Legittima difesa: diritto e non dovere

Legittima difesa – È legge: il Parlamento ha approvato una riforma alla legge sulla legittima difesa. Si potrà fare uso delle armi, se minacciati, per salvaguardare la proprietà.

In casa mia, quindi, con la nuova legge avrò il diritto di difendere la mia persona e i miei beni. Attenzione, abbiamo detto “beni”. Lo segnala Maria Rosa Barzaghi, moglie del gioielliere ucciso a Milano nel ’99 con un colpo a bruciapelo durante una rapina. «Per difendere i beni si può rischiare di uccidere?».
Certo, sono compresi anche i familiari, ma è sintomatico che si parli di beni. Forse è il segno che, al giorno d’oggi, le prospettive sono un po’ diverse rispetto al passato. Oggi come oggi, la proverbiale “borsa” sembra valere quasi quanto la “vita”.

Sul piano generale, non è una legge giusta né sbagliata: è una legge. Quel che a la differenza è, semmai, l’applicazione: perché le società sono diverse, e una stessa legge può funzionare in Europa e non negli Stati uniti, o viceversa.

C’è comunque un particolare da tenere in considerazione: è una legge che dà una facoltà, non una legge che segna un obbligo. Mi spiego. La legge sulla leva obbligatoria non permetteva di scegliere: bisognava andare a militare. La legge che impone una nuova tassa, non lascia scampo: si deve pagare. La legge che pone limiti di velocità, non permette eccezioni: bisogna osservarla. Questo sono leggi che sanciscono doveri.

La legge sulla difesa della proprietà privata, invece, dà una possibilità. Come la legge sul divorzio, per esempio, o la legge sul diritto di voto. Sono leggi che, appunto, assegnano dei diritti. Sta a noi, poi, come cristiani, decidere se esercitarli o meno, come e quando.

Shopping compulsivo – Un’avvocatessa passa la notte a fare acquisti in autogrill, spendendo 4000 euro per futilità. Lo chiamano “acquisto compulsivo”, ed è una dipendenza.
Un disagio esistenziale, insomma, una dipendenza come altre. Di solito limitiamo gli effetti del disagio a situazioni limite, come la droga, il fumo, l’alcol, l’eccesso di cibo. Invece il disagio si manifesta anche in modi diversi, nuovi. Se per gli uomini, spesso, lo sfogo consiste nell’eccesso di Internet, per le donne si segnala, come abbiamo visto, lo shopping compulsivo. Interessante notare come sia una tendenza della donna indipendente sul piano economico, colta, ancora giovane ma non più giovanissima. Un disagio dparte di chi ha tutto. Da parte di chi appartiene a quel modello che la società vorrebbe farci vedere come vincente: uno che si è “realizzato”. Ma realizzarsi davvero non è la carriera, non sono i soldi, e se ne accorgono bene in tanti disadattati di oggi. Ricchi, famosi, ma non felici. Perché quello che si ha fuori non compensa quello che manca dentro.

Spot contestati – Lo spot delle patatine Fonzies con un mostro per testimonial è troppo angosciante? Certo, per tutelare i bambini va sospeso – come suggerisce il Codacons -. In fondo la società tende a far emancipare prima possibile i bambini, tanto che l’adolescenza va ormai dai 10 ai 35 anni (per poi passare direttamente alla fase di declino, con tutte le paranoie di cui sopra).

Sospendere lo spot può servire, ma la soluzione più efficace è astenersi dall’acquistare il prodotto. A me capita di farlo, quando non condivido il modo di promuoverlo. se lo fanno tutti i consumatori che hanno una certa etica, la differenza si potrebbe vedere. E se c’è un crollo di vendite, nessun’azienda resta impassibile.

Forse però chi si scandalizza non sono i bambini ma noi adulti: ma poi, oggi, i bambini non sono abituati a ben di peggio, tra schifoserie spacciate per giocattoli che farebbero ribrezzo a una capra? I veri bambini, in fondo, siamo noi.

Pubblicato il 25 gennaio, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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