Credenti, ma in cosa?

Un articolo della Stampa di ieri, che intervista Maurizio Ferraris, propone una prospettiva diversa sulla fede. Da filosofo laico, Ferraris lancia una domanda forse provocatoria, ma molto profonda.

«L’affermazione “io credo”, se non è seguita da un oggetto definito, non dice proprio niente, è più o meno come dire “io scommetto”: sì, ma cosa, di grazia? Non basta dire “credo”, bisogna anche specificare in cosa si crede, altrimenti non è credere».

Credere nel messaggio di Cristo, azzarda l’intervistatore, ma Ferraris non è convinto: «Sembra facile, messa così… un quarantenne che crede in Babbo Natale ha qualcosa che non va. Tuttavia, il credente continua a credere in Gesù adulto, che avrebbe compiuto azioni ben più importanti e francamente incredibili. È nato da una donna, è morto, è risorto, è ridisceso, è risalito, è uno e trino… Sono convinto che pochi cristiani credano a tutti questi contenuti dottrinali. Ma, allora, in cosa credono, esattamente?»

Polemico, forse, ma non ha torto. Spesso, tra cristiani, parliamo di “credenti”. Ma di rado definiamo in cosa, tanto che, quando chiediamo attorno a noi a qualcuno “sei credente?”, di solito risponde sì, anche se non è “credente” nel modo in cui lo intendiamo noi.
Anche il termine cristiano, a ben guardare, non è completo: seguace di Cristo, certo, ma in che modo? Anche i farisei erano seguaci di Dio, e zelanti, e proprio per questo hanno rifiutato Gesù. Anche i laici si dicono cristiani, perché la cultura che respirano è permeata da secoli di cristianesimo. Ma basta questo per essere cristiani?
Essere cristiani ha un significato ben preciso, stando alla Bibbia: significa aver ammesso l’impossibilità di dare un senso alla propria vita, il fallimento del proprio credo “fai da te”, e aver accettato il sacrificio di Cristo credendo che la sua morte ha lavato i propri peccati e la sua resurrezione dona vita a chi lo segue.
Questo è cristianesimo: riconoscere Gesù come unico Signore (e come salvatore) della propria vita.
Le differenze dottrinali, poi, per quanto rilevanti, sono secondarie. Ogni cristiano, ossia ogni persona che ha fatto questo percorso, e lo porta avanti ogni giorno con coerenza, è mio fratello. Questo mi insegna la Bibbia, questo pratico.
Anzi: confrontandomi con la diversità rafforzo la mia fede e arricchisco di nuove prospettive il mio punto di vista su molteplici aspetti della dottrina, ma anche della vita di tutti i giorni. Da essere umano posso avere una sola prospettiva, ma posso condividerla con altri e a mia volta prendere in considerazione quella di altri che stanno guardando lo stesso soggetto, in questo caso Dio.

Il problema è: quanti “credenti”, quante chiese, l’hanno capito? E quanti lo praticano? Proviamo a chiedere in giro, agli amici credenti, in cosa credono. Fate qualche domanda banale, non di cultura generale o biblica, ma proprio sulle basi della fede, cose scontate. Io ho provato. E comincio a dubitare di doverle definire ancora “scontate”.

—————————-

Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 21 novembre, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: