Esposti al peggio

Neonati abbandonati, a Milano un’altra ruota: spiega il Giornale che dopo quella della clinica Mangiagalli, anche l’ospedale Predabissi di Melegnano si doterà nel giro di qualche mese di una struttura capace di accogliere i neonati rifiutati, per qualche motivo, dai genitori. Una pratica che ricorda tempi passati, quando la società era divisa in classi e gli amori impossibili, quando sfociavano in una gravidanza, comportavano la necessità di un abbandono del bimbo. E allora erano tristemente comuni le scene di donne che discretamente lasciavano il piccolo nelle ruote dei monasteri o (più di recente) degli ospedali, certe che sarebbero stati accolti, accuditi, allevati e cresciuti in maniera dignitosa. A quanto pare, stando alla necessità di allestire posti di accoglienza per neonati abbandonati, la pratica sta tornando pericolosamente in evidenza.

Ed è curioso. Perché quando guardiamo un film che parla dei secoli passati, ci sentiamo, in fondo, migliori, più evoluti, più civili, più intelligenti e meno ingenui. Abbiamo la tecnologia, abbiamo superato le regole, possiamo fare quel che vogliamo e nessuno può dirci nulla, perché ognuno sa, o dovrebbe sapere, quel che è il suo bene, e la stessa strada non va bene per tutti.

Oggi, nel XXI secolo, lontani dalle monache di Monza e perfino da una società alla Albero degli zoccoli, dopo secoli di evoluzione sociale, ci troviamo a riscoprire le culle degli esposti. In versione hi-tech, naturalmente, ma pur sempre ruote degli abbandonati: rispolverate in fretta per evitare di trovare altri bambini per la strada, nei cassonetti, e ora anche nei centri commerciali.

Eppure la società non è più invasiva come un tempo, non esistono praticamente più le storie impossibili tra nobili e serve, o viceversa, che dovevano venir tacitate a ogni costo; non esistono più obblighi famigliari così cogenti da cambiare la vita, e i conventi sono solo per chi lo desidera.

Abbiamo una maggiore libertà, sicuramente, e questo ci fa tirare un sospiro di sollievo rispetto ai doveri e alla ragion sociale che affliggevano anche solo i nonni. La libertà c’è; il problema, semmai, è che manca la capacità e la responsabilità per gestirla nel modo più opportuno. L’essere umano è rimasto lo stesso: più tecnologico, ma con i soliti difetti e i soliti limiti.

Pubblicato il 29 agosto, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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