Una via cristiana alla neurobica

L’intelligenza aumenta fino al 40% se ogni giorno impostiamo nella nostra routine almeno due piccole novità. Uscire dall’abitudine pare che faccia bene al cervello, perché la neurobica (l’allenamento del cervello) attiva le sinapsi e fa aumentare la massa cerebrale.

Lo dicono i risultati di chi si è sottoposto all’esperimento, nell’ambito di un reality della BBC: cambiare fa bene. A quanto pare, se il nostro animo tende alla tranquillità e all’assopimento, il nostro cervello è invece un vulcano in piena attività, e non ci sta a spegnersi. Certo, con un po’ di impegno (impegno “al contrario”, ossia disimpegno) si può anche fargli perdere smalto: non pensare, restare sempre nelle stesse regole (quelle che ci siamo imposti, non quelle frutto di un risultato di buonsenso) porta il cervello a perdere elasticità.
Saper guardare le cose da un nuovo punto di vista, stupirsi, incuriosirsi, saper cambiare per vedere oltre sono invece caratteristiche che ci portano a “rendere” di più.

Succede, alla fin fine, anche nella nostra vita di fede. E anche la vita di fede potrebbe trarre beneficio dai consigli che ci permettono di potenziare il nostro cervello. Magari personalizzandoli un po’. Proviamo a darne uno per ogni giorno della settimana.

Primo giorno. Se è vero che tutti i cristiani coerenti leggono con regolarità e frequenza la Bibbia, che è la fonte di ispirazione per chi ha deciso di vivere un rapporto personale con Dio, è altrettanto vero che non sempre la leggono senza filtri. Quindi il proponimento per il primo giorno è di leggere la Bibbia ogni volta come se fosse la prima, e ogni volta riflettendo sui vari possibili significati del testo, ma anche sulle possibili applicazioni pratiche del passaggio in quel momento specifico della propria vita.

Secondo giorno. Vivere la vita comunitaria senza schemi troppo rigidi, interagendo con le varie persone, tentando di conoscerle meglio, e non limitandosi a parlare con le solite persone. Magari cambiare posto, ogni tanto, in chiesa. E se siamo musicisti, cambiare l’arrangiamento ai brani: magari scopriremo sfumature diverse, che potranno valorizzare il testo.

Terzo giorno. Cambiare modo di parlare. Fare caso ai modi di dire comuni, ed evitarli. Tentare di farci capire anche a chi non è del nostro “giro”. Se un esperto di computer vi parlasse di software, trojan, router, probabilmente restereste perplessi. Così anche per chi non frequenta il nostro ambiente e sente usare in modo particolare termini come “non credente”, “mondo”, “sangue di Gesù”. Proviamo a usare altri vocaboli e modi di dire.

Quarto giorno. Dare retta agli altri. Prendere in considerazione il loro punto di vista, le loro osservazioni, anche le critiche. Magari non saranno azzeccate, ma ci permetteranno di allargare la nostra prospettiva.

Quinto giorno. Cambiare… arredamento ai nostri culti. Provare a invertire i fattori, il risultato non cambia. Sicuramente il culto, come viene proposto oggi, è frutto di un certo percorso liturgico, ed è fondamentalmente buono. Ma “buono” non sempre corrisponde a “migliore”, e lo scopo del cristiano è quello di crescere sempre.

Sesto giorno. Cambiare struttura alle nostre preghiere. Non facciamoci riconoscere, siamo creativi. Lodiamo Dio con forme e parole nuove. Sempre con rispetto e timore, ma senza usare i soliti termini che usiamo nella lode. Per i personaggi famosi di cui siamo estimatori siamo capaci di inventare gli slogan più vivaci ed efficaci, perché per Dio no?

Settimo giorno. Dire a Dio che lo amiamo, e dimostrarlo nel concreto. Ma davvero, stavolta: dando da mangiare agli affamati, immedesimandoci in chi soffre, invitando chi si sente solo.

Chissà, forse cambiando abitudini non diventeremo più intelligenti. Ma cristiani più coerenti, quello sì.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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Pubblicato il 14 aprile, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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