Tra progresso e dipendenza

Sono messi male gli studenti sudcoreani: da una recente ricerca il cellulare è considerato dalla maggioranza come indispensabile e ineliminabile dalla propria vita.

Quando la comunicazione diventa dipendenza, il progresso diventa un disagio. O meglio: progresso ed elettronica, come qualsiasi altro aspetto della vita e della società, sono fattori neutri, che vestiamo di utilità o di problematiche attraverso il nostro approccio. Forse qualcuno ancora ricorda la vita ai tempi del gettone telefonico: affascinante, a vederla oggi, ma scomoda sotto molti punti di vista. Prendere un appuntamento e aspettare, senza poter sapere se la persona arriverà perché, da quando si esce di casa, si è irreperibili.
Difficile farsi raggiungere, e in certi momenti la cosa diventava davvero critica: ma non c’era alternativa, né immaginavamo ci potesse essere.

Oggi è il contrario: nemmeno si suona più al campanello, si dà uno squillo al cellulare, che a sua volta suona come un’orchestra. Messaggi, chiamate, squilli infestano l’audio delle nostre giornate, e catturano la nostra attenzione: se ci sono, perché ci impegnano; se non ci sono per troppo tempo, perché ci preoccupiamo che il cellulare non funzioni o non prenda.
Rischiamo la dipendenza, a quanto pare. E qui l’essere umano dotato di raziocinio dovrebbe mettere in campo l’uso dell’intelligenza. Fino a che punto dire di sì? Il cellulare è comodo quando serve, ma rischia di non permetterci più un periodo ragionevole di concentrazione. Se suona, disturba; se non suona, ci distraiamo comunque preoccupati per l’inusitato silenzio. Stiamo diventando sempre più superficiali, e – in fondo – non sappiamo più dire di no, nemmeno a una macchina, con tutte le conseguenze del caso. Allora forse è il caso di chiedersi se è ancora il cellulare a servire noi, oppure viceversa. E agire di conseguenza.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 29 giugno, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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