Archivio mensile:dicembre 2007

Bilanci e speranze

È stato un anno intenso in campo evangelico, il 2007: come ogni anno, tra luci e ombre.

È stato un anno drammatico come pochi altri di recente: impossibile non ricordare la strage di Malatya, i tre missionari evangelici uccisi in Turchia da un gruppo di giovani integralisti islamo-nazionalisti a aprile scorso (il processo è in corso in questi giorni).
Ma è stato anche l’anno del killer del Colorado, meno di un mese fa, che ha sparato in una sede di Gioventù in missione e in una chiesa locale, provocando quattro morti (e venendo a sua volta ucciso). Impossibile non registrare, come ormai purtroppo dobbiamo fare da anni, gli oltre duecento milioni di cristiani perseguitati nel mondo, che periodicamente salgono agli onori delle cronache – e più spesso agli orrori delle cronache – per pestaggi massacri subiti, chiese bruciate, arresti di massa: India, Uzbekistan, Cina, Afghanistan, Algeria, Nigeria, Corea del Nord, Indonesia sono paesi che abbiamo imparato a conoscere bene, sotto questo aspetto. In Afghanistan un’intera comitiva di volontari evangelici coreani è stata rapita e poi rilasciata, dopo un drammatico periodo di detenzione nel corso del quale hanno perso la vita due credenti.
E, per restare in zona, probabilmente molti di noi hanno ancora negli occhi quel drammatico video amatoriale girato in India, che documenta l’irruzione di un gruppo di giovani estremisti nella casa-chiesa di un pastore evangelico, e il pestaggio feroce dell’uomo.
Uno spiraglio di miglioramento si è avuto a novembre, quando l’Unione europea si è espressa fermamente contro le violenze ai cristiani: una pressione che andrà a toccare i governi locali, spesso complici o quantomeno acquiescenti rispetto alle drammatiche vicende che toccano ai cristiani di quei Paesi.

Non ci sono state solo cattive notizie, però: nel campo della musica abbiamo visto, in Italia, la data del tour dei Delirious, una Ornella Vanoni sempre più esplicita nel parlare della sua fede, la nascita del coordinamento di artisti cristiani “la Piattaforma” per una musica cristiana di qualità, il Christian Artists nella nuova sede di Acquasparta, il concerto Kirk Franklin a Novara, e l’atteso arrivo di Michael Smith a Milano e Napoli.

Anche sul piano sportivo ci sono stati momenti di soddisfazione con le vittorie e – soprattutto – la testimonianza del fuoriclasse milanista Kakà (insieme al suo clamoroso annuncio, che continua a far parlare: “una volta lasciato il calcio vorrei fare il pastore evangelico”), e ancora le interviste sulla conversione di Le Grottaglie: sono solo i due nomi più noti degli Atleti di Cristo, che hanno aiutato anche gli altri atleti cristiani a trovare spazio sui quotidiani locali con la loro vita di fede.

E poi, a proposito di buone notizie, la Bibbia ha raggiunto il traguardo della traduzione in 2426 lingue, milioni di persone sono scese in piazza per la famiglia (in Italia e, ora, in Spagna) o contro il gay pride (in Brasile); a giugno c’è stata la prima manifestazione di piazza dell’Alleanza evangelica, sul tema della laicità, e la “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e per la libertà religiosa nel mondo”, organizzata il 4 luglio in piazza Santi Apostoli a Roma da Magdi Allam, che a quanto pare tiene ai cristiani perseguitati più di molti cristiani.

Luci e ombre sul piano comunicativo: da un lato il lutto a TBNE per la scomparsa della nota conduttrice, Nora Hall, la chiusura di Voce della Bibbia dopo 46 anni di servizio radiofonico, una Rai sempre allergica alla presenza evangelica e quotidiani che non sempre hanno saputo raccontare al meglio la nostra realtà; dall’altro vanno registrati la nascita della web-tv evanTV, i cinquant’anni di crc che rilancia con il suo impegno e ormai si estende oltre la semplice radiofonia, numerosi articoli competenti, o almeno interessati, relativi alla fede e all’ambiente evangelico italiano.

In una prospettiva più generale possiamo convenire con Paola Mastrocola che nei giorni scorsi sulla Stampa parlava del 2007 come dell’anno della sciatteria: siamo vittime del “fa lo stesso”, ed «è questo “fa lo stesso” che ci degrada e impoverisce, rendendoci poco degni di noi, dei nostri compiti. Niente fa mai lo stesso, e sono proprio i dettagli a segnare la differenza».
Nel 2007 in campo cristiano abbiamo purtroppo visto talenti, doni, conoscenze e professionalità trascurate. Trascurate per colpevole indolenza, giustificata con un fatalistico “tanto Dio provvederà”. Trascurate per una scelta di vita che privilegia il lavoro, e offre a Dio gli avanzi del proprio tempo e delle proprie capacità. Trascurate per orgoglio, seguendo la logica del “meglio un lavoro fatto male da me, che un progetto serio gestito con altri”, che nel 2007 ha fatto fiorire una pletora di progetti cristiani apprezzabili ma velleitari e poco consistenti.

Nessuno di noi è capace di fare tutto, né è chiamato a fare tutto. Siamo chiamati a dare l’eccellenza – in termini di impegno, tempo ed energie – nel nostro campo, e a farlo senza riserve; per il resto, siamo chiamati a operare insieme ad altri, che hanno doni diversi, per compensare le nostre carenze, senza ostinarci a fare quel che non ci è dato di fare.

Sfortunatamente per noi e per il nostro orgoglio autarchico, Dio ci ha voluti come parti di un corpo, e non come particelle di sodio nell’acqua. Potrebbe essere incoraggiante, nel 2008, verificare una seria presa di coscienza in merito.

Sorpassi e riflessi

Il sorpasso è avvenuto: il giorno di natale – segnalava il Corriere – gli inglesi che hanno comprato online sono stati più di quelli che sono andati in chiesa: tre milioni e mezzo contro due milioni e settecentomila.

Il dato è sintomatico, e naturalmente non riguarda la valenza che si vuole dare al natale, ma una tendenza preoccupante. Fino alla scorsa generazione il natale, in qualunque modo lo si volesse intendere, era comunque un giorno di festa, di pausa, di riposo, forse anche di riflessione (ma più spesso, obiettivamente, di bagordi), con o senza culti al mattino o messe a mezzanotte. Il “regalo” era un di più, un modo per esprimere affetto e vicinanza, per dare gioia anche in maniera concreta oltre che con l’amore e la presenza.

Come spesso accade quando mancano dei valori forti alla base di un’usanza, causa ed effetto si sono invertiti: così il regalo, che doveva essere una conseguenza di un sentimento più profondo, è diventato il senso stesso del natale, tanto da convincere a passare la giornata – o una parte della giornata – in rete a cercare oggetti a prezzo scontato. La scelta di un prodotto richiede un certo tempo per sfogliare il catalogo online, confrontare le caratteristiche, valutare le offerte, verificare i limiti dei modelli, e così via: tutto tempo che in questo caso viene sottratto alla conversazione, alla compagnia, al gusto di stare insieme.

Forse, però, un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi. Per decenni ci siamo preoccupati di demolire la tradizione natalizia in quanto poco biblica, nel tentativo di annullarla, senza proporre in alternativa nulla di costruttivo.

Probabilmente più di qualcuno di noi guarda con soddisfazione il fatto che il natale sia sempre meno sentito sul piano spirituale. Dottrinalmente non è un errore, ma le conseguenze di un fine anno senza natale sono anche queste.

Percorsi d’artista

Si è guadagnata spazio sulla prima pagina del Corriere della Sera l’ultimo sviluppo spirituale di Lucio Dalla, espresso in un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico online Petrus.

Il titolo, “Con l’Opus Dei contro l’ateismo”, non riassume nel modo migliore le sue dichiarazioni, facendo passare il tutto come una presa di posizione per una banale crociata. Non è un’intervista religiosa né politica, è qualcosa di più. Certo, il cantautore bolognese afferma, sì, di non essere mai stato marxista e di ammirare Escrivá de Balaguer; ma ha espresso anche una posizione più articolata. E non parliamo, naturalmente, di frasi dal sapore un po’ sincretistico: «Nessuno può impedire all’uomo di aspirare al divino. Dio è in ogni luogo, nel volto degli uomini, nel sorriso di un bambino, anche in una canzone ben eseguita», o «Io credo nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione».

Lucio Dalla, segnala il Corriere, “cerca Dio”: «La ricerca del divino e della trascendenza fanno parte della natura umana», ha dichiarato.

Il personaggio, spacciato per comunista e poco incline alla spiritualità, riserva più di qualche sorpresa a chi guarda il suo percorso con attenzione e, possibilmente, con un po’ di sensibilità: le frequenti le citazioni di Dio, in contesto e fuori contesto, con una predilezione particolare per Gesù dimostra una ricerca costante, dall’inizio degli anni Settanta, per arrivare a una accentuazione, più che a una svolta, nel 2007 con un disco che la critica ha definito mistico, dove – novello Don Camillo – parla a un crocifisso: «Io non ho dubbi Tu/ esisti/ e splendi con quel viso da ragazzo con la barba senza età… di cercarti io non smetterò/ abbiamo tutti voglia di/ parlarti mi senti/ mi senti…».

Un percorso di avvicinamento che va tenuto in considerazione e rispettato. E, se ne siamo capaci, apprezzato.

Percorsi d'artista

Si è guadagnata spazio sulla prima pagina del Corriere della Sera l’ultimo sviluppo spirituale di Lucio Dalla, espresso in un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico online Petrus.

Il titolo, “Con l’Opus Dei contro l’ateismo”, non riassume nel modo migliore le sue dichiarazioni, facendo passare il tutto come una presa di posizione per una banale crociata. Non è un’intervista religiosa né politica, è qualcosa di più. Certo, il cantautore bolognese afferma, sì, di non essere mai stato marxista e di ammirare Escrivá de Balaguer; ma ha espresso anche una posizione più articolata. E non parliamo, naturalmente, di frasi dal sapore un po’ sincretistico: «Nessuno può impedire all’uomo di aspirare al divino. Dio è in ogni luogo, nel volto degli uomini, nel sorriso di un bambino, anche in una canzone ben eseguita», o «Io credo nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione».

Lucio Dalla, segnala il Corriere, “cerca Dio”: «La ricerca del divino e della trascendenza fanno parte della natura umana», ha dichiarato.

Il personaggio, spacciato per comunista e poco incline alla spiritualità, riserva più di qualche sorpresa a chi guarda il suo percorso con attenzione e, possibilmente, con un po’ di sensibilità: le frequenti le citazioni di Dio, in contesto e fuori contesto, con una predilezione particolare per Gesù dimostra una ricerca costante, dall’inizio degli anni Settanta, per arrivare a una accentuazione, più che a una svolta, nel 2007 con un disco che la critica ha definito mistico, dove – novello Don Camillo – parla a un crocifisso: «Io non ho dubbi Tu/ esisti/ e splendi con quel viso da ragazzo con la barba senza età… di cercarti io non smetterò/ abbiamo tutti voglia di/ parlarti mi senti/ mi senti…».

Un percorso di avvicinamento che va tenuto in considerazione e rispettato. E, se ne siamo capaci, apprezzato.

… il più grande

E anche quest’anno è arrivato natale. Per tutti, non solo per chi lo festeggia. Infatti anche chi è allergico alla festa per le sue contaminazioni pagane (da un lato) e consumistiche (dall’altro) non può comunque ignorare una situazione che la società in cui viviamo sta vivendo. Nel bene o nel male, ma è quel che sta avvenendo attorno a noi.

Come sempre abbiamo due scelte davanti a noi, e decine di sfumature: possiamo festeggiare il ricordo della nascita di Gesù, che prelude alla sua morte e risurrezione. Come abbiamo già detto molte volte in passato è legittimo farlo, purché non si perda di vista il festeggiato. Possiamo, volendo, non festeggiare, e considerare quella giornata come tutte le altre. Comunque, a quanto pare, perfino chi non festeggia non va a lavorare, e quindi un po’ di festa è, in un modo o nell’altro. Di tutto questo parliamo ogni anno, per cui non ci torneremo su.

Quel che invece ci ha colpito, quest’anno non è tanto la festa, ma l’approccio: il mondo evangelico pare aver trovato nella contestazione alle festività di fine anno una vera ragion d’essere, un punto d’onore, fino a farne una questione di principio e di distinzione rispetto al resto del mondo.

Abbiamo riflettuto sul tema su evangelici.net, e le numerose attestazioni di stima ricevute in pochi giorni ci rasserenano: pare che siano in molti a condividere le nostre considerazioni, segno che pian piano qualcosa sta cambiando.

Prima di salutarci, qualche doveroso ringraziamento: grazie a Guido D., Giuliano A., Liliana M., Giuseppe P., Carolina T., Claudio C., Chiara, Cristina, Chiara, Alessandra P., Camilla B., Gianfranco Z., Gabriella Z., Renato G., Walter T., Samuele P., Sarah W., Maura D., Roberto S., Sergio M., Lorenzo B.Z., Roberto L., Gianni G., Sefora T., Giancarlo D.G., Pasquale D.N., Orazio G., Daniel e Shevah, e i recentissimi Juan Carlos T., Gianpaolo M., Alessandro G., Domenico, Annamaria, Cecilia P. per i gentili messaggi – talvolta un po’ impersonali, ma siamo nell’epoca del copia e incolla e il tempo non basta mai – di questi giorni.

Come ogni anno, per quanto ci riguarda, non ci limiteremo al classico “buon natale”, così inflazionato e spesso poco consapevole.

In televisione di questi tempi gira uno spot che promette “un natale speciale”, “hollywoodiano”, “fiabesco” o “sportivo”. Per quanto mi riguarda, posso e desidero augurarvi un natale cristiano. Senza effetti speciali, se non il ricordo dell’effetto speciale che ha cambiato la storia: la nascita di Gesù.

Allora sì che sarà, come dice Dustin Hoffman, un “grande natale”. Anzi, decisamente “il più grande”.

Come cambia la luna

«La Luna? È giovane e nata senza scosse»: questa la conclusione di un gruppo di ricercatori svizzeri, riportato oggi dal Corriere; secondo questo team «per l’origine della Luna è tutto da rifare, o quasi. Nuovi esami dei materiali lunari ridisegnano la nascita della pallida Selene offrendo un’immagine meno catastrofica e tutto sommato più naturale per certi aspetti. Mathieu Touboul, assieme al suo gruppo di ricercatori dell’Istituto federale di tecnologia di Zurigo, arrivando alle nuove conclusioni è netto nel giudizio: “Tutto quello che si è detto finora è troppo semplice, le cose stanno diversamente secondo le nostre analisi”».

La posizione scientifica ufficiale è che la luna sia nata dall’impatto di un enorme oggetto cosmico
con la Terra; questo scontro avrebbe liberato materiale che si è poi coagulato dando vita alla luna.

Attraverso una serie di complicate analisi incrociate su minerali e tempi di decadimento la squadra zurighese ha escluso che la causa della nascita del “luminare minore” sia stata una immane bocciata: «Studiando il tutto (concentrazioni degli elementi, tempi di decadimento, ecc.) il gruppo svizzero è giunto alla conclusione che la Luna è parte del materiale originale da cui si è formata la Terra 4,567 miliardi di anni fa; materiale rimasto nel circondario e poi coagulato».

Una luna plasmata dalla stessa materia della terra, anziché un urto di proporzioni (è il caso dirlo) astronomiche: in attesa di conferme o smentite, non possiamo non dire che questa nuova ipotesi suoni meglio. D’altronde, se è vero che Dio non gioca a dadi, come sosteneva Einstein, è altrettanto vero che non gioca a biliardo.

Questione di prospettive

Bullismo nel nordest: da un’indagine sugli studenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia risulta che uno studente su quattro si è imbattuto in atti di prepotenza da parte di suoi compagni. Lo fanno i ragazzi, ma anche le ragazze: se per i maschi l’impatto è più fisico e manesco, le femmine sono più sottili e giocano sulla cattiveria del pettegolezzo, magari diffuso via sms alla cerchia di conoscenti o nelle chat.

Nonostante i numeri, il 50% dei ragazzi e il 40% delle ragazze dice di non essere al corrente del fenomeno. Forse succede anche perché, di fronte al problema, il 40% degli intervistati dice che di fronte a un atto di bullismo non interverrebbe, perché non è affare suo. Quattro adolescenti veneti su dieci hanno già ben chiaro e applicano con disinvoltura il concetto di omertà: sul piano dell’integrazione culturale stiamo facendo passi avanti. Sul piano morale, invece, potremmo parlare ancora una volta di gioventù bruciata o di valori perduti. La notizia certamente indigna, e ci fa temere per il futuro una società egoista, indifferente, antisolidale.

Quando ci soffermiamo a pensarci, però, ci rendiamo conto di come la società sia già così, e che l’esempio ai più giovani non arriva dalla televisione ma dagli adulti: oggi, sui marciapiedi delle nostre città, difficilmente una persona su cinque si ferma davanti a qualcuno che piange, che mostra segni di sofferenza, che denota una condizione di disagio.

Forse, allora, dovremmo guardare il bicchiere mezzo pieno: sei ragazzi su dieci, quattro su cinque, interverrebbero di fronte a un sopruso. Alla fin fine è un dato positivo: sono più dei loro padri.

Così cristiani, così diversi

Nella corsa alle presidenziali americane, Mike Huckabee e Barack Obama sono i due candidati del momento: «entrambi sono in grande ascesa nei sondaggi –
segnala il Foglio – e sono accreditati di una vittoria a sorpresa contro Rudy Giuliani, Mitt Romney e Hillary Clinton». Ed «entrambi stanno conducendo una campagna elettorale da leader cristiani. Huckabee esplicitamente, Obama evitando di dirlo».

Se «sono stati moltissimi – continua il Foglio – i politici americani di primo piano, in particolare del Partito democratico, che hanno puntato sulla carta religiosa», fino all’attuale Bush junior «il quale nel 1999 disse che “Gesù” era il suo filosofo politico preferito», è pur vero che «in questo ciclo elettorale, però, si nota qualcosa di nuovo. Due giovani candidati con buone chance di vincere le primarie dei rispettivi partiti, Huckabee e Obama, si candidano appellandosi direttamente ai valori, alle battaglie e alle parole cristiane».

Si parte da Huckabee, che in uno spot afferma “La fede non si limita a influenzarmi, piuttosto mi definisce. Non mi devo alzare tutte le mattine e chiedermi in che cosa ho bisogno di credere. Noi crediamo in alcune cose, sosteniamo alcune cose e viviamo o moriamo per queste cose”, concludendo con una scritta in maiuscolo che dice: “Un leader cristiano”. Barack Obama, da parte sua, ha aperto un comizio dicendo “Rendiamo grazie e onoriamo Dio. Guardate che bel giorno che ha creato il nostro Signore”».

Rileva il Foglio che «Huckabee e Obama conducono una campagna elettorale molto simile, ciascuna delle quali è influenzata dