Archivio mensile:gennaio 2006

L’odio sul web, specchio dell’uomo

L’odio corre sul web – Il sociologo bolognese Antonio Roversi ha setacciato Internet, scoprendo che hanno ampio spazio razzismo, fanatismo religioso, e ci sono moltissimi siti a inneggiare allo scontro fisico e all’annientamento del nemico. I settori sono molteplici: dallo sport alla politica (con l’apologia del nazismo), dalla guerra santa islamica contro gli infedeli alle farneticazioni di gruppi pseudocrisitani contro gli ebrei.
C’è una parola per definire il problema in questione: inevitabile. Inevitabile, perché l’uomo ha l’odio dentro, e deve solo trovare il modo per uscire. Può essere la litigata coniugale, o un’assemblea condominiale, il bar sport, il circolo politico, il parlamento, la curva sud, la lotta alla globalizzazione. Ogni epoca, ogni luogo ha i suoi modi, ma l’odio non manca mai. Il fatto che abbondi su Internet – insieme alla pornografia – non dimostra che il web è malvagio, ma solo che è malvagio chi lo gestisce: l’essere umano. Che poi l’odio possa manifestarsi contro il diverso, o chi la pensa diversamente, o chi abita in un posto diverso, o chi ha un passato diverso, questo è altrettanto fisiologico. La diversità ispira l’intolleranza: e se non c’è, la si cerca, basti pensare alla stupidità dell’odio sportivo, tra persone che semplicemente “tifano” per squadre diverse e, agli estremi, sono capaci di fare a botte (con risultati anche drammatici) per questo loro pensiero.
Insomma, l’odio è connaturato. Anche nella religione. Ma come? Eh sì, Perché, checché se ne dica, la religione non l’ha voluta Dio. Non come la conosciamo noi, almeno. Dio ci ha lasciato amore, e il comandamento di amare. Regole, leggi, specificazioni – spesso secondarie – finiscono per creare divisione. E quindi settarismo. E quindi odio. Un odio che ci porta lontano dallo scopo stesso della religione. Ci porta lontano da ciò che Dio vuole da noi: ossia l’esatto opposto dell’odio: l’amore.

Sempre più cristiani – Cresce il numero di cristiani nel mondo, e oltre il tasso di crescita: segno che non si tratta solo di persone che nascono in un contesto culturale cristiano, ma anche di persone che si convertono al cristianesimo, soprattutto in Asia e Africa. Speriamo che la conversione non sia solo un cambio di casacca, ma una scelta personale, matura, consapevole data da una profonda metanoia, un cambiamento intimo.

Torino 2006, si parte – In anticipo su tutti, evangelici.net e crc.fm propongono un servizio informativo multimediale per seguire gli aspetti “evangelici” dei Giochi torinesi.

L'odio sul web, specchio dell'uomo

L’odio corre sul web – Il sociologo bolognese Antonio Roversi ha setacciato Internet, scoprendo che hanno ampio spazio razzismo, fanatismo religioso, e ci sono moltissimi siti a inneggiare allo scontro fisico e all’annientamento del nemico. I settori sono molteplici: dallo sport alla politica (con l’apologia del nazismo), dalla guerra santa islamica contro gli infedeli alle farneticazioni di gruppi pseudocrisitani contro gli ebrei.
C’è una parola per definire il problema in questione: inevitabile. Inevitabile, perché l’uomo ha l’odio dentro, e deve solo trovare il modo per uscire. Può essere la litigata coniugale, o un’assemblea condominiale, il bar sport, il circolo politico, il parlamento, la curva sud, la lotta alla globalizzazione. Ogni epoca, ogni luogo ha i suoi modi, ma l’odio non manca mai. Il fatto che abbondi su Internet – insieme alla pornografia – non dimostra che il web è malvagio, ma solo che è malvagio chi lo gestisce: l’essere umano. Che poi l’odio possa manifestarsi contro il diverso, o chi la pensa diversamente, o chi abita in un posto diverso, o chi ha un passato diverso, questo è altrettanto fisiologico. La diversità ispira l’intolleranza: e se non c’è, la si cerca, basti pensare alla stupidità dell’odio sportivo, tra persone che semplicemente “tifano” per squadre diverse e, agli estremi, sono capaci di fare a botte (con risultati anche drammatici) per questo loro pensiero.
Insomma, l’odio è connaturato. Anche nella religione. Ma come? Eh sì, Perché, checché se ne dica, la religione non l’ha voluta Dio. Non come la conosciamo noi, almeno. Dio ci ha lasciato amore, e il comandamento di amare. Regole, leggi, specificazioni – spesso secondarie – finiscono per creare divisione. E quindi settarismo. E quindi odio. Un odio che ci porta lontano dallo scopo stesso della religione. Ci porta lontano da ciò che Dio vuole da noi: ossia l’esatto opposto dell’odio: l’amore.

Sempre più cristiani – Cresce il numero di cristiani nel mondo, e oltre il tasso di crescita: segno che non si tratta solo di persone che nascono in un contesto culturale cristiano, ma anche di persone che si convertono al cristianesimo, soprattutto in Asia e Africa. Speriamo che la conversione non sia solo un cambio di casacca, ma una scelta personale, matura, consapevole data da una profonda metanoia, un cambiamento intimo.

Torino 2006, si parte – In anticipo su tutti, evangelici.net e crc.fm propongono un servizio informativo multimediale per seguire gli aspetti “evangelici” dei Giochi torinesi.

Darwin e il confronto rifiutato

Darwin tra demagogia e dogmatismo – Ne parla oggi sul Giornale lo studioso Vittorio Mathieu. «Mi soffermo sulla polemica iniziale e conclusiva contro i detrattori del darwinismo», scrive, segnalando che la decisione del ministro Moratti di non far studiare Darwin alle elementari ha sollevato obiezioni sul presunto «attacco oscurantistico contro la scienza». Mathieu riflette sul fatto che «Sono i neodarwiniani» più che i creazionisti «a essere affetti da dogmatismo inquisitorio contro chi fa notare che evoluzione non equivale a neodarwinismo». Lo stesso «Darwin – continua – era molto prudente e riconosceva i limiti della sua teoria, fallibile e rivedibile come qualsiasi altra. Da decenni, infatti, il neodarwinismo va soggetto a critiche e revisioni interne; ma i suoi fanatici ne fanno una religione, ne ignorano i limiti e non rispondono alle obiezioni». E conclude, dopo aver riflettuto sul concetto di evoluzione, ma anche di intelligenza: «l’apprezzamento per la scienza non va confuso con un timore fobico per le obiezioni».
La controversia tra darwinismo e creazionismo è aperta. Il problema, a quanto si nota, è proprio che manca un vero dialogo. Se i creazionisti non rispondono alle obiezioni scientifiche degli evoluzionisti, dall’altro lato gli evoluzionisti non rispondono ad alcune prove dei creazionisti. Che magari saranno prove inifluenti, stupide, indegne: ma se sono tali, tanto vale smentirle una volta per tutte.
Insomma, si dialoga – anzi, non si dialoga -, si lavora su due piani diversi che non si incontrano, con il risultato di mantenere i classici pregiudizi: il creazionista attenta alla scienza e alla ragionevolezza in nome di Dio; l’evoluzionista non crede in Dio e pensa che l’uomo discenda dalla scimmia.
Eppure ci sono sfumature e aspetti molto più complessi e interessanti in entrambe le posizioni. Peccato che restino nascosti nelle retrovie, e che nei confronti pubblici vengano sepolti sotto i soliti slogan. Peccato davvero.

Via i ragazzi – Ingegnosa trovata di un ingegnere gallese: basandosi sul fatto che i giovani sentono frequenze sonore che gli adulti non colgono più, ha realizzato un apparecchio per i negozi afflitti dal bighellonaggio di giovani e giovinastri, in modo da allontanarli senza fatica, senza violenza e in tempi brevi. La realizzazione dello strumento è durata quattro mesi, ma l’inventore ci pensava da una vita; pare peraltro che i primi ad aver usato la macchinetta siano soddisfatti. Idea geniale, quindi, ma inutile: per far scappare i giovani è sufficiente farli entrare in alcune chiese…

Turchia: verso la libertà di espressione – Pare ormai avviato in Turchia il processo che dovrebbe portare all’abolizione della legge che limita la libertà di espressione, anche nella parte che prevede come crimine l’insulto “all’identità turca”. Una norma “laica”, che nasce sulla scorta del procedimento penale a carico dello scrittore Orhan Pamuk, ma di cui potranno avvalersi anche tanti cristiani, che oggi godono di una libertà solo formale, ma molto poco sostanziale.

Grande folla ai funerali di Giorgio Spini – Lo riferisce un articolo di Toscanatv.com. C’erano le massime autorità fiorentine e toscane, e hanno inviato le loro condoglianze le più alte cariche dello Stato. Evidentemente, nel campo culturale che gli era proprio, lo studioso evangelico Giorgio Spini è stato in grado di dare un esempio e un contributo – in evangelichese diremmo “una testimonianza” – , diffondendo attraverso i suoi talenti quel “profumo” che ogni credente è chiamato a portare.

Compleanni di giornata: Marco P. di Torino

Quando copiare non è un valore

Copiature e valori – Alzi la mano chi a scuola non ha mai copiato. Be’, i miei complimenti (misti a un po’ di invidia) a chi non lo ha mai fatto. Penso però che la categoria degli integerrimi sia molto ridotta, dato che più o meno a tutti, una volta o l’altra, è capitato di buttare l’occhio sul quaderno del compagno, o farsi suggerire qualcosa.
“Qualcosa”, beninteso, e non perché non si era studiato, ma per sfuggire a un lapsus, per risolvere un dubbio, per consolidare una certezza. Certo, c’era anche chi copiava “di professione”, ed è andato avanti così per anni, giungendo anche a un diploma: ma erano casi “di minoranza”, e soprattutto erano situazioni che non venivano condivise dai più.
Tutto questo succedeva una volta, perché, stando alla ricerca del sociologo Marcello Dei (riportata oggi sulla Stampa), scopriamo che la scuola non è più quella di una volta.
Il 23,5% degli studenti interpellati copia spesso, il 40% qualche volta, il 27% raramente, solo il 9% dice di non copiare mai.
Ma il problema non è solo nelle percentuali. Leggiamo che lo stato d’animo più diffuso dopo aver copiato è l’indifferenza (sei su dieci), segue la soddisfazione per la propria furbizia; solo dopo viene il senso di colpa, a parimerito con la gioia. Insomma, copiare non è un problema morale ma di capacità, e la coscienza morale diventa un optional.
A quanto pare importa poco il fatto che copiando non si impara: i risultati, peraltro, sono sotto gli occhi di tutti, dato che – volendo essere onesti – non possiamo dare tutte le colpe alle riforme Berlinguer o Moratti.
E gli insegnanti? Ci si aspetterebbe da loro un parere chiaro, e invece solo il 45% considera il copiare come un atto “molto condannabile”, il 25% lo ritiene “abbastanza condannabile”, il 15% “poco condannabile”, l’8% non lo condanna per niente. Commenta Maurizio Viroli, autore dell’articolo: «Se le cose stanno così, non saranno certo i professori a poter correggere la mentalità e il malcostume degli studenti. Una parte consistente dei professori delle nostre scuole ha già abdicato al proprio ruolo di educatori».
Tutto ciò è sconsolante, anche perché non va dimenticato che la scuola dovrebbe formare per la vita. E se si comincia considerando i trucchi come la regola, e la furbizia come stile di vita da invidiare, non possiamo stupirci se poi agli stessi ragazzi non sfiorerà nemmeno l’idea di stare in fila senza passare avanti agli altri, di truccare i bilanci (lì, però, gli insegnanti sono altri), di fare della menzogna il loro stile di vita.
Certo, nessuno pretende né ha mai preteso un’integrità superiore alle proprie forze. Ciò che dovrebbe però fare la differenza è il modo di vedere la pratica del copiare: un’eccezione, e non la regola. Una soluzione estrema di cui al limite vergognarsi, non certo di cui vantarsi.
Un’unica, piccola consolazione in questo sondaggio, arriva da un dettaglio che, a questo punto, suona quasi solo come curioso. Fra i pochi che non copiano mai si distinguono i ragazzi e le ragazze che vanno in chiesa almeno una volta a settimana. Nella speranza che non abbiano risposto così solo per ipocrisia, può essere un dato su cui riflettere. Avere dei valori morali aiuta a vivere in maniera più sana ogni aspetto della propria vita.

Scomparso Giorgio Spini – Notizia triste, la dipartita del più illustre studioso studioso evangelico italiano. Ce lo ricordiamo quando, ormai più di un anno fa, lo abbiamo intervistato per presentare il suo ultimo volume: più che un’intervista, una chiacchierata-fiume di un’ora, sapida e piena di particolari interessanti sulla storia degli ultimi sessant’anni, una storia vivida, che ha intersecato la sua vita rendendola unica.
Siamo vicini alla moglie e al figlio Valdo.

Primo cd per i Compassion kids – Compassion Italia torna a fare musica con Non lontano da qui!, il cd di un coro composto da bambini di diverse provenienze etniche.

La nostra fretta quotidiana

Quanta fretta abbiamo. Non lo dice un poeta o un predicatore, ma l’Istituto nazionale di statistica. Triste compito, quello delle statistiche: a volerle leggere e confrontare, ci raccontano un po’ di ciò che siamo. E, confrontando alcuni dati dalle indagini del 1988 con quelle del 2002, scopriamo tra l’altro proprio ciò che dicevamo sopra: andiamo di fretta. Tutti: uomini e donne, nessuno escluso.
Elena Loewenthal si è presa la briga di spulciare queste statistiche e, in un articolo sulla Stampa, ha scoperto che nel giro di quindici anni e anche meno, gli uomini hanno meno tempo per sé, mentre le donne sono in testa alla classifica europea per il tempo passato nelle faccende di casa, per quanto la situazione stia migliorando (grazie agli elettrodomestici, non ai mariti).
Altro capitolo interessante, nella disamina di Elena Loewenthal, riguarda gli spostamenti, la croce di ognuno di noi.
La conclusione cui giunge la giornalista è degna di nota: propone di «provare a trasformare quel tempo perso a spostarsi in un tempo ritrovato. Di pausa, silenzio, salutare a tu per tu con se stessi. Anche nel caos dell’ora di punta, perché no».
Vero. Alzi la mano chi, a partire dal risveglio, riesce a non perdere il ritmo: un ritardo, un imprevisto, una sveglia che non suona. Fateci caso: in ordine di priorità, ci quando manca tempo cosa tendiamo a comprimere? Di solito il momento dedicato alla meditazione, quel “devotional” con cui – ci hanno insegnato – ogni cristiano convinto dovrebbe cominciare la giornata, per partire con lo spirito e le motivazioni giuste. E allora, in mancanza di meglio, approfittiamo almeno delle pause forzate, anziché sbuffare e dare gas all’automobile in attesa del semaforo verde che non arriva. Tentiamo di ritagliarci almeno quegli spazi. Sarà un buon primo passo.
Purché, ovviamente, resti un primo passo: e non diventi un alibi per farlo diventare l’unico momento di riflessione della giornata… ma questo è un altro problema.

Settimana biblica – È stata indetta una settimana della Bibbia nelle Filippine. Mica male come idea. Abbiamo settimane di ogni genere, dalle nostre parti, specie di preghiera, e non mancano iniziative per la promozione della Bibbia, con letture pubbliche (sempre troppo poche), con mostre di arte figurativa, attraverso libri.
Ma una settimana di ampio respiro per allargare la diffusione della Bibbia, insieme al piacere di leggerla, purtroppo non risultano essercene. Chissà che non possa essere un esempio anche per noi.

Edipi, la fitta agenda 2006 – È stata resa nota l’agenda degli appuntamenti 2006 di Evangelici d’Italia per Israele. Tra le date in evidenza, il quinto convegno, che quest’anno si terrà a Roma l’1 ottobre, e il primo raduno internazionale, in programma dall’8 al 10 dicembre.

Bonhoeffer, convegno in Piemonte – L’università del Piemonte orientale dedica un convegno al teologo tedesco a cent’anni dalla nascita. Un appuntamento di rilievo per un personaggio noto per il suo contributo teologico, ma anche per il suo impegno antinazista. Raro, all’epoca, anche tra gli evangelici.

Educazione, maghi e prospettive bibliche

Pene ed educazione – La Stampa riporta la notizia di un dodicenne di Fossano che, dopo aver ucciso a calci un gattino, è stato condannato dal giudice a una pena davvero rieducativa: passare una giornata al mese, per sei mesi, in un ricovero per animali, precisando che avrebbe dovuto pulire le lettiere, lavare periodicamente le zampe e le orecchie ai gatti, e fare due carezze a ogni animale. All’inizio il ragazzo l’ha vista come un’imposizione, poi è diventata una buona abitudine, e alla fine – a quanto riportano le cronache – pare abbia cominciato ad amare gli animali, tanto che ora possiede un cane.
Una storia da libro Cuore, verrebbe da dire. Per dirla in termini giuridici, il concetto di pena rieducativa è stato, per una volta, espresso nel migliore dei modi. Complice il fatto che un bambino non si può mettere in carcere, e che una multa non sarebbe servita, si è capito il problema e si è agito nella direzione corretta. Una “terapia d’urto” che ha fatto comprendere al ragazzo l’importanza di una vita, per quanto non umana, la sofferenza di un essere, per quanto animale, la possibilità di amare ed essere amati da una creatura. Se poi l’empatia sia diventata davvero simpatia, ce lo dirà il tempo. Resta il fatto che il ragazzo ha capito e, stando ai fatti, è diventato più rispettoso. Un cittadino migliore, forse.
Chissà perché il sistema in questione, evoluzione di quell’antichissimo “chi rompe, paga” con cui siamo stati tirati su quasi tutti fino agli anni Ottanta, non viene usato più spesso. Perdonatemi, ma a chi ha qualche anno sopra i trenta sembrerebbe normale che se un ragazzo sporca i muri con lo spray debba essere obbligato a pulirli (e non a pagare, troppo facile); che se un gruppo, per saltare il compito di greco, allaga la scuola, debba poi armarsi di stracci per contribuire a risanarla (ferma restando, in questo caso, la rifusione del danno); che chi butta a terra mozziconi, gomme masticate, fazzoletti o altro debba venir richiamato all’ordine perché li raccolga; che chi porta in giro un cane non debba fare l’indifferente se il suo amico sporca in giro.
Forse è un pensiero antico. D’altronde, ripeto, perdonateci: siamo nati nel secolo scorso, quando alcune cose sembravano normali. Crescevamo con qualche limite in più, ma in compenso conoscevamo il significato – impagabile – di termini come educazione e civiltà.

Stop ai maghi – Basta con la pubblicità che propongono servizi di astrologia, cartomanzia, lotto, superenalotto, totocalcio in tv prima delle 24: lo conferma una sentenza del TAR, che rende così definitivo il provvedimento emesso nel maggio 2005. Una vittoria per i più deboli, che rischiano di venir pericolosamente affascinati dalla promessa di una vincita capace di cambiare la vita, e poi da una vita che, se cambia troppo repentinamente, rischia di fare l’effetto opposto a quello voluto.

Prospettive e realtà storica – Il Gazzettino riporta la notizia di un convegno sui Dieci Comandamenti, in programma a Venezia, cui parteciperanno studiosi ed esponenti di varie estrazioni, cristiani ma anche atei.
Sergio Frigo, nel riportare quella che pare una curiosità, scrive che «nella versione ebraica, c’è “Non ti farai immagine di Dio”, ma non il nostro nono, “non desiderare la roba d’altri, assorbito dal “non rubare”».
Come dire: quando le prospettive cambiano la realtà storica.
Partiamo da un presupposto: se io scrivo un libro e una persona lo ripubblica aggiungendovi un capitolo, non è al mio libro che manca qualcosa, ma al suo che avanza. Se una setta aggiunge un vangelo, non è alle chiese cristiane che manca il vangelo in questione.
Stimiamo Sergio Frigo del Gazzettino, e vogliamo sperare che si sia trattato di una visione “ironica” della questione. Certo, non so quanti lettori – vista anche la bassa cultura biblica del nostro paese – abbiano colto la riflessione nel modo giusto. È per questo che ci preoccupiamo: la battuta, se era tale, non faceva ridere, e, se invece non era tale, ha rischiato di continuare a giocare sugli equivoci. Sul piano della verità storica, se togliamo addirittura i dieci comandamenti agli ebrei e li attribuiamo al Vaticano, siamo caduti veramente in basso.

Narnia, una voce contro – L’editorialista del Corriere Pierluigi Battista si esprime sul film tratto dal volume di Lewis, mettendo in dubbio che la valenza politico religiosa sia pregnante come certi ambienti sostengono: si tratta, secondo Battista, di una «deriva puerile dell’immaginazione pubblica e cinematografica… che sciorina senza tregua melensaggini». «Non ci avevano forse detto – continua il giornalista – che il cristianesimo non è un mito? Non ci avevano severamente impartito la lezione in base alla quale il soprannaturale cristianizzato non va ridotto e rimpicciolito alla dimensione infantile di una semplice favola, e il miracolo della resurrezione è ben altra cosa dalle meraviglio stuporose di una fiaba? Certo che la figura di Gesù è affascinante e grandiosa. Ma ci voleva la paccottiglia kitsch di Narnia per averne la prova provata?». Un parere contrario ma serio, concreto, e scritto con stile. Che vale la citazione.

Compleanni di giornata: Tania di Torino e nientemeno che Albino Montisci!

Maternità, evangelici e gospel

Isolde mamma – A quanto pare è stata una sorpresa anche per lei. Isolde Kostner, una delle sciatrici italiane più rappresentative, si stava preparando per le ormai prossime olimpiadi invernali di Torino (che cominciano tra un mese) ma a natale ha scoperto che non ci sarà: infatti ha avuto la conferma di essere in dolce attesa. Bebé in arrivo, quindi, e niente Olimpiadi. Per molti la notizia sarà una delusione, ma non per lei, che ha comunicato raggiante la novità commentando: «Adesso provo a conquistare la mia medaglia più bella».
Quella di Torino 2006 sarebbe stata la quarta presenza olimpica di Isolde Kostner, e comunque l’ultima, dato che dopo Torino intendeva lasciare le piste; l’addio è stato anticipato di un mese, come il progetto – comunque in programma a breve termine – di diventare mamma. «La mia prossima bellissima sfida – ha dichiarato la Kostner- non sarà rincorrere la medaglia d’oro ma diventare mamma. Sono grata a Dio – aggiunge – di avermi fatto questo regalo del tutto inatteso, nonostante in questo momento possa essere visto come inopportuno da molti. Da un giorno all’altro è cambiata la mia prospettiva per il prossimo mese e mezzo, ma non è cambiata quella per la vita; contavo di avere una famiglia e fare la mamma».
È bello, tra tante notizie drammatiche, trovarne una rasserenante. Rasserenante per l’ottica in cui Isolde Kostner ha impostato la propria vita: ha detto «contavo di avere una famiglia e fare la mamma», e non «mi ritrovo mio malgrado a fare la mamma, mollando tutto».
Ed è rasserenante anche in fatto di valori: Isolde Kostner non si aspettava la maternità, ma l’ha accolta con gioia, non come un fastidio. «Sono grata a Dio – ha detto – di avermi fatto questo regalo del tutto inatteso». Anche se questo la porterà a fare un passo indietro sul piano professionale.
Un pensiero che possiamo dedicare a tutte coloro (ma anche TUTTI coloro) che vedono come prospettiva prioritaria l’affermazione professionale. Anche a scapito della vita, propria e altrui.

Milano capitale degli evangelici… brasiliani – Un articolo di Musibrasil segnala l’arrivo in Italia, negli ultimi anni, di molti missionari brasiliani. Lì gli evangelici sono ormai il 18% della popolazione, e si possono permettere di “esportare” missionari (ci sarebbe di che riflettere…) anche in Italia. Scopriamo che ci sono una trentina di chiese a guida brasiliana in Italia, sparse su tutto il territorio, con circa 20 mila credenti.
L’articolo è scritto bene, e riporta l’intervista al responsabile brasiliano di una comunità di Milano; un articolo fedele e senza apparenti travisature che denota una dote piuttosto rara dell’estensore, magari agevolata dalla buona capacità dell’intervistato nel comunicare con linguaggio comune i concetti spirituali (quante volte parliamo un gergo evangelico nostro, senza farci capire?). Si parla della storia delle missioni brasiliane, del loro contesto, e si comunica chiaramente il senso del messaggio evangelico: la conoscenza di Dio, la conversione come presa di coscienza personale. C’è anche un’autocritica evangelica: in passato siamo stati troppo rigidi, e sembrava predicassimo una serie di regole, invece di presentare Gesù. Come dare torto?

In fiamme la culla del Gospel – Anche il Gospel, quel genere musicale da cui, più o meno propriamente si fa risalire tutta la musica cristiana, ha avuto una mamma: la Pilgrim Baptist Church di Chicago, dove – ci ricorda un bell’articolo di Mclink – il blues ha sperimentato un cambiamento radicale al servizio del Vangelo.
L’articolista, purtroppo anonimo, solleva interessanti riflessioni. Il Gospel non morirà con la sua “prima casa”, perché la musica Gospel è più Gospel che musica: la musica è funzionale al messaggio, che è sempre e comunque prioritario, e che porta il messaggio di speranza e di salvezza contenuto nel Vangelo. Dall’altro lato, come segala ancora il pezzo, la musica è preghiera: fino a quanto resterà tale, il Gospel vivrà. L’osservazione ci mette di fronte a una responsabilità: [/b]quante volte comprendiamo davvero, in tutta la sua intensità, quel che cantiamo? A volte nemmeno comprendiamo il testo, eppure per un cristiano il canto è preghiera.
E non dovremmo parlare a Dio a vanvera, o alla leggera. Magari prendendo impegni («Serviremo te/ finché vita avrem» o simili) senza essere davvero disposti a farlo, con responsabilità e costanza.

Fumo: la legge regge – Il codacons comunica soddisfatto che, a un anno dall’entrata in vigore della legge Sirchia, nei locali pubblici si continua a non fumare. Raro, in un paese dove dopo il primo momento di zelo, i controlli svaniscono: appena avviata la patente a punti, i controlli erano serrati; oggi non si conta quanta gente parla con il cellulare mentre guida, pur essendo la sanzione ancora attiva e salata. Proprio alla guida si riferisce la prossima campagna del Codacons: no alla sigaretta mentre si è al volante. In effetti è un elemento di distrazione non da poco, e occupa una mano. Perché il cellulare no e la sigaretta sì?

