Questione di educazione

Lo schiaffo dato da un insegnante può essere educativo. Il pm Maria Grazia Zaina di Udine ha chiesto al gip l’archiviazione per il docente di una scuola media denunciato per abuso di mezzi di correzione da una mamma, il cui figlio non voleva più tornare a scuola perché l’insegnante l’avrebbe preso per l’orecchio e gli avrebbe tirato uno schiaffo. Il ragazzo era stato punito con un “buffetto”, stando alla versione dell’insegnante, perché aveva ruttato (mi si perdoni il termine) davanti ai compagni. Il docente, secondo il pubblico ministero, prevede ancora uno ius corigendi, che permette di “sfiorare un bambino con un buffetto per educarlo”.
Una volta c’era la bacchetta in classe, per i dorsi delle mani di tante generazioni di studenti; era uno strumento di correzione comune, che faceva parte di un contesto diverso, dove anche a casa l’energia fisica veniva usata per educare. Oggi, dopo studi e controstudi, estremi da un lato e dall’altro cui si è passati negli anni, né il genitore né tantomeno l’insegnante possono intervenire fisicamente nell’educazione dei bambini.
Il bambino non è un adulto: sarà banale, ma forse certi educatori e teorici della correzione leggera non hanno focalizzato questo aspetto. La mancanza di maturità del bambino lo rende poco logico e non sempre ragionevole, per cui in certi casi non si può non intervenire in maniera fisica.

Non esiste una “misura” che possa fare da “norma”, e quindi, nell’intervenire (e nel valutare l’intervento da parte di chi sta fuori), è necessario usare il buonsenso. Come le forze dell’ordine in caso di pericolo possono intervenire per ridurre a miti consigli i facinorosi, senza ovviamente cadere in abusi, anche genitore e insegnante ne hanno la facoltà. Chiaramente deve esistere un limite, ma il limite per l’insegnante non significa libertà completa per l’allievo, tanto più che oggi i bambini si sono fatti fin troppo intemperanti: una volta bastava il timore dell’insegnante (o uno sguardo del papà) per fermare i ragazzi, mentre oggi si rende necessario che l’insegnante sappia farsi valere.

Uno dei principi che la scuola deve insegnare è proprio il rispetto delle regole di convivenza: esistono delle regole, intelligenti o meno, condivise o meno, che si possono cambiare ma che non si possono trasgredire. L’insegnante, di fronte a un bambino particolarmente vivace e trasgressivo, lo ha fermato con un atto fisico. In questo contesto, quel che stupisce di più è il comportamento della madre (del padre non si parla, peraltro). Il bambino piagnucola e non vuole tornare a scuola: è un bambino intemperante, e potrebbe non essere stata la prima volta. Ma la mamma indaga e scopre che il prof lo ha “picchiato”. Sapendo che il figlio è piuttosto vivace (oppure lo è solo a scuola?), sarebbe normale per la mamma informarsi sui perché del gesto dell’insegnante, supponendo che l’insegnante stesso non si diverta a tirare sberle a destra e a manca come un tirolese nelle danze tipiche.
Una volta scoperto il gesto di inciviltà del figlio, la madre avrebbe potuto – e, forse, dovuto – tirare un altro scapellotto al giovane, facendogli presente che aveva sbagliato nel mancare di rispetto ai compagni. L’idea nemmeno sfiora la madre, per la quale probabilmente il figlio ha diritto a fare sempre qualsiasi cosa (se ne ricorderà, quando le arriveranno a casa le prime multe per parcheggio in terza fila?). E così non trova di meglio che denunciare l’insegnante. Da genitore ci sarebbe stato da vergognarsi del figlio, dell’educazione che NON gli era stata data, dell’incapacità del figlio di stare in mezzo agli altri. Non l’ha sfiorata il pensiero che il figlio sia un incivile, che rischia di diventare un disadattato, che se oggi ha l’impunità nei confronti dei compagni e dell’insegnante domani sentirà di averla anche con i vigili, con le autorità e con i genitori.

Domani magari, davanti a eventuali rovesci nella vita del figlio, si chiederà “cos’ho fatto di male”. Oggi, intanto, ha portato in tribunale chi aveva tentato di mantenere suo figlio entro centri limiti che, evidentemente, a casa non aveva. Ce n’è abbastanza per un romanzo di Kafka.

L’insegnante potrebbe pensare a questo punto che il mondo è cambiato, e di essere rimasto indietro. Per quanto ci riguarda possiamo dire serenamente che, se il mondo è cambiato, non abbiamo nessuna intenzione di fare un passo avanti. Non almeno in quella direzione.

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Torino 2006 – Ultima puntata dello speciale quotidiano dedicato ai Giochi: con noi in onda Giuseppe Platone. Il direttore di Riforma ha tracciato un bilancio conclusivo delle attività evangeliche organizzate in occasione delle Olimpiadi invernali: un bilancio positivo tra concerti e iniziative comuni, che fa ben sperare per un prosieguo di migliore dialogo tra le componenti evangeliche della città. Prossima tappa, le paralimpiadi a marzo.
Anche la puntata odierna si può ascoltare online o scaricare per il podcast.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 27 febbraio, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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