I veri malati

Un paese intero, gli USA, restano con il fiato sospeso per la sorte di un cavallo da corsa, Barbaro, il migliore degli ultimi trent’anni: si è spezzato una zampa e non si sa se ce la farà. Ci sarebbe materiale per un carnet di battute, ma purtroppo c’è poco da ridere.

Un paese intero freme per la sorte di un cavallo. Non un animale eroe, come il cane che ha salvato la vita a un bambino caduto nel fiume, o quello che ha richiamato i soccorsi abbaiando accanto al padrone in fin di vita: no, un semplice cavallo. Be’, semplice fino a un certo punto: un campione, ovviamente, un purosangue. Un po’ come un campione sportivo, insomma.

Solo che, fino a quando si fa male Ronaldo, o Totti, o il povero Pantani, è comprensibile attenzione (specie da parte degli appassionati) e anche, se vogliamo, pietà cristiana. Quando invece è un cavallo, stupisce che un paese si mobiliti.

Quel che colpisce è la mancanza di equilibrio. Ci sono persone che muoiono di fame ogni giorno. Ci sono bambini che soffrono ogni giorno negli ospedali. Ci sono malati in fase terminale che trascorrono i loro ultimi giorni da soli. Eppure c’è chi si preoccupa di un cavallo.

Il rispetto per gli animali è doveroso, e anche l’amore per gli animali non è sbagliato. Chi ha un cane che soffre, di solito, soffre con lui; è un normale sentimento umano, per niente riprovevole; quel che è meno condivisibile è spendere cifre ingenti per curare un animale, senza tener conto delle tante persone che muoiono perché non hanno i soldi per vincere il loro male. E allora il problema non è l’animale, siamo noi, vittime di una realtà che ci porta a minimizzare, appiattire, sbiadire quel che ci circonda e vedere solo il nostro problema. Quando si perde di vista il contesto, il proprio problema sembra enorme, insuperabile, prioritario: si tratti di un rapporto, un fatto, un impegno, un dramma, o della salute di un animale. I veri malati, però, siamo noi.

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23 maggio 1992
Quattordici anni fa, poco prima delle 18, un’esplosione chiudeva l’impegno civile di Giovanni Falcone, e spezzando la sua vita insieme a quella di sua moglie, Francesca Morvillo, e degli uomini della scorta. Cominciava una stagione drammatica, destinata a veder morire nel giro di poche settimane anche Paolo Borsellino: era il trionfo dell’antistato, come lo definiva Falcone stesso.

In quattordici anni le cose sono cambiate. Ci piace ricordarlo, questo giorno, pensando che il lavoro e il lascito civile di Falcone non siano stati vani. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 23 Maggio, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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