Blogger e rapimenti

Quando un blogger… – Ormai i nostri ascoltatori affezionati sanno bene cos’è un blog: lo curiamo anche noi, ogni giorno, ed è un diario telematico che permette al curatore di parlare di sé, o di un tema che ha a cuore. Ce ne sono di tutti i tipi e su tutti i temi, almeno in Occidente. O, se preferiamo, nel “mondo libero”, come lo si definisce sbrigativamente. In certi paesi dove manca la libertà di espressione non è possibile, ovviamente, curare un sito proprio, un blog, come non è possibile pubblicare un giornale o mandare in onda programmi radio che non siano approvati dalle autorità. I blog, per la loro forma pratica ed efficace, hanno avuto un boom, e anche i paesi più chiusi hanno i loro problemi a tenere a bada i tanti “blogger” abusivi. In Cina il problema ha provocato un caso internaizonale: infatti è stato chiesto a Microsoft, che è anche un grosso fornitore di un servizio che permette di mettere in linea i blog, di limitare la libertà degli utenti. Interessante è che uno dei blogger più seguiti e apprezzati in Cina, il ragazzo che ha costretto Microsoft a sollevare il caso, è un cristiano evangelico: si è convertito anni fa dopo aver acquistato una Bibbia in un festival religioso nella sua città natale, Nanchino. Ha abbracciato la fede anni fa, come stanno facendo decine di migliaia di giovani professionisti cinesi. Segno che la fede non è solo una via d’uscita per persone che “non hanno di meglio”, come qualcuno pretende, ma è la risposta a un’esigenza reale, e che anche persone di un certo livello sentono. Decine di migliaia di nuovi cristiani, tra cui probabilmente alcuni dei futuri dirigenti cinesi… possiamo sperare in un mondo migliore?

Rapiti, è l’ora dei conti – – È arrivato oggi sul tavolo del Procuratore Generale della Corte dei Conti della Regione Lazio l’esposto del Codacons relativo alla vicenda dei cinque italiani rapiti nello Yemen: l’associazione, sulla scorta di 5000 contatti da parte di cittadini indignati, ha annunciato di aver chiesto da parte dei cinque ostaggi la restituzione dei 600.000 euro spesi dallo Stato Italiano per la vicenda del rapimento, soldi della collettività che non sarebbero stati spesi se i protagonisti di questa storia avessero seguito i consigli della Farnesina e degli altri enti preposti alla sicurezza, e non si fossero recati a fare una vacanza “originale” in un paese fortemente a rischio.
Niente di strano, tutto sommato: se chiamo i Vigili del fuoco per un intervento che non sia d’emergenza, devo pagare; se vado al pronto soccorso e non sono in fin di vita, devo pagare. Se mi caccio nei guai consapevolmente, e nemmeno per esigenze di lavoro ma per una vacanza, è giusto che rifonda quel che si spende per tirarmene fuori.

La mafia sulle magliette – Dopo il narcotraffico, inneggiato sulle t-shirt un paio di anni fa, ora tocca alla mafia: una piccola azienda veneta ha deciso di lanciare una linea, mafiawear, che richiama l’attenzione sull’aspetto romantico (ammesso ce ne sia uno) del fenomeno criminale. Secondo i creatori del marchio, da un’indagine su 400 persone il 50% ha gradito il nome, in quanto richiama un’idea di trasgressione e di potere. Speriamo che tutti, prima di vestire un capo firmato “mafia”, si ricordi anche dell’aspetto “secondario”: il dolore, il terrore e le vittime che questo ameno e fascinoso “potere” ha seminato in Sicilia in questi ultimi decenni.

Torna il music&coffee bar – Riprendono a Torino gli appuntamenti con il music & coffee bar: prima data, sabato 28 gennaio, con Stefania Piovesan.

Compleanni di giornata: una persona che si vede poco, ma dietro le quinte lavora molto: il buon Walter di Asti. Non posso dire che “senza di lui non saremmo qui”, ma sicuramente senza di lui non sarebbe la stessa cosa: per questo non possiamo non ringraziarlo per il suo impegno nel portare avanti il sogno di un ambiente cristiano più sereno e capace, se non di essere unito, quantomeno di lavorare unito.

Sensi di colpa e pentimenti

Sensi di colpa – “Cambiano i tempi, cambiano…” cantava Vecchioni ormai più di qualche anno fa. Lo sappiamo tutti, ma un’indagine svolta dal periodico Riza Psicosomatica lascia decisamente perplessi per i risultati ottenuti.
Il periodico è un mensile divulgativo che si occupa di psicologia, e in questi primi scorci di 2006 ha commissionato una ricerca tra un migliaio di italiani tra i 25 e i 55 anni; la ricerca verteva sui “sensi di colpa”, per capire com’è cambiata con il tempo (se è cambiata) la percezione di questi.
Come segnala oggi La Stampa, nel commentare la ricerca, gli italiani, ammaestrati da secoli di cultura cattolica, sono campioni nei sensi di colpa, con tutto l’apparato di conseguenze, dai tormenti ai rimorsi ai dubbi.
Otto persone su dieci, oggi soffrono di sensi di colpa, più gli uomini delle donne; ma solo il 7% si sente in colpa per aver trasgredito un precetto religioso, appare invece più importante il giudizio delle persone (32%), la disapprovazione sociale (24%), rendersi conto di non essere stati all’altezza della situazione (18%).
Ma quali sono, appunto, i sensi di colpa prevalenti, al giorno d’oggi?
I risultati di Riza Psicosomatica hanno permesso di stilare una classifica.
Tra i sette “peccati” sentiti maggiormente, all’ultimo posto figura il tradimento, che fino a qualche anno fa era sentito come decisamente più grave: tradire il compagno o la compagna è visto come aspetto meno grave di, per esempio, andare in giro sciatti, trasandati.
Al quinto posto, c’è rimorso se non ci si impegna abbastanza nel lavoro; al quarto tradire le aspettative degli amici (che quindi sarebbero, a quanto pare, più importanti del partner, nell’ordine di valori). Al terzo posto c’è il senso di colpa per aver trascurato figli e famiglia; al secondo lo shopping compulsivo, ossia spendere senza freni (ma i freni ce li mette la crisi economica, a quanto pare…). E al primo posto? Non ci crederete: il senso di colpa più forte deriva dall’eccedere nel cibo. Insomma: le mangiate delle feste sarebbero addirittura più gravi, per gli italiani, del trascurare la famiglia o di tradire amici e partner.
Clamoroso, decisamente. Ma nell’ordine delle cose, se ci pensiamo. Ogni settimana ci capita di trovare notizie che danno conto di un sempre maggiore peso dell’apparire sull’essere, dell’immagine sulla sostanza, della forma sul contenuto.
Ora, se questi sono i principi della società del XXI secolo, se c’è un capovolgimento di valori, se sentirsi apprezzati vale più dell’esserlo, se lo scopo della propria vita è godersela, non c’è niente di strano se i “peccati” collegati all’apparenza sono considerati più gravi. E quindi se una mangiata è più grave del tradimento.
Guardiamoci attorno: in fondo, al giorno d’oggi, farsi perdonare, o cambiare del tutto amici e partner, è più semplice che dimagrire.

Non fate le casalinghe – Alla fine degli anni Settanta, in pieno femminismo, Terry Martin Hekker scrisse un best seller che magnificava le qualità del mestiere di moglie e mamma. Oggi, quando anche le grandi manager ritrovano il gusto e il valore della cura dei figli, la Hekker va di nuovo controcorrente: sta scrivendo un libro per convincere le giovani mamme a non concentrarsi solo sulla famiglia. La “conversione” è data da un dramma familiare: al 40.mo anniversario di matrimonio suo marito l’ha lasciata, con i loro cinque figli. E ora lei si trova in difficoltà, anche economiche.
È evidente che si tratti di un grido di dolore di una casalinga disperata, e come tale va rispettato.
Ma c’è qualcosa che, con tutto rispetto, forse sfugge alla Hekker. Il problema non sta nel non aver lavorato (si fa per dire) e aver coltivato certi valori. Il problema, semmai, sta nell’ottica con cui è stato fatto. Se viene visto come un dovere e non come un valore positivo, è evidente che si avranno sempre margini per avere rimorsi su quel che si fa. Credo che avere figli e nipoti ed essersi goduti la loro infanzia, averli educati e avviati sulla strada della vita sia impagabile. E che sia molto, molto più importante di aver raggiunto la vetta come manager.
Se lei fosse stata una manager e suo marito l’avesse lasciata, avrebbe un’indipendenza economica. Ma sarebbe disperatamente sola. Questo sì che sarebbe drammatico.
Mi torna in mente un’intervista su Specchio alla giornalista Myrta Merlino, a dicembre scorso: «Non è facile essere donna in carriera e mamma, mi sento sempre come se fossi al posto sbagliato, i miei figli odiano il mio cellulare».

Pari opportunità all’australiana – Un bel problema, per le missioni attive in Australia, a causa di un’interpretazione della legge sulle pari opportunità: non si può scegliere di assumere un cristiano in quanto cristiano, dato che significherebbe discriminare i non credenti. Quando l’uguaglianza vuole essere assoluta, si scontra con la realtà e cade nel ridicolo. Con effetti dirompenti: se in Australia una chiesa cattolica avesse bisogno di un prete, dovrebbe dare pari opportunità di assunzione anche a un musulmano? E una moschea che volesse assumere un imam dovrebbe permettere di candidarsi anche a cattolici ed evangelici?

Compleanni di giornata: Elisabetta, dall’Inghilterra.

Bambini adulti e adulti bambini

Profumi e balocchi – Si è preoccupata, l’associazione delle donne preoccupate per l’America (Concerned women for America), una specie di associazione evangelica USA per la difesa della famiglia, quando ha visto un sondaggio sul sito della Mattel, dedicato ai più piccoli e rivolto a tastare il polso al target di consumatori di giocattoli. Alla domanda sul sesso del visitatore, era possibile rispondere “sono una femmina”, “sono un maschio” o “non so”. Questa terza risposta ha fatto infuriare l’associazione, che ha accusato la Mattel di instillare l’idea che il sesso biologico non determini l’identità sessuale. Insomma, nella preoccupazione dei genitori USA c’era la presunta apertura all’accettazione della pratica omosessualità. La Mattel non è nuova ad accuse da parte degli evangelici USA: in particolare, si nota come Barbie – forse il prodotto più famoso dell’azienda – “favorisce una cultura materialistica, dove le uniche cose importanti sono avere una bella macchina, vivere ai Caraibi, sfoggiare forme perfette e indossare vestiti alla moda”. Tutte cose che portano lontano dal concetto di femminilità cristiana.
La Mattel, preoccupata per un eventuale boicottaggio (negli USA i cristiani convinti sono decine di milioni, quindi il rischio di una ricaduta economica negativa c’è), ha precisato che la domanda da cui è partita la polemica è frutto di un equivoco: in ogni sondaggio c’è la voce “non so”, anche se in questo caso poteva ingenerare interpretazioni diverse e sarebbe stato meglio scrivere “non voglio dirlo”.
Barbie come inno alla perversione? Ci viene difficile crederlo, ma comunque, in una società come quella in cui viviamo, nulla va escluso. Se è vero che l’opzione “non lo so” può essere davvero frutto di un equivoco, dall’altro lato bisogna dare atto ai fondamentalisti americani (anzi, alle fondamentaliste) che Barbie propone un modello diverso da quello cristiano. Ha una casa e accessori (abiti, auto) da favola, sorride sempre, ha una forma più che perfetta. In una parola: è finta. I bambini di tutte le epoche hanno avuto miti e favole, che sono serviti a farli crescere. A un certo punto, ovviamente, si sono dovuti confrontare con la realtà. Il problema quindi non sta tanto nel fatto che Barbie dà modelli sbagliati: sta nel fatto che oggi da un lato si pretende dai bambini che siano adulti e non abbiano grilli per la testa; e dall’altro si dà per scontato il fatto che gli stessi bambini abbiano il diritto a non crescere mai, e quindi gli adulti possano comportarsi in maniera infantile fino a quarant’anni e oltre. Quel che si insegna ormai è che non esiste nessun dovere, nessuna responsabilità. Solo diritti.
Insomma, paradossalmente: i bambini non possono più giocare o sognare, devono essere “grandi”. Gli adulti invece possono esimersi dal farlo.

In ogni lingua – L’obiettivo dei cristiani è trasmettere il messaggio di speranza dell’evangelo a ogni popolo e in ogni lingua: e tre notizie che si ricollegano tra loro mi hanno incuriosito.
Da un lato una missione impegnata in Indonesia, i cui operatori stanno aiutando nel concreto la ricostruzione post-tsunami, ma stanno anche studiando le cinquecento lingue presenti nel Paese. Studiare usi e lingua è un passo essenziale per portare il messaggio del vangelo: peccato che vari missionari stranieri non abbiano la stessa delicatezza non si comportino così in Italia…
E’ poi stata conclusa una nuova traduzione della Bibbia per l’India in lingua awadhi. Servirà a 20 milioni di potenziali lettori.
In Ciad invece iniziano le trasmissioni della nuova radio evangelica nelle lingue fulbe e kwong.
Possono sembrare banalità, ma rallegra pensare che ci sono missioni che si stanno muovendo per portare il messaggio di speranza dell’evangelo – come dice la Bibbia – “a ogni popolo”.

Allarme per i pc – E’ stato scoperto un “baco elettronico” che permetterebbe ai pirati informatici di accedere liberamente ai pc di ignari navigatori (potenzialmente, ognuno di noi). Tutto parte dalla scoperta che, attraverso una semplice immagine, è possibile far partire automaticamente un programmino che, appunto, apre la porta del proprio computer a estranei.
Siamo in pericolo quindi quando navighiamo, o quando riceviamo una foto per posta elettronica o via messaggio istantaneo: la foto potrebbe essere stata modificata. Quasi nessuno è immune, tra coloro che usano Windows come sistema operativo. La “toppa” sarà disponibile appena martedì, fino a quella volta la stessa Microsoft invita alla prudenza.
E così stavolta si rischia il contagio generale. E proprio attraverso le immagini, che sono sempre state un “punto franco”, un tipo di documento che ci dicevano inespugnabile, mentre bisognava preoccuparsi dei vari doc, pps, exe e simili.
Windows dimostra ancora una volta i suoi limiti, ma questa non è una notizia. Gli appassionati di Mc Intosh probabilmente esulteranno, o quantomeno tireranno un sospiro di sollievo. Gli utenti di Linux, sacerdoti dell’elettronica, sorrideranno per dire “ve l’avevamo detto”. Peccato che Linux non sia ancora così “accessibile”, sul piano della facilità di uso.
Il problema ora è cosa fare. Come dicevano gli esperti, il primo consiglio è quello di non usare Explorer, ma navigatori alternativi. Secondo, impostare la posta elettronica in maniera da non scaricare automaticamente le immagini. Terzo, usare il buonsenso. Quel buonsenso che invita a non credere alle offerte favolose, quel buonsenso che invita a non seguire i link proposti da sconosciuti, il buonsenso di non abboccare a qualsiasi bufala. Ma questo potrebbe essere un consiglio che, a ben guardare, non riguarda solo la difesa dalle “immagini maligne”. E che non riguarda nemmeno l’esclusivo campo elettronico: essere “prudenti come serpenti” è un consiglio che viene da lontano, e che ha fatto fare molta strada a chi l’ha seguito.

La Doulos in Sri Lanka – La nave di Operazione mobilitazione torna nello Sri Lanka e il presidente elogia il suo operato, rivelando di averla visitata da giovane e di aver beneficiato dei libri che vi ha trovato. Una bella soddisfazione per OM.
I dettagli qui.