Seconda vita su misura

Cambiano i campi di missione, e il mondo cristiano non può non rendersene conto. A fare il punto su un nuovo fenomeno che offre potenzialità di diffusione del messaggio del vangelo è Civiltà Cattolica, quindicinale dei Gesuiti, dove in un articolo ci si chiede: “C’è (cyber)spazio per Dio?”. La domanda nasce sull’onda del successo di Second Life, la nuova frontiera dell’interazione online.

Civiltà Cattolica ricorda che dietro agli avatar, i personaggi creati a propria immagine (o seguendo le proprie aspirazioni) ci sono persone reali che forse sono alla ricerca di Dio e della fede. Per questo su Second Life “ogni iniziativa capace di animare positivamente i residenti è da considerare opportuna: la terra digitale, a suo modo, è anch’essa terra di missione”.

Su Second life sospendiamo il giudizio: l’iniziativa è troppo giovane e in pieno boom, e questo rende ancora difficile delineare il suo vero profilo e la direzione che prenderà. Il successo di questa iniziativa, infatti, ricalca quello tributato uno dopo l’altro, con cadenza quasi annuale, ai forum, alle chat, ai blog, alla messaggistica istantanea, alle telefonate online, e bisognerà aspettare che passi la moda per comprendere al meglio le potenzialità del mezzo e le intenzioni dei superstiti, come la presenza e l’interazione si rimodulerà. Oggi, per fare solo alcuni esempi, ci sono locali commerciali, radio e perfino movimenti politici che, sull’onda dell’interesse sollevato dai media, sono sbarcati nel mondo parallelo di Second Life; più di qualcuno comincia già ad accorgersi che Second Life non funziona come il mondo reale.

La preoccupazione dei Gesuiti è quindi eccessiva o prematura? Crediamo di no.
Se infatti le caratteristiche di Second Life non sono ancora ben definite, già oggi possiamo individuare alcuni aspetti che non vanno trascurati.

A partire da un dettaglio essenziale: nella maggior parte dei casi chi si crea una vita virtuale lo fa perché non è soddisfatto della vita reale. Second Life è l’ideale, su questo piano: una sorta di vita virtuale a tutto tondo con tanto di segnaposto a propria immagine, in un mondo parallelo che è un po’ forum, un po’ blog, un po’ chat, e permette di essere quel che non si è nella vita reale, magari cogliendo qualche opportunità che nella concretezza di tutti i giorni non si è mai avuta, oppure si è persa per la mancanza di coraggio. Dietro all’avatar l’impiegato reale può trasformarsi online in un pierre rampante, la bruttina in una vamp, il timido in un compagnone, e dare un senso diverso alla propria vita, anestetizzando l’insoddisfazione professionale, fisica, umana. Chi si crea una seconda vita cerca qualcosa di diverso, qualcosa di più, qualcosa di meglio: un incontro, una risposta, una soluzione.

Insomma, sono persone che cercano: un campo di missione ideale. Certo, è importante che i missionari siano in grado di ascoltare, comprendere, venire incontro: è infatti l’unico modo per avvicinare le persone che cercano, aiutandole a passare dalla seconda vita a una nuova vita. Una vita che duri più di un click.

Pubblicato il 27 luglio, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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