa, dando vita a una escalation di violenza difficile da estinguere.</p>
<p>Quelle parole di responsabilità, però, non dovrebbero venir prese come <strong>alibi da parte di un Occidente troppo occupato</strong> dai propri problemi per aver tempo, o voglia, di comprendere i drammi altrui.</p>
<p>Basterebbe un po&#8217; di buonsenso. L&#8217;esperienza ci insegna che <strong>non tutte le violenze sono uguali</strong>. Non è onesto mettere sullo stesso piano la violenza di chi punta a sterminare il vicino di casa considerandolo un eretico indegno di vivere, e la reazione di chi tenta solo di difendere la propria famiglia dai soprusi.<br />
Basterebbe partire da questa considerazione, e magari da<strong> una preparazione meno approssimativa</strong>: parlare di una «nuova domenica di sangue in una Nigeria segnata dalla violenza» dove sono state «prese di mira due chiese di altrettante confessioni non cattoliche» suona troppo simile alle generalizzazioni scolastiche che credevamo ormai superate, quando i cristiani o <strong>erano &#8220;cattolici&#8221; o erano, semplicemente, &#8220;altri&#8221;</strong>; aggiungere poi che «a Jos una esplosione ha distrutto la chiesa di una delle sette cristiane dell&#8217;Africa occidentale» dipinge arbitrariamente le &#8220;altre&#8221; realtà aggiungendo al quadro un tratto deteriore, e in qualche modo devitalizza la notizia dell&#8217;ordigno che «ha ucciso quattro persone».</p>
<p>Parlare infine di «chiesa di Brethen» conferma <strong>lo scarso interesse per gli &#8220;altri&#8221;</strong>, in questo caso due cristiani uccisi a colpi di mitra: bastava poco per non sbagliare il nome (&#8220;Church of brethren&#8221;), e poco di più per scoprire che la &#8220;chiesa dei fratelli&#8221; non è una strana setta nigeriana ma esiste in tutto il mondo, ed è <strong>una realtà evangelica attiva</strong> &#8211; rispettata – anche nel nostro Paese.</p>
<p>In rete abbondano notizie e analisi strampalate sul mondo evangelico, tanto da rendere ormai una fatica di Sisifo rettificare caso per caso. Non può lasciarci indifferenti, però, trovare tali e tante imprecisioni <strong>in appena tre frasi, in prima pagina, sul Corriere della Sera</strong>.</p>
<p>Per questo è lecito, e forse doveroso, sperare in una presa di coscienza. Ci auguriamo che il Corriere voglia mantenere un&#8217;adeguata, diversa autorevolezza rispetto a un blog &#8211; o a un quotidiano &#8211; qualsiasi. Lo chiediamo da lettori. <strong>Lo chiediamo da cristiani</strong>.</p>
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		<title>Citazioni improprie</title>
		<link>http://riflessietici.wordpress.com/2012/06/09/citazioni-improprie/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jun 2012 11:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[A Catania qualche balordo ha tentato di dar fuoco a un tendone montato da una chiesa evangelica locale per una serie di incontri all&#8217;aperto. Un fatto increscioso, che anche i media locali hanno riportato. Peccato che, ancora una volta, chi di competenza abbia trasformato i cristiani evangelici in &#8220;cristiani evangelisti&#8221;. Tecnicamente la definizione non sarebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3710&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/13:19/4177172" target="_blank">A Catania</a> qualche balordo ha tentato di <strong>dar fuoco a un tendone</strong> montato da una chiesa evangelica locale per una serie di incontri all&#8217;aperto.</p>
<p>Un fatto increscioso, che <strong>anche i media locali</strong> hanno riportato. Peccato che, ancora una volta, chi di competenza abbia trasformato i cristiani evangelici in &#8220;cristiani evangelisti&#8221;. Tecnicamente la definizione non sarebbe <strong>nemmeno del tutto scorretta</strong>: i credenti che organizzano questa campagna per la diffusione del messaggio evangelico sono di fatto, e <strong>con una buona dose di retorica</strong>, evangelisti.<span id="more-3710"></span></p>
<p>Temiamo però che il gusto della citazione non abbia sfiorato il redattore di turno, che &#8211; come troppi in passato, e chissà quanti altri in futuro &#8211; <strong>ha travisato il nome</strong> della confessione evangelica.</p>
<p>Non è grave, naturalmente: <strong>ci sono cose ben peggiori</strong>, compreso l&#8217;incendio di cui si parla. È un dettaglio, ma dai dettagli spesso si riconosce la qualità. <strong>E, talvolta, il rispetto</strong>.</p>
<br />  <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3710&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Una marcia per dire a Milano &#8220;Io ti amo&#8221;</title>
		<link>http://riflessietici.wordpress.com/2012/05/13/una-marcia-per-dire-a-milano-io-ti-amo/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 21:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 12 maggio si è svolta a Milano la seconda Marcia per Gesù: da San Babila all&#8217;Arco della Pace il corteo di credenti evangelici ha attraversato la città per ricordare ai milanesi l&#8217;amore di Dio. Duemilaseicento metri dividono piazza San Babila dall&#8217;Arco della Pace. Un itinerario ideale, attraverso il centro di Milano, che riassume in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3693&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong></strong>Sabato 12 maggio si è svolta a Milano la seconda<strong> Marcia per Gesù</strong>: da San Babila all&#8217;Arco della Pace il corteo di credenti evangelici ha attraversato la città per ricordare ai milanesi l&#8217;amore di Dio.</em></p>
<p><strong></strong><strong>Duemilaseicento metri</strong> dividono piazza San Babila dall&#8217;Arco della Pace. Un itinerario ideale, attraverso il centro di Milano, che riassume in pochi tratti <strong>la stessa essenza della metropoli lombarda</strong>: dal salotto buono di San Babila alla dimensione religiosa del Duomo, dal distretto bancario di piazza Cordusio alla simbologia storica del Castello Sforzesco, fino al relax del Parco Sempione e all&#8217;Arco della Pace, imponente davanti alla sua piccola arena, che scruta beneaugurante i milanesi e il loro tempo libero.<span id="more-3693"></span>Duemilaseicento metri di <strong>storia, fede, arte, business, benessere</strong>, ingredienti di un impasto che rappresenta la quintessenza della <em>milanesità</em>. Quella milanesità che <strong>ha accolto con curiosità, interesse e qualche inevitabile mugugno</strong> la seconda Marcia per Gesù, organizzata sabato 12 maggio da REM-Rete evangelistica in missione insieme a decine di chiese e gruppi cristiani della città e della provincia, con lo scopo di annunciare alla città l&#8217;amore di Dio. <strong>&#8220;Io ti amo&#8221; è stato il tema scelto per questa edizione</strong>, tema riportato sull&#8217;ampio striscione che apriva il corteo e che rimbalzava sulle bandiere, negli slogan e naturalmente sulle magliette, quest&#8217;anno opportunamente candide, indossate dai partecipanti che si sono raccolti sabato, <strong>nella prima giornata veramente estiva</strong> di quest&#8217;anno, in un clima che ha toccato &#8211; e, sospettiamo, superato &#8211; punte di 35 gradi.<br />
