Prima di indignarsi

A volte la rassegna stampa è particolarmente impietosa, capace di proporre a stretto giro due notizie diametralmente opposte.

Prima notizia. Giovedì 20: in seguito alle polemiche per la presenza a titolo personale su un volo di Stato a margine del Gran Premio di Monza, il funzionario Riccardo Capecchi si dimette.
«Ero su quel volo di ritorno da Milano – ha scritto al sito Dagospia -… dopo aver partecipato a titolo strettamente privato al Gran Premio e tengo a precisare che ero in possesso di un biglietto regolarmente acquistato… Sono certo di non aver commesso alcun illecito o violazione di legge ma consapevole tuttavia di aver compiuto una leggerezza: mi è ben chiaro che non tutti hanno l’opportunità di salire su un volo di Stato in alternativa ad un volo di linea solo per risparmiare alcune ore di attesa… E credo anche che nella vita si debba essere conseguenti e che i comportamenti individuali anche del più piccolo collaboratore, quale io sono, non debbano in alcun modo inficiare ruoli ed istituzioni, esse sì importanti e prestigiose. È per questo motivo che ho già ritenuto opportuno rimettere in modo irrevocabile il mio incarico presso la presidenza del consiglio».

Dimissioni vere, irrevocabili, che qualcuno maligna dovute alla prossima scadenza del contratto a termine, e qualcun altro ironizza siano state presentate solo dopo essere stato scoperto. Sia come sia, un comportamento così esemplare da sembrare britannico, e che stride con le motivazioni ufficiali e le scuse dei politici presenti sullo stesso volo: ovviamente con pieno diritto, ci mancherebbe, perché negli ultimi cinquant’anni di storia italiana è difficile ricordare un politico che abbia ammesso di aver sbagliato.

Altro giorno, altra storia. Venerdì 21: Carlo Burlando, presidente della regione Liguria, viaggia contromano per un chilometro su una superstrada, creando il panico tra le auto che circolavano nel verso corretto. Come scrive oggi Repubblica, all’arrivo della polizia ha esibito non la patente ma un tesserino da parlamentare (scaduto, per giunta), né ha ritenuto di scusarsi: “ammetteva quanto sostenuto dagli utenti senza dare un giustificato motivo alla manovra effettuata”, scriveranno poi gli agenti.
Dopo una febbrile consultazione con la centrale, gli agenti non hanno elevato nessuna multa perché «La pattuglia, non avendo comunque accertato l’infrazione in oggetto, si asteneva dal contestare alcun tipo di sanzione, limitandosi ad informare il comandante telefonicamente». Tutto qui.

La parte forse più significativa riguarda l’atteggiamento della massima autorità regionale ligure: dopo aver rischiato di provocare un frontale su una superstrada, di fronte ai passeggeri dell’altra auto comprensibilmente terrorizzati e sotto shock: «Raccontano i tre di essersi avvicinati furibondi alla macchina per prendersela con il guidatore. E che quello restava chiuso all’interno dell’abitacolo, ignorandoli, il telefonino incollato all’orecchio».

Il piccolo funzionario si dimette per aver preso posto su un volo che comunque altri avevano comodamente organizzato a loro beneficio; il presidente, dopo una manovra con la quale ha seriamente rischiato di sterminare una famiglia, non scende a prestare soccorso e nemmeno si scusa, aspettando di esibire i simboli del suo potere.

Impossibile, di primo acchito, non solidarizzare con il primo e non stigmatizzare il comportamento del secondo. Prima di scagliare la evangelica pietra, guardiamoci dentro. E chiediamoci quante volte abbiamo reagito con coerenza, fino alle estreme conseguenze. Certo, non è necessario essere in guerra costante con il mondo, ma ci sono momenti in cui il nostro “no” deve alzarsi: se non si alza non verrà percepito come disinteresse, ma come approvazione per un sistema, un modo di fare, una comunella di interessi opachi.

Chiediamoci, per converso, quante volte abbiamo avuto la tentazione di avvalerci di prerogative, piccole autorità, ruoli di comando spicciolo, per saltare una coda, eludere un pagamento, aggirare un divieto. Il “lei non sa chi sono io” si può declamare a diversi livelli, ma il piccolo intrallazzo di provincia non è eticamente più corretto di un vantaggio miliardario a Bruxelles.

Prima di essere categorici guardiamoci dentro. E chiediamoci se, nella nostra vita di cristiani, siamo più spesso Capecchi o Burlando.

Pubblicato il 21 settembre, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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