Verso un natale laico

Puntata prenatalizia per musica&parole: abbiamo voluto approfittarne per parlare della festa che sta per arrivare, ma come sempre abbiamo tentato di farlo lontani dai soliti buonismi e dai luoghi comuni

Natale e sprechi – Il natale non fa male a nessuno? Mica vero: secondo Intesaconsumatori il 20% di quel che viene acquistato finisce nella spazzatura. Al primo posto gli antipasti, che vanno a male rapidamente, e poi il pesce, ma anche i contorni, che nelle abbuffate nessuno tocca. Non è solo una questione economica. Come cristiani dobbiamo ricordare che stiamo amministrando un dono di Dio (i nostri soldi), ma anche che c’è chi, mentre noi buttiamo, soffre la fame. Aderiamo all’invito dell’Intesaconsumatori: comprare badando alle quantità. Più di tanto non si può mangiare, nemmeno a natale.

Il regalo più richiesto – Secondo un’indagine della Camera di Commercio di Milano, i “regali di natale” più ambiti, se si se potessero chiedere, sono la salute (46%), la pace (21%), l’amore. Solo il 5% vorrebbe ricevere più soldi.
Ecco le cose che contano veramente, al di là del materialismo imperante. Credo sia meraviglioso constatare come ci si renda conto di non bastare a se stessi, e che esistono cose che non si possono comprare. Una meravigliosa dipendenza, perché se potessimo averli acquistarli, basteremmo a noi stessi, mentre riconoscere l’impossibilità di ottenere le cose più ambite ci fa dipendere da chi ci ha creato. Abbiamo la libertà di non cercare, o di cercare altrove – altro meraviglioso dono, la libertà -, ma alla fine se vogliamo trovare una risposta ci dobbiamo comunque confrontare con lui.

Una favola di natale – Una storia vera, più che una favola: è il natale 1914, siamo nelle Fiandre, sul fronte franco-tedesco. Il 25 dicembre si alzano canti natalizi dalle trincee tedesche, e contagiano anche l’altro fronte. Ne nasce una tregua che permette di seppellire i morti e di fraternizzare, nonostante la contrarietà dei superiori. Natale finisce, e la guerra riprende: durerà molto a lungo, più di quanto si sarebbe pensato. Un episodio emerso da diari, lettere e testimonianze, che ci fa pensare. La semplice gioia di una festa riesce a fermare una guerra e far sentire gli uomini fratelli. Uomini che vengono messi l’uno contro l’altro da “cause superiori”. Chissà quante guerre inutili, almeno per chi le combatte, si sarebbero potute evitare senza le “cause superiori”.

Natale laico – «È giusto, per un cristiano, fare l’albero?». Domanda lecita. Certo, quest’anno si profila un natale diverso dai precedenti. C’è infatti un nuovo natale che si fa strada, in questo inizio di millennio. Non è il natale spirituale dei Padri, dove la festività era un momento per ricordare il significato della nascita di Gesù; non è il natale religioso dei riti e miti, con molte forme e poca sostanza. Non è nemmeno il natale della famiglia, declinazione in chiave inclusiva della festa religiosa, nata per dare un momento di gioia anche a chi non si riconosceva per forza come cristiano. E non è nemmeno il natale commerciale, che dei significati originari ha fatto strame e delle forme tradizionali ha fatto business. No, niente di tutto questo: o forse meglio, è un’evoluzione di tutto questo. Un’ulteriore sviluppo della festa che da quasi due millenni continua a stupirci per la multiformità che l’ingegno umano le sa dare, tra il sacro e il profano.
Il natale laico è solo l’ultimo passaggio di una lunga serie, e non è detto che si tratti per forza di una piega del tutto negativa. In fondo, i primi cristiani non festeggiavano il natale, tanto da non aver tramandato la data. Il ricordo della natività nacque dopo, e presto divenne ostaggio di una festività civile, dazio da pagare al popolo pagano: un popolo che – proprio come i suoi bisnipoti laici e avanzatissimi del duemila – aveva poco interesse a capire se si festeggiasse il sole o Gesù, purché si facesse festa. Il natale religioso però non può essere considerato solo un modo per recuperare questa “fuga in avanti” imposta dalle autorità. Molte comunità cristiane, nei secoli, hanno saputo trovare una valenza spirituale nel festeggiare la venuta al mondo del Salvatore (che poi, non andrebbe dimenticato, al tempo era stata festeggiata anche dagli angeli e da fenomeni così rilevanti da aver portato a Betlehem astronomi da tutto il mondo conosciuto). Ma si sa, ogni evento spirituale ha vita breve, e se non si rinnova finisce per cristallizzarsi in usi, tradizioni, abitudini, regole: in una parola, in religione. Riti e miti presero il posto del ricordo autentico, sovrapponendosi generazione dopo generazione alla semplicità iniziale per creare il culto, più o meno pomposo. Tanto da farne dimenticare il senso più intimo: da ricordo della natività diventò festa della famiglia. Concetto sicuramente onesto e lodevole, ma ben diverso dalla profondità spirituale di chi, con tutto questo, voleva ricordare una nascita che ha cambiato la storia, non il contesto che ne ha resa possibile la realizzazione.
Il natale laico non è altro che la forma senza la sostanza, la schiuma senza il cappuccino. Euforia senza motivo, insomma. Un’euforia che i cristiani di oggi, dimostrano di saper sopportare senza troppi problemi. Per due generazioni non c’è stato natale senza i consueti studi biblici sulle origini della festa e dei simboli che si pretende lo rappresentino. Quest’anno, forse, avevamo già detto tutto. O forse era più delicato non condannare apertamente usanze che, tutto sommato, ci fanno comodo.
Paradigma di quest’anno, l’albero di natale: dopo qualche decennio passato a sbraitare contro i simboli di una festa ormai poco cristiana, pare che una serena acquiescenza abbia preso il posto delle crociate natalizie, e che i simboli del natale (pagano, oppure ormai semplicemente laico) abbiano trovato diritto di presenza anche nei nostri ambienti.
A forza di essere elastici, comprendere, contestualizzare, sospensione del giudizio, cominciamo forse a perdere di vista qualche concetto di base. Ma non è un discorso da farsi per forza a natale.
Come ci spiegano, l’albero è ovviamente solo un oggetto, serve solo per dare gioia.
E allora, se deve essere festa, festa sia. Davvero. Non risparmiamo decorazioni, luci, melodie, non lesiniamo pranzi, cene, regali, auguri, se tutto questo ci dà gioia e ne dà a chi ci circonda. Non ne risentirà certo la nostra fede: una festa “laica” in più, tra un capodanno, un 25 aprile, un primo maggio, e tra feste pagane come un 8 dicembre e un ferragosto, non dovrebbe indebolirci; certo, potrebbe risentirne la nostra testimonianza: ma quella – coerentemente – tentenna anche nel resto dell’anno, tra la frammentazione e la chiusura in cui ci pregiamo di vivere. Anche questo però non è un discorso natalizio, quindi sorvoliamo.
Buoni festeggiamenti, dunque. Una sola richiesta: per favore, almeno noi che sappiamo cosa la natività sia; noi che abbiamo creduto nella venuta di Dio che si fa uomo; noi che abbiamo compreso il piano di salvezza per il quale Gesù è venuto a questo mondo; noi che abbiamo accettato la sua vita, il suo messaggio, la sua morte e risurrezione; noi che sentiamo dentro il fuoco dello Spirito che ci ha rinnovato; noi che desideriamo vivere di Dio e con Dio ogni giorno della nostra vita, ma non per questo riteniamo di dover vivere in un eremo virtuale… festeggiamo, sì, e di cuore; ma almeno noi, dico, che abbiamo capito il significato della venuta di Gesù, evitiamo di continuare a chiamare tutto questo “natale”. Tentiamo di avere questa sensibilità, per rispetto nei confronti dell’Unico che a questa festa non partecipa più da anni.
Certo: Gesù, in questa carnevalata di fine anno, è dentro di noi. Barricato, in attesa che finisca il baillamme e torniamo i cristiani fedeli di tutti i giorni.

Appuntamenti – Women of God a Milano, Jessy Dixon a Forlì, Concerto di natale e Concorezzo, Bach su BBC Radio 3.

Pubblicato il 23 dicembre, 2005 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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