La contesa padovana

Ha fatto scalpore, a Padova, la visita del vescovo nelle scuole pubbliche. Andando con ordine: la scorsa settimana è giunta notizia che nelle scuole di Padova ci sarebbe stata la visita pastorale del vescovo cattolico Mattiazzo; il responsabile di uno degli istituti, visto il parere discorde di un certo numero di insegnanti e genitori, ha declinato l’invito, ma il dirigente scolastico di Padova ha ribaltato la decisione del preside, invitando il vescovo a rendere comunque visita alla scuola in questione.

Un gesto sicuramente poco corretto, da un lato per la presenza di una legge che impedisce attività di culto nelle scuole durante le ore di lezione, dall’altro per la poca considerazione di quella “autonomia scolastica” di cui ci si fa belli in questi ultimi anni, quasi che con i nuovi poteri delegati ai presidi le scuole medie possano diventare dei piccoli college all’americana: autonomia forse da operetta (specie per i risultati didattici che si intravedono nei neodiplomati), ma in ogni caso attiva, almeno sul piano delle decisioni di questo genere.

Una coppia di genitori evangelici ha lamentato l’iniziativa, che è rimbalzata tra coordinamento insegnanti evangelici italiani, Alleanza evangelica, coinvolgendo poi anche la federazione delle chiese evangeliche e, ovviamente, una parte delle chiese evangeliche del padovano, che hanno chiamato a raccolta quanti più credenti possibile, tentando di sensibilizzare chiese e associazioni nel tentativo di creare dietro a sé un fronte evangelico compatto.
Ne sono nati comunicati, lettere, petizioni al ministro – che pare sia d’accordo con il colpo di mano del dirigente scolastico – e la richiesta di poter manifestare contro la visita. Il diniego della questura – di questi tempi le manifestazioni religiose non sono viste di buon occhio, e il questore non avrà voluto rischiare – alla richiesta ha provocato una clamorosa reazione: per protesta i credenti si sono auto-imbavagliati davanti alle scuole, sollevando ovviamente l’interesse della stampa locale. Mentre il questore disponeva che il vescovo effettuasse le sue visite scortato dalla polizia, come se la (legittima) protesta evangelica potesse essere paragonata alle minacce islamiche.

Penso siamo in tanti ad aver subito, nel nostro percorso scolastico, messe, visite vescovili, preghiere del mattino, ore di religione, ore alternative, feste di carnevale; peraltro ne siamo usciti indenni, e forse formati: alcuni a un fastidio viscerale verso le forme religiose maggioritarie, altri confermati nelle proprie convinzioni di fede, ma con un bagaglio culturale in più. Personalmente ricordo quando il vescovo venne in visita alla mia scuola elementare: tutti gli studenti schierati in palestra ad ascoltare un messaggio peraltro rispettoso, senza riferimenti a santi o madonne né a conflitti di civiltà; ricordo che ero capace di intendere e di volere, dato che – per quanto avessi pressappoco dieci anni – ero rimasto perplesso da qualche aspetto dottrinale (ma forse più logico che altro) del suo discorso. Non credo i bambini di oggi siano più stupidi, inadeguati, o debbano per forza essere più impreparati della generazione nata nell’anno della Guerra dei sei giorni.

Ma ovviamente il problema di fondo non è questo. C’è una legge, ed è corretto farla rispettare. La battaglia per la laicità è legittima e condivisibile: nessuno, per legge, ha diritto a tenere manifestazioni cultuali in una scuola pubblica, e fanno bene gli amici padovani, se lo ritengono opportuno, a schierarsi, anche come chiesa (che un ruolo sociale, in un modo o nell’altro, è chiamata ad averlo).

Il problema, come per ogni nostra azione, sta tutto in una valutazione corretta di vantaggi e svantaggi, costi e benefici.
Se è vero che farsi sentire potrà dare una maggiore visibilità a realtà in debito d’ossigeno, sul piano della comunicazione, come quella evangelica, è altrettanto vero che per il corpo di Cristo non vale il motto “se ne sparli, purché se ne parli”.
E non possiamo non notare, con preoccupazione, l’interpretazione mediatica data dalle testate locali.

L’iniziativa in questione è stata riportata ieri in prima pagina sul Mattino di Padova, che non parlava di “giusta obiezione evangelica”, o di “laicità a rischio”. Il Mattino titolava “Il vescovo a scuola protetto dai blindati” e parlava di “Polizia schierata davanti agli istituti di Vigodarzere visitati da Antonio Mattiazzo, per paura di incidenti”, segnalando come è stata “Proibita la manifestazione dei protestanti, che si imbavagliano”.

Una prospettiva diversa ma scontata, allineata con la posizione della religione maggioritaria. Ed è la prospettiva che formerà l’opinione dei lettori padovani. Risultato: chi ha lanciato la protesta, correttissima, rischia di passare agli occhi della gente dalla parte del torto, anche se ha tutte le ragioni.

La battaglia legale è passata, prevedibilmente, nel campo mediatico. E sull’approccio mediatico per ora abbiamo ancora tanto da imparare. Vincere la battaglia legale e perdere quella mediatica equivale a una sconfitta: è la legge della comunicazione.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 24 novembre, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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