Lavori accurati

A volte fa bene ribadirlo: apprezziamo, stimiamo e incoraggiamo le forze dell’ordine, che svolgono un lavoro spesso oscuro e bistrattato ma essenziale.

Però a volte ci viene da riflettere, come quando leggiamo il tourbillon di notizie sulla Bibbia di Provenzano. A più di un anno dalla cattura, i giornali annunciano la scoperta del “codice” che avrebbe permesso di riconoscere i destinatari dei celebri “pizzini”.

Scrive Repubblica, ma anche altre testate che in uno di questi foglietti «Dopo questa apparente invocazione religiosa, quelle che sembrano sigle per indicare gli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento. “P.bd 65” è Pietro Badagliacca. “N 25” è Nino Rotolo, “NN 164” è Nino Cinà, “Aless parente 121” è Matteo Messina Denaro, “30 gr” e “pic.” sono Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro… In questo elenco c’è anche un “Gius 76.” che si riferisce a Giuseppe Bisesi, uno degli emergenti fermati nel blitz della scorsa notte dai carabinieri di Palermo, mentre F 28 è il boss dell’Agrigentino Giuseppe Falsone».

Abbiamo letto e riletto: dice proprio «quelle che sembrano sigle per indicare gli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento». Immaginiamo la scena: all’arresto del boss, un pool con un numero imprecisato di esperti, la nostra FBI, si mette a studiare la copia della Bibbia di Provenzano. Dopo un anno e un paio di mesi, dopo decine di letture, di studi, di analisi, di confronti, di notti insonni su lettere, parole, iniziali, disposizione della frase, finanche errori grammaticali per comprendere se dietro a questo ci fosse una logica, uno degli esperti si alza e fa: «Ragazzi, ho capito una cosa. Fino a oggi ci siamo concentrati sulla dinamica delle parole di quei messaggi. E se invece il segreto stesse nelle citazioni?».

Un lampo di genio che provoca un terremoto: tutti si avventano a compulsare i messaggini del capomafia, scoprendo che in effetti nella Bibbia nessun libro può essere abbreviato con “P.bd 65”, “NN 164”, “Gius 76.”.

A vederla così sembrerebbe la scena di un film comico. Per questo suonerà impietoso, ma sarebbe opportuno scoprire chi ha espresso quel parere: «sembrano sigle per indicare gli autori del Vecchio e del Nuovo Testamento».

Due sono infatti le opzioni. Se l’hanno detto gli esperti, non ci stupiamo dei tanti casi insoluti che punteggiano la storia giudiziaria del nostro paese.

Se invece è stata un’agenzia che ha dato un’imbeccata proponendo un’interpretazione (sbagliata) del lavoro delle forze dell’ordine, è altrettanto drammatico: un giornalista scrive, gli altri copiano senza nemmeno controllare. Nulla da obiettare, una significativa lezione di giornalismo.

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Pubblicato il 29 giugno, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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