Luoghi comuni per non pensare

Luoghi comuni – Il Giornale oggi dedica una pagina ai luoghi comuni che emergono dalle ricerche su Google, opera di un volenteroso blogger tedesco. Si scoprono cose scontate e altre meno… noi italiani, per la cronaca, siamo sempre caratterizzati dalla pasta e dal nostro gesticolare.
Volendo essere cattivi, potremmo dire che se esiste la società, è grazie anche ai luoghi comuni. L’opinabile “spirito di corpo” che si crea attorno a questi ha dato compattezza a tanti gruppi sociali.
Anche in campo cristiano, se ci pensiamo bene, succede la stessa cosa: così, se il cattolico è quello che “ha le statue”, il valdese è “freddo e riservato”, mentre il pentecostale è “troppo vivace”, per citare solo tre esempi.
I luoghi comuni hanno un difetto che emerge sugli altri: insegnano a non pensare. Troppe volte si conosce l’altro per il pregiudizio che si ha sulla sua categoria. “Voi urlate”, “voi avete un culto che sembra un mortorio” sono le “accuse” che si scambiano certe denominazioni, che – visto un tale comportamento – potremmo ormai chiamare religioni.
Poi, una volta conosciuta meglio la persona, scopriamo che è più simile a noi di quanto pensavamo, che ha un’esperienza, una profondità, una ragionevolezza, magari anche un amore fraterno che non ci aspettavamo; potremmo addirittura scoprire che la sua chiesa non è poi così incredibile come ce l’avevano dipinta.
Di solito i tedeschi sono precisi per chi non li ha conosciuti di persona, e così gli italiani, i latinoamericani, e via dicendo. E così i valdesi, i pentecostali, i fratelli.
Chi generalizza, di solito, non ha avuto l’occasione (o il buonsenso) di andare oltre il luogo comune.

Medici cristiani – La preghieraterapia viene presa in considerazione anche dai canali scientifici ufficiali: lo segnala Ignazio Marino, chirurgo italiano di fama internazionale, nel suo saggio “Credere e curare”, dove affronta anche il tema del medico cristiano. Che, dice, ha un vantaggio rispetto a chi non è credente: «le sue regole morali sono già scritte e comprendono quelle risorse aggiuntive, intangibili e preziose della cura che sono l’umanità, la partecipazione, l’attenzione».
Essere conosciuti per la propria condotta, onestà, umanità, etica anche da chi non condivide le nostre idee: anche questa è testimonianza. Agabo, negli Atti, era conosciuto per la sua buona testimonianza. Ogni cristiano dovrebbe sentirsi in dovere non solo di parlare di Dio e della speranza che ha trovato in Dio, ma anche di applicare la fede nella vita di tutti i giorni, in forma indiretta, con un consiglio, un aiuto a chi ne ha bisogno, un sorriso, la vicinanza a chi è in soffre o è in lutto.
Non facile, certo. Ma abbiamo tutta la vita per migliorare.

Pubblicato il 20 gennaio, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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