“Non farlo più”

Il paese del “non farlo più”: Paola Mastrocola individua con chiarezza e arguzia il problema dell’Italia di oggi. Che poi, a forza di dire “di oggi”, non ci rendiamo più conto di quanto sia invece già di ieri, di come un’intera generazione sia nata e sia stata cresciuta in questo contesto di deresponsabilizzazione. Tutto comincia con le migliori intenzioni, naturalmente. Per fermare un padre manesco un giudice restringe le facoltà dei genitori, che si ritrovano con le armi spuntate verso i figli in un’età dove la ragionevolezza non è ancora efficace per convincere a comportarsi civilmente. E così per la polizia, per gli insegnanti, per la chiesa e per ogni categoria. Lamentarsi per un estremo ha portato, nel tempo, alla difesa dell’estremo opposto, fino a costringere tutti ad abdicare dal proprio impegno e dal proprio ruolo.

Non vogliamo che nessuno faccia bene la sua parte, riassume infatti Mastrocola: la polizia, i genitori, gli insegnanti, e perfino le autorità ecclesiastiche. Non vogliamo, perché questo ci costringerebbe a una disciplina demodé, ma anche a prendere a nostra volta posizione chiaramente e con coerenza. Non possiamo lamentarci per l’assenza dei vigili e poi per la multa, quando blocchiamo il traffico con un parcheggio balordo. Scomodo, quindi, invocare la legalità: meglio lasciar passare.
Che, nella società delle velleità televisive, è evidentemente la cosa migliore: meglio tenersi le mani libere per cambiare idea spesso, seguendo la tendenza e i distinguo del momento, abili banderuole di una società che non vuole considerarsi adulta.

Ci stupiamo, quando qualcuno prende posizione. La chiesa, innanzitutto. La società non condivide la posizione sui Dico della maggior parte delle chiese cristiane, e fin qui siamo nella sfera del confronto democratico. Il problema è quando si tenta di imporre la sordina o il silenzio: “le idee dissonanti tienile per te”, sembrano dire i politici e molti benpensanti. condividiamo ma non vorremmo nemmeno sentirla. Fa male sentire una posizione di chi ha principi. E qui di democratico c’è poco.

Come cristiani sarebbe pericoloso se ignorassimo questa situazione. Si sente usare troppe volte a sproposito “Noi non siamo di questo mondo”, comodo alibi per giustificare la pigrizia intellettuale. In questo caso la citazione biblica è stringente: non accomodiamoci nella cultura superficiale “di questo mondo”, ma ribadiamo – “in questo mondo” – i valori, i principi, le risposte che come cristiani abbiamo ricevuto. Sempre che la nostra coscienza cristiana non sia ormai anestetizzata.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Pubblicato il 20 febbraio, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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