Religioni verdi

Piccola raccomandazione: ricordatevi, domani sera, di aggiornare l’orologio. Torna infatti l’ora solare, che ci accompagnerà fino a primavera. L’obiettivo di questo spostamento, come ci raccontano spesso, è il risparmio energetico, sfruttando al meglio sia in estate, sia in inverno le ore di sole, che incidentalmente sono anche quelle più produttive.

Alzi la mano chi ricorda così, a mente, se le lancette andranno spostate in avanti o indietro di un’ora: in effetti è difficile da ricordare, quantomeno perché suona innaturale allungare o accorciare la giornata “truccando” l’orologio (per togliervi dall’imbarazzo, comunque, si torna indietro di un’ora).

Ma non c’è solo questo: come segnala La Stampa, «torna l’ora solare e un italiano adulto su sei accuserà qualche disturbo da “accorciamento delle giornate”, cioè dalla diminuzione delle ore di luce, una sorta di depressione stagionale».

Scopriamo così che, stando a uno studio della rivista “Current biology”, «il nostro orologio interno impiega infatti parecchie settimane (almeno sei in autunno con l’ora solare, quattro in primavera) per adattarsi al cambio»: il responso arriva da un «doppio esperimento per valutare gli effetti del passaggio dall’ora solare all’ora legale e viceversa (in primavera ed autunno rispettivamente)».

Si tratta di una semplice ora, una di quelle tante ore che talvolta perdiamo davanti alla televisione, o in coda alla posta, o soffermandoci davanti alle vetrine; eppure pare proprio che «quello spostamento di una sola ora che tutti tendono a sottovalutare, spiega Till Roenneberg della Ludwig-Maximilian University a Monaco, in realtà ha effetti “dirompenti” sui ritmi endogeni del nostro corpo, che non si risolvono nel giro di qualche giorno come gli esperti tendevano a sostenere».

Infatti «il nostro organismo ha un complesso meccanismo di sincronizzazione regolato dall’orologio biologico che, situato nel nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo e collegato ad orologi periferici dei diversi organi, è fondamentale per mantenere le nostre normali funzioni fisiologiche in sincronia con l’ambiente esterno, per esempio il sonno di notte, la veglia e le diverse performance cognitive durante il giorno. L’orologio è normalmente sincronizzato su un ciclo di circa 24 ore (ciclo circadiano) dettato dall’alternanza luce-buio nell’ambiente. La sincronia si instaura tramite l’informazione luminosa che viene convogliata al cervello tramite l’occhio».

Roenneberg «ha osservato 50 persone per otto settimane nei due cambi di ora annuali, evidenziando che i pattern sonno/veglia subiscono degli scossoni dovuti in parte proprio al fatto che al risveglio non troviamo l’alba, scossoni che si fanno sentire soprattutto tra gli habituè delle ore piccole. Dunque, quel cambio marginale si amplifica nel corso delle stagioni e il nostro corpo, conclude l’esperto, non si adatta affatto ad esso».

Il consiglio degli scienziati, per la verità piuttosto scontato, è quello di dormire di più nel periodo di passaggio tra ora solare e legale (e viceversa).

A prescindere da questo, lo studio e i suoi risultati fanno riflettere anche per un altro aspetto. Quella macchina perfetta che è l’organismo umano, checché ne dicano gli scettici, è capace di mille adattamenti ma risente di modifiche radicali nel suo assetto, e lo fa con reazioni talvolta comprensibili, talvolta inimmaginabili. Questo dovrebbe farci riflettere sull’importanza di tenere in arnese e avere cura di questo strumento prezioso e delicato, per usarlo al meglio e – in caso – prepararlo al peggio.

Ma la questione solleva anche un altro problema. Il cambio dell’ora è forse uno dei più elementari e longevi sacrifici che il mondo occidentale (ma non solo) ha elaborato, da tempi non sospetti, per risparmiare energia o migliorare l’ambiente. La domanda che ci si può porre, visti i risultati della ricerca, è se davvero ne valga la pena.

Fateci caso: in questi ultimi tempi sentiamo lanciare quotidianamente allarmi e snocciolare accorate geremiadi da parte di presunti profeti ecologici, talvolta con poche competenze, capaci di venir smentiti nel giro di poche ore. Talvolta d’istinto, complice una comunicazione che ammanta certi comportamenti come “gesti di civiltà”, si tenderebbe a seguire le indicazioni con slancio, adattandosi di buon grado a “nuovi stili di vita più sostenibili”.

Essere rispettosi e consapevoli, anche sul piano ambientale, è sicuramente civile – e, in ultima analisi, perfino cristiano -, ma in questo come in altri settori un cristiano non dovrebbe mai perdere equilibrio e prospettive: l’ecologia non dovrebbe diventare una priorità, un’ideologia, una religione, un fine cui tendere “per un mondo migliore”, anziché un mezzo per vivere meglio. Di integralismi al mondo, ce ne sono già troppi: non sentiamo proprio il bisogno di aggiungerci i fanatismi verdi.

Pubblicato il 26 ottobre, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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