Genitori normali

Si prospetta un’estate di lavoro per due diciassettenni della provincia milanese, sorpresi dai Carabinieri qualche notte fa a imbrattare un sottopasso: passeranno otto ore al giorno ad aiutare gli anziani e i disabili collaborando con le educatrici dei centri comunali. Fin qui, poco di strano, salvo una pena esemplare e utile nei confronti di un paio di ragazzini che si sono lasciati prendere la mano da suggestioni televisive o cattive compagnie. Certo, farebbe già notizia il fatto che il sindaco abbia deciso di punire, quando di solito si tende a sorvolare: eppure c’è una notizia ancora più sorprendente. Infatti con i tempi che corrono il sindaco, quando ha telefonato inviperito ai genitori dei due per annunciare la denuncia per danneggiamenti, non si sarebbe mai aspettato di sentirsi rispondere: «Una denuncia non basta: vogliamo una punizione che faccia capire ai nostri figli che le opere pubbliche vanno rispettate». E, tantomeno, si sarebbe aspettato di sentir insistere i genitori per pagare di tasca propria le spese di ripulitura del muro imbrattato.

Una volta, diciamo fino a vent’anni fa, era la normalità: se si combinava qualcosa, c’era il timore della reazione dei genitori, che di solito erano la prima espressione dell’autorità e della legalità. Certo, anche allora esistevano genitori capaci di dare ragione al figlio intemperante, ma erano esempi eclatanti, rari e comunemente riconosciuti nella loro valenza negativa. Oggi il padre galantuomo è raro più del figlio educato, e dobbiamo stupirci se alcuni genitori hanno voluto far impartire una sonora (e istruttiva) lezione a quei figli cui evidentemente avevano tentato di inculcare un’educazione, ma nei confronti dei quali qualcosa era andato storto. Niente di male: il colpo di testa può succedere anche al figlio migliore, con l’educazione più ligia. La differenza sta nella reazione: c’è quella che si risente, colpevolizza l’insegnante, la televisione, le cattive compagnie, l’autorità. E quella del genitore che si stupisce, si scusa e fa fronte comune con l’autorità per non dare al figlio una solidarietà diseducativa e fuorviante, convincendolo di poter contare anche in seguito sull’impunità.

Dovrebbe essere la normalità. Genitori a modo, educati, civili, che vorrebbero altrettanto civili i loro figli e sono disposti a pagare le spese dei loro errori, ma anche a fare il possibile per riportarli in un contesto di civile convivenza. Purtroppo sono casi rari, ma è incoraggiante che almeno ogni tanto qualche barlume di civile normalità – o meglio: quella che era la normalità, e che oggi si trova nell’archivio dell’anima – emerga ancora, per rassicurarci: nell’universo occidentale c’è ancora qualche genitore che ha letto il libretto di istruzioni.

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Pubblicato il 21 giugno, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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