Imbarazzi stellari

Scrive oggi Massimo Gaggi nella sua rubrica “Visti da lontano” sul Corriere: «Problema: come esaminare e catalogare tutte le galassie – almeno un milione – che possono essere osservate con gli strumenti oggi a disposizione? Il progetto… rischiava di arenarsi: costosissimo e con un’intensità di lavoro troppo elevata per qualunque team di astronomi (in questo caso il computer non può in alcun modo sostituire l’occhio umano).
Soluzione: rivolgersi agli astronomi dilettanti… breve corso online sulla morfologia delle galassie e poi i volontari hanno iniziato il lavoro di catalogazione… Gli astronomi speravano nell’aiuto di un consistente drappello di volenterosi. Invece il sistema informatico è saltato fin dal primo giorno per lassalto di migliaia di entusiasti dell’osservazione del cosmo. Oggi, poco più di un mese dopo, sono ben 85 mila i volontari che partecipano a questa specie di mappatura del Dna del cosmo».

Decine di migliaia di volontari, per pura passione, hanno accolto con entusiasmo l’appello a seguire un corso, prepararsi, per poi passare ore sul web a catalogare le stelle, con passione e – si può immaginare – pazienza certosina. Si tratta di un lavoro vero e proprio, anche se effettuato gratuitamente, che richiede ordine, meticolosità, precisione, costanza, responsabilità.

Decine di migliaia di persone, per puro amore di un hobby, decidono di dedicare tempo, energie, risorse e attenzione a un progetto tutto sommato fine a se stesso. Eclatante.
E in campo cristiano? Non vogliamo essere pessimisti, per cui vi proponiamo di improvvisarvi sondaggisti voi stessi. Provate a chiedere alle missioni attive in campo sociale o evangelistico, quelle che dipendono proprio dalle forze dei volontari. Provate a chiedere su quanti collaboratori possono contare stabilmente. Provate a chiedere quanti di questi si impegnano con costanza. Provate a chiedere quanti di questi hanno accettato senza sbuffare un corso, magari noioso, per prepararsi a gestire un programma complicato di amministrazione, o per imparare a usare bene lo scanner per qualche specifico – ma magari banalissimo – incarico. Provate a chiedere quanti di questi vengono regolarmente, mantenendo fede all’impegno preso. Provate a chiedere quanti di questi lavorano con ordine, meticolosità, precisione nell’inserimento di semplici dati in rete, alleviando la missione da incombenze di secondo piano e permettendo così di allargare l’opera su altri fronti.

Sì, perché più di qualcuno resta deluso quando scopre che anche le missioni e le chiese hanno bisogno di qualcuno che faccia la fila in posta o risponda al telefono. Spesso non ci si rende conto, infatti, che anche la fotocopia, la cura dei conti, la compilazione di un modulo amministrativo o l’inserimento dati in rete può essere un servizio cristiano. Un servizio che possono fare quasi tutti, ma non per questo meno importante: un servizio di retrovia ma tanto prezioso che, in assenza, l’opera rallenterebbe, subirebbe ritardi, o addirittura si fermerebbe.

Provate a chiedere quante missioni possono contare non su migliaia, non su centinaia, non decine, ma almeno su una mezza dozzina di persone di buona volontà, costanti, coscienziose, disposte a prepararsi e a impegnarsi in prima linea ma anche dietro le quinte.
Provate a chiedere, e stupitevi della risposta. Altro che stelle: a volte noi cristiani dovremmo eclissarci dalla vergogna.

Pubblicato il 31 agosto, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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