L’imitazione pagana di Cristo

«A Carnevale mi travesto da Gesù»: una novità decisamente blasfema anticipa la festa pagana per eccellenza, ormai alle porte: un kit comprendente tunica sacra, barba, capelli lunghi e corona di spine. La denuncia parte dalla Stampa, che oggi dedica al caso una pagina intera.

Immancabile vespaio di polemiche: da parte della chiesa, che giustamente segnala come «sfruttano la mitezza della dottrina cristiana ma non osano mancare di rispetto all’Islam».
Le altre realtà ancora non si sono espresse (o non sono state interpellate), ma probabilmente l’indignazione sarebbe identica. Forse diversa nei modi, dato che – per esempio – le chiese evangeliche hanno sempre condannato con decisione la festa pagana. D’altronde suona quantomeno singolare accettare a mezza bocca il carnevale, festa degli eccessi, per poi condannare le esagerazioni che vi si commettono.

Certo, l’idea lascia perplessi; travestirsi a Carnevale da Gesù, o meglio da icona, denota una mancanza non solo di rispetto, ma anche di consapevolezza. Una superficialità disarmante, di cui peraltro non ci si può stupire troppo di questi tempi.

Eppure la notizia fa anche riflettere, in un certo modo. «Voglio imitare Gesù»: “magari!”, verrebbe da rispondere. Magari qualcuno tentasse di somigliare a Gesù, in una società come la nostra.
Ah certo: per chi ama i viaggi sarebbe l’ideale, potrebbe sorridere qualcuno. Ma non solo quello. Imitare Gesù comporterebbe una scarsa cura del corpo: dignità sì, salute anche, ma senza eccessi fatti di palestra, lampade, bisturi superflui. Chi volesse imitare Gesù non si preoccuperebbe del proprio fascino: Gesù non era fisicamente attraente né gli interessava piacere. Non insulterebbe chi lo sorpassa, ma anzi tenterebbe di essere conciliante anche di fronte a palesi ingiustizie. Non sparlerebbe dei vicini, ma darebbe sempre per primo la mano e il saluto. Non evaderebbe le tasse. Chi volesse imitare Gesù saprebbe quel che è giusto e quel che è sbagliato, senza bisogno di moralismi da un lato o di alibi dall’altro. Sarebbe capace di sacrificarsi per gli altri senza recriminare.
Chi volesse imitare Gesù non andrebbe in chiesa senza esserne convinto; non parlerebbe per partito preso, pur avendo tutte le ragioni per farlo. Chi volesse imitare Gesù comprenderebbe l’errore e non lo giustificherebbe, ma saprebbe correggerlo esercitando l’amore e non la condanna.

Travestirsi da Gesù costa meno di sette euro. Imitarlo costa molto di più.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 31 gennaio, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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