Due storie, una riflessione

Due storie particolari, in questo giorno di ponte. Per non appesantire con troppa cronaca una giornata che per molti è di festa, ma allo stesso tempo per riflettere.

Prima storia. Torino, due sere fa. Davanti alla fontana della stazione stanno seduti a chiacchierare italiani e stranieri in difficoltà. Persone che non hanno un posto, non hanno una famiglia, non sperano più. Con loro “la gentile” una donna che li raggiunge ogni sera per dare una parola di conforto, ascoltare, offrire del caffè e un panino, ma mai soldi. Soldi che rifiuta anche a un trentenne dell’est che voleva ubriacarsi. In cambio del diniego riceve, probabilmente non per la prima volta, una serie di insulti.

A difenderla si alza Vittorio, 43 anni, che lo rimette in riga. Sembra tutto finito, ma dopo qualche minuto lo straniero torna e spacca una bottiglia in testa a Vittorio: a nulla valgono le cure mediche: Vittorio muore dissanguato.
Chi è Vittorio? Uno dei tanti usciti dal carcere con l’indulto dell’estate scorsa.

Seconda storia. Europei di ginnastica ad Amsterdam. Trionfano le italiane Rossi e Giovannini, ma le protagoniste di questa storia non sono le due diciassettenni. L’attenzione si concentra sulla vicenda di Oksana Chusovitina, uzbeka, 32 anni, medaglia d’argento alle spalle dell’italiana. 32 anni sono tantissimi per chi pratica la ginnastica, ma lei continua: ha vinto i suoi primi trofei quando le sue concorrenti di oggi erano ancora in fasce. Perché continua una vita di sacrifici, dopo tanti successi? Non per dipendenza dalle telecamere, non per mania di strafare.
“Devo continuare per pagare i debiti”, dice. Nel 2002 scoprì che suo figlio Alisher, 3 anni, aveva contratto la leucemia, e da allora è una corsa continua per pagargli le cure.

Due storie diversissime, una riflessione comune. Spesso giudichiamo senza conoscere. L’ex carcerato uscito con l’indulto è un poco di buono, di cui non fidarsi, da cui non può venire niente di buono. E invece poi ci imbattiamo in un caso come quello di Vittorio. La ginnasta che a 32 anni insiste a competere è una fissata che non sa rassegnarsi alla sua età, o una drogata di visibilità. Poi ci troviamo di fronte al caso di Oksana. Grattando la patina di superficialità, vediamo che non sempre tutto è come sembra. Spesso lo è, ma non sempre: e, se ci asteniamo dall’approfondire, rischiamo di sbagliare, e magari di fare male, procurare dolore a chi ci circonda. Per questo, come cristiani, andare oltre la superficialità non è una possibilità: è un dovere morale.

—————————-

Da non perdere:
musica&parole, in diretta ogni giorno dalle 10 alle 11 su crc.fm
– I commenti quotidiani di media&fede

Pubblicato il 30 aprile, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: