Diritti umani e divini

Diritti d’autore sui messaggi papali – La cosa non ci tocca, evidentemente, da vicino. Come dire: grazie, ma non abbiamo bisogno (per citare un precedente capo della chiesa di Roma – speriamo di non dover pagare anche noi) delle parole di Ratzinger, per quanto competenti e, a volte, condivisibili.
D’altronde se invito un oratore importante a un convegno, pago di più: magari potrebbe dire le stesse cose di qualcuno altrettanto competente ma molto meno noto, ma pago l’immagine, il fatto che a dire quelle cose sia stato proprio lui.

Non dovremmo stupirci, tutto sommato: Ratzinger si è solo adeguato ai tempi. A noi ingenui spesso sfugge, ma ogni passaggio televisivo con una maglietta, ogni prodotto usato in un film, ogni vestito indossato da un vip non sono frutto del caso: vengono pagati profumatamente. Se un artista canta i suoi brani a un concerto, gli verranno corrisposti i “diritti”. Se canta quelli di altri, non ne avrà diritto. Insomma, nulla è a caso.
E in fondo non c’è niente di strano che Ratzinger abbia voluto reclamare i diritti sui propri scritti: sono discorsi (e libri) che costano fatica a chi li scrive, impegno, e sono anche una bella responsabilità morale. Giusto, quindi, che questo impegno venga riconosciuto.

Se proprio vogliamo essere coerenti, non è stata tassata la parola di Dio, ma la parola di un uomo. Certo, se dovessimo considerarla infallibile parola di Dio, allora la questione cambierebbe, e si potrebbe riscontrare quantomeno una nota di simonìa nel veder commerciare una parola che è stata ispirata direttamente da Dio e che per questo risulta infallibile. Si potrebbe obiettare che non si può pretendere diritti economici in tale misura su un dono che Dio ha dato, senza configurarsi come Servo infedele; si potrebbe obiettare che non si può chiedere un copyright così marcato (parliamo di cifre piuttosto rilevanti) sul prodotto di un ministero divino. Se però così non è, se la parola è parola d’uomo, nulla da eccepire. Ratzinger ne ha diritto come ne ha diritto il Presidente Ciampi, come ne ha diritto Claudio Baglioni, come ne ha diritto Massimo D’Alema.

L’unica, piccola differenza è che nessuno di loro pretende di parlare a nome di Dio e poi prendere per sé i diritti. Ma vogliamo sottilizzare?

End of the spear – End of the spear, storia di cinque missionari uccisi in Amazzonia nel 1956 nell’ottica della tribù che li ha massacrati (e che proprio in seguito a questo fatto ha cambiato poi i propri usi) si preannuncia come un film interessante; speriamo arrivi anche in Italia. Però c’è un particolare che nell’articolo del Giornale non compare, e che mi sembra interessante. A margine del film in questione, che parla di pace e perdono, è stato realizzato anche un documentario: non l’abbiamo ovviamente ancora visto, ma dai comunicati diffusi risulta che racconta la vicenda dei missionari ed è un vero messaggio evangelistico, che parla chiaramente dell’importanza di conoscere e accettare il dono di Cristo. Verrà proiettato insieme al film, speriamo sia davvero così.
L’impressione, stando almeno a quel che abbiamo letto, è che il documentario possa essere più efficace del film, almeno in chiave evangelistica. Chissà che non si possa utilizzarlo anche in successive occasioni.

Giovani e sette – Uno studioso canadese dimostra in un suo recente libro che non sono le sette a spingere per l’adesione, ma che sono gli adepti. E questi adepti sono di solito giovani, colti e benestanti. Niente “lavaggio del cervello”, ma bisogno di attenzione, in tutti i suoi aspetti. Evidentemente non sarà così in tutti i casi, e di abusi ce ne saranno stati, però è sintomatico. Se così fosse, significherebbe che c’è una disperata ricerca di risposte e di un equilibrio. Se le cercano nelle sette, non sarà perché le chiese cristiane non sono in grado di proporre qualcosa di convincente? Certo, la risposta è sempre che noi predichiamo il vangelo di duemila anni fa. Ma non sarà che lo proponiamo con il linguaggio di duemila anni fa, e chi ha bisogno di risposte va a cercarle dove la risposta è più comprensibile?

Pubblicato il 24 gennaio, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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