Risparmiatecelo

Per favore, no. Cari amici dei giornali e delle tv, abbiate pietà di noi, della nostra intelligenza residua, dei nostri brandelli di dignità. Già ci tartassate ogni giorno sui quotidiani spacciando per essenziali servizi superflui, pettegolezzi, curiosità banali o idiote; già ci sorbiamo ogni giorno – ma quello, ammettiamolo, è evitabile – programmi di finti talenti e veri raccomandati, pacchi e reality che di vero hanno solo il giro di soldi che sta dietro. Se potete, consentiteci di mantenere un minimo di senso di decenza evitando di riferire ogni parola di ogni personaggio indegno.

Già ci siamo subiti la trafila di starlette che andavano a riferire al giudice di Potenza: vedere le vallette vezzose e trionfanti davanti a un tribunale ci è sembrato di cattivo gusto, ma abbiamo sopportato i loro ocheggiamenti perché la giustizia deve fare il suo corso.

Poi abbiamo visto un personaggio arrestato: arrogante verso tutto e verso tutti, è finito dentro prima per aver insultato una pattuglia di servitori dello Stato in servizio, rei di aver osato fermare la sua Bentley mentre guidava bellamente appeso al telefonino (se non è andata così, ossia se i militari hanno mentito, lo chiarirà il processo). Poi è tornato nelle patrie galere per la celebre inchiesta sulle foto, e anche lì ha avuto modo di far parlare di sé: un giorno elogiava l’arresto per la pubblicità procuratagli, il giorno dopo riferiva che non ci dormiva bene, poi invece che era un’esperienza da fare nella vita, poi ancora che non apprezzava il servizio, quasi si trattasse di un albergo scelto male. Ora, uscito, avrebbe potuto tacere e far tacere i media. Invece, trionfante, si permette di insultare i giudici, dando del talebano al pm che lo ha fatto arrestare. E tutti i media a riferire, senza filtro.

Diritto all’informazione? Forse, se la maggioranza dei lettori è interessato ai pareri del personaggio in questione. E forse è davvero così, ma solo perché qualcuno li ha abituati a soffermarsi sul superfluo, lasciando da parte le questioni importanti. Della siccità si parla per una settimana all’anno, in occasione di una campagna internazionale di sensibilizzazione. Le morti solitarie sono ormai un pezzo di costume, da utilizzare per inserire l’immancabile commento del sociologo di turno. Di tragedie si parla quando l’indignazione popolare tracima. Di scandali si parla quando monta la protesta. Poi tutto torna nell’alveo dell’indifferenza, rotta ogni tanto da qualche libro capace di sollevare il coperchio dell’indignazione (come il recente “Caste”, di Stella e Rizzo, edito da Rizzoli).

Se è così è perché non conviene a nessuno far pensare la gente troppo a lungo: non conviene ai politici, non conviene ai media stessi (il lavoro del giornalista è impegnativo, se fatto bene).
Meglio quindi se il resto del tempo è occupato da scandaletti, pettegolezzi, rimbambimenti per rendere sempre più banale e insensibile un pubblico che al filetto della sostanza ha imparato a esaltare la minestrina scipita del vacuo.

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Da oggi a giovedì non sarò in onda, e a musica&parole mi sostituirà Sara De Marco. Torneremo insieme con musica, notizie, approfondimenti e commenti venerdì 1 giugno.

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Da non perdere:
musica&parole, in diretta ogni giorno dalle 10 alle 11 su crc.fm
– I commenti quotidiani di media&fede

Pubblicato il 29 maggio, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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