Una mano alla libertà

Si continua a parlare di libertà religiosa. Nelle scorse settimane avevamo riferito il commento ottimistico del ministro Ferrero in relazione alla legge che il parlamento sta discutendo. L’AEI esprime, a proposito del disegno di legge, un parere diverso, preoccupandosi per gli sviluppi per le chiese “senza personalità giuridica”, e questo pregiudicherebbe una serie di diritti per le chiese minori, o per quelle che per altri motivi – pur potendo – non hanno mai voluto richiederla.

La legge attuale consente ai “culti ammessi” certi vantaggi, se hanno il riconoscimento dello Stato. Dalla nuova legge ci si aspettava probabilmente una posizione più aperta nei confronti delle realtà non riconosciute, ma a quanto pare la linea prevista è diversa.

Se da un lato la legge aprirebbe nuove possibilità, dall’altro le escluderebbe per una serie di chiese di “serie b”. Per queste cambierebbe poco, e – se cambiasse – cambierebbe in peggio: meno diritti per i ministri di culto, meno diritti nei rapporti con i comuni (per esempio per ottenere un terreno su cui costruire). Un gap che va risolto, in fase di revisione del testo, prima che la legge preveda una disparità di trattamento.

Allo stesso tempo, forse, bisognerebbe interrogarsi. In Italia è invalsa da decenni la tendenza a dividere, frammentare, separare. Il contrario della “comunione fraterna” indicata dalla Bibbia, che pure tutti diciamo di leggere e di seguire. La comunione, quando c’è, viene vista come un optional, un di più, un lusso, anziché una realtà quotidiana, una priorità per chi si definisce cristiano.

Quando le chiese sono divise e non comunicano, mancano anche le energie per qualsiasi iniziativa che travalichi la mediocrità. Ne parliamo spesso. Ma, a quanto pare, non solo: manca anche un riconoscimento da parte della legge e delle autorità, che ovviamente non possono agire all’americana, ammettendo senza controlli ogni chiesa che si autoproclama tale. Non sarebbe utile, non sarebbe efficace, non sarebbe saggio.

Nella libertà democratica in cui viviamo esiste la libertà di aprire negozi, centri commerciali, scuole, palestre e – ovviamente – anche chiese, ma – da cristiani – dobbiamo chiederci se una realtà comunitaria indipendente, chiusa, scollegata da un contesto, non disposta a confrontarsi o ad allearsi con altre è davvero la volontà di Dio. O se non ci sia una punta di presunzione, settarismo, scarsa umiltà o eccessiva autoreferenzialità nella propria visione.

Forse, se vogliamo che la legge ci dia una mano, è il caso di darle a nostra volta una mano.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 30 gennaio, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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