San Babila, alle tre del pomeriggio, era un brulicare di stili che ben rappresentavano <strong>il concetto di unità nella diversità</strong>: un incontro di etnie, costumi, idee, ritmi e modi di comunicare che ha reso il corteo in partenza una sintesi di quanto sia vario, e ben poco monotono, il modo di esprimersi delle chiese evangeliche italiane: perfino nell&#8217;unità cromatica del tema principale, <strong>sono spuntati mille colori</strong> tra cartelloni in italiano, spagnolo, arabo (ma anche in indecifrabili alfabeti orientali), messaggi tradizionali e slogan innovativi, volantini e depliant, ritmi tribali e artisti di strada. Partenza puntuale alle 15.30 tra due ali di curiosi, pronti a scattare foto e riprendere <strong>un corteo decisamente originale</strong> per la sua varietà e la sua impronta; poco dopo, una prima sosta in piazza Duomo, all&#8217;altezza di galleria Vittorio Emanuele &#8211; ne seguiranno altre nei punti nevralgici del percorso -, per spiegare ai milanesi e ai numerosi turisti il senso della manifestazione, sottolineando l&#8217;importanza di quell&#8217;amore che, specie in tempi di crisi, rappresenta oggi più che mai <strong>un elemento di speranza</strong>.</p>
<p>Dopo un&#8217;ora, tra canti e messaggi, il corteo è sfociato in piazza Cordusio e, percorrendo via Dante, è arrivato di fronte al Castello; da lì, con qualche disagio per la viabilità, ha costeggiato a sinistra la piazza, per poi entrare nel parco e attraversarlo fino all&#8217;Arco della Pace. Ad attendere i partecipanti c&#8217;era il palco da cui Giuseppe De Chirico, insieme a Luca Durante (chitarra), Daniela Benevelli (cori), Emmanuele Dicembrino (pianoforte), Elena Puscasu (viola) ha aperto la seconda parte della manifestazione, tesa prevalentemente a <strong>celebrare un (raro) pomeriggio di unità</strong> tra le chiese del milanese, con una sorta di riunione open air vissuta tra momenti di canto comune, preghiera e il messaggio evangelistico del missionario italo-sudafricano Mario Marchiò.</p>
<p>Al termine del pomeriggio, mentre l&#8217;entusiasmo dei presenti continuava l&#8217;opera con iniziative estemporanee, nei vialetti del parco non si notavano molti volantini lasciati cadere a terra dai passanti distratti: segno che, forse, quel curioso corteo dal messaggio così particolare e impegnativo <strong>potrebbe aver fatto breccia nel cuore</strong> di una Milano sempre proverbialmente indaffarata ma che, in tempi di crisi, ha riscoperto una sensibilità interiore a lungo trascurata.</p>
<br />  <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=riflessietici.wordpress.com&#038;blog=10186053&#038;post=3693&#038;subd=riflessietici&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La speranza in un libro</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 21:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 10 al 14 maggio si svolge presso il Lingotto di Torino il 25.mo Salone del libro, dedicato quest&#8217;anno alla &#8220;Primavera digitale&#8221;.</em></p>
<p>Sarà il tablet a rianimare il libro? E&#8217; l&#8217;interrogativo che ci si poteva legittimamente porre, nel giorno dell&#8217;inaugurazione, passeggiando nei padiglioni del nuovo Salone del libro al Lingotto di Torino (10-14/5/2012). Alla manifestazione, che quest&#8217;anno festeggia la sua 25.ma edizione, la presenza dell&#8217;ultimo gadget elettronico era più pervasiva di quanto sia stato, in passato, qualunque altro dispositivo portatile: giovani e meno giovani, seduti o in piedi, tutti assorti a cercare informazioni, dialogare a distanza, raccontare in tempo reale il Salone attraverso i social network. Tutta acqua al mulino della manifestazione, che ha sempre puntato molto sui giovani e sull&#8217;importanza della condivisione della conoscenza in tutte le sue forme e alla lettura in ogni sua modalità, senza preclusioni verso la modernità: ne sono prova evidente lo stesso tema del Salone 2012, &#8220;Primavera digitale&#8221;, e gli ampi stand dedicati proprio agli strumenti e ai servizi elettronici &#8211; dai lettori portatili ai tablet, dai portali di acquisto online all&#8217;interazione creativa &#8211; che quest&#8217;anno campeggiano in mezzo ai padiglioni e costringono a chiedersi se sarà davvero un futuro di schermi e bit quello che attende i libri, di qui a qualche anno o, al più, alla prossima generazione.<span id="more-3691"></span></p>
<p>Mentre i tablet prosperano, i libri tengono. Non tanto il mercato in sé, che negli ultimi anni registra una flessione a due cifre, con qualche felice eccezione che vedremo più avanti. Tengono i libri come strumento di comunicazione della conoscenza: tengono per varietà e anche, in molti casi, per qualità. Specie in certi settori.</p>
<p>Il tema della spiritualità, per esempio. La fede e gli argomenti correlati, come l&#8217;etica e la moralità, nel corso dell&#8217;ultimo anno hanno registrato un&#8217;impennata di titoli, testimoniata anche al Salone. Non manca qualche nota negativa: la Casa della Bibbia, noto editore di area evangelica, quest&#8217;anno non è presente al Lingotto. Una scelta sofferta ma necessaria per concentrare le risorse disponibili su progetti editoriali di breve e medio termine, e che dovrebbero portare a interessanti sorprese per i lettori.</p>
<p>Presente, anche se in una posizione defilata che ha suscitato qualche malumore, <strong>Claudiana editrice</strong> (pad. 2, stand N 17), che negli ultimi due anni, è riuscita nel sorprendente obiettivo di andare contro la tendenza chiudendo il 2011 in attivo e confermando la tenuta &#8211; che, di questi tempi, è già un risultato lusinghiero &#8211; anche nel primo trimestre 2012. Un exploit frutto di una interessante diversificazione delle scelte editoriali, che si sono allargate alla narrativa con la nuova collana Calamite e a titoli più laici, tra cui il recente volume dedicato alle &#8220;Lettere e scritti dal carcere&#8221; di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Tra le uscite più interessanti del periodo nel filone principale si segnalano in particolare &#8220;Bibbia e arte&#8221;, di Roberto Alessandrini, e il già popolare &#8220;Racconta la Bibbia ai tuoi ragazzi&#8221;, una narrazione biblica adattata per i più piccoli a cura di Maria G. Girardet e Thomas Soggin, con illustrazioni di Silvia Gastaldi e le prestigiose introduzioni di Gianfranco Ravasi e Paolo Ricca; da segnalare anche &#8220;Renata di Francia&#8221;, la biografia della nobildonna rinascimentale a cura di Alessandro Roveri, e l&#8217;agile &#8220;Karl Barth&#8221; di John R. Franke, che arricchisce la collana &#8220;&#8230; per chi non ha tempo&#8221;.</p>
<p>Interessanti titoli anche tra le case editrici di area cattolica: a partire dalle <strong>Edizioni Paoline</strong> (pad. 2, stand G105) che al Salone cavalcano il tema della famiglia con &#8220;Prima di andare via&#8221; di Giuseppa Calò, mirata alla mediazione familiare, e &#8220;La famiglia&#8221;, raccolta di testi a tema dai discorsi di Benedetto XVI; in vetrina anche due biografie, &#8220;Shabaz Bhatti&#8221; di Roberto Pietrolucci e Roberto Zuccolini, dedicato al ministro indiano di fede cristiana martire della violenza religiosa, e &#8220;Giuseppe Toniolo&#8221;, a cura di Ernesto Preziosi, che ripercorre la vita e il pensiero del pensatore che, a cavallo tra Otto e Novecento, diede nuovo impulso al concetto di testimonianza di fede nella quotidianità e tracciò quelle che sarebbero diventate le linee guida dell&#8217;impegno dei cristiani in politica.</p>
<p>Meno nota ma non meno incisiva la produzione dell&#8217;editrice <strong>Vita e pensiero</strong> (pad. 2, stand L109), che con &#8220;Il libro dei libri&#8221; propone un&#8217;introduzione di George Steiner alla Bibbia ebraica e alla presenza costante delle Scritture nella cultura occidentale. Particolarmente attuale, invece, &#8220;Uscire dalla crisi&#8221;, di Giancarlo Rovati, indagine e riflessione sui valori degli italiani messi alla prova dai rovesci economici di questi anni.</p>
<p>Nuovissima l&#8217;uscita in casa <strong>Elledici</strong> (pad. 2, stand M126), che in occasione del Salone propone &#8220;Comunicare la fede ai ragazzi 2.0&#8243; di Valerio Bocci, testo di analisi e sfida per capire e raggiungere i più giovani nel contesto a loro più familiare, mentre gli studiosi si troveranno a loro agio tra le pagine del poderoso &#8220;Torah e storiografie dell&#8217;Antico Testamento&#8221;, di Gianantonio Borgonovo, un percorso biblico nell&#8217;esegesi del Pentateuco e dei libri storici.</p>
<p>Defilato ma non meno combattivo lo stand di <strong>Effatà</strong> (pad. 3, stand R84), che arriva al Salone con una serie di nuove uscite tra cui il gustoso &#8220;Il vangelo secondo&#8230; Steve Jobs&#8221;, nuovo capitolo delle riflessioni di Diego Goso tra fede e attualità che già lo avevano portato a confrontarsi con Dr. House e i Simpson; sul fronte del counseling, viene presentato al Lingotto &#8220;Comunicare è un&#8217;arte&#8221;, di Alberto D&#8217;Auria, sui meccanismi delle relazioni interpersonali e sull&#8217;influenza delle interazioni.</p>
<p>Per <strong>EDB</strong> (pad. 2, stand L110), invece, il Salone è anche l&#8217;occasione per aprire i festeggiamenti: per i cinquant&#8217;anni di attività editoriale le Dehoniane ripropongono varie produzioni in edizione celebrativa e rilanciano &#8220;Come è nata la Bibbia&#8221; di Pierre Gibert, introduzione all&#8217;Antico e al Nuovo Testamento; il giubileo apporta alla linea editoriale di EDB anche un tocco di modernità, con due audiolibri dedicati ai Vangeli e agli Atti degli Apostoli letti da Alberto Rossatti e Moro Silo.</p>
<p>L&#8217;editoria religiosa continua quindi il suo impegno di divulgazione con un ampia gamma di produzioni, e tenta anche di trovare un filo conduttore comune grazie al progetto Rebecca Libri (www.rebeccalibri.it): un portale che consente uno sguardo panoramico sull&#8217;editoria religiosa in Italia (prevalentemente cattolica, ma non solo), mettendo a disposizione dei lettori una banca dati delle produzioni oltre a notizie, presentazioni, recensioni delle nuove uscite.</p>
<p>Le tematiche spirituali al Lingotto si sviluppano però anche tra gli editori &#8220;laici&#8221;: tra i più recenti, per i tipi di <strong>Fazi</strong> (pad. 2, stand L37), il controverso &#8220;Obbedienza e libertà&#8221; del teologo cattolico Vito Mancuso, un percorso tra religione e coscienza, osservanza e dialogo. Promette di riscuotere interesse &#8220;Anche loro&#8221;, di Vito Magno, 105 interviste radiofoniche a &#8220;cercatori inquieti&#8221; raccolte in un volume coprodotto dalle edizione<strong>Messaggero</strong> (pad. 2, stand L37) ed <strong>Eri-Rai</strong>.<br />
Tra i nomi noti da segnalare anche Al Bano, con il suo &#8220;Io ci credo&#8221; edito da <strong>Piemme</strong>(pad. 2, stand K71), dove il cantante racconta il suo percorso umano e spirituale, in un iter narrativo che prende le mosse dalla dolorosa scomparsa della figlia Ylenia.</p>
<p>Novità anche in casa <strong>Rizzoli</strong> (pad. 3, stand R52) con &#8220;Perché il Vangelo può salvare l&#8217;Italia&#8221;, di Bruno Forte, arcivescovo cattolico di Chieti e Vasto, particolarmente presente nel dibattito politico di questi mesi con le sue tesi sulla necessità, per gli italiani &#8220;malati di speranza&#8221;, di un ritorno al messaggio di Cristo.</p>
<p>A chiudere l&#8217;excursus la collana Moralia, di <strong>Raffaello Cortina Editore</strong> (pad. 2 , stand K34), che si annuncia stimolante per la riflessione sulle &#8220;parole fondamentali dell&#8217;etica&#8221;: presentati al Salone i primi tre volumi, &#8220;Rispetto&#8221; di Roberto Mordacci, &#8220;Coraggio&#8221; di Diego Fusaro e &#8220;Sincerità&#8221; di Andrea Tagliapietra.</p>
<p>Fede, etica, morale: termini ricorrenti al Salone come sui giornali, parole chiave per uscire da una crisi culturale e spirituale, prima ancora che economica e finanziaria. La sensazione è che, ancora una volta, a salvarci sarà proprio il libro.</p>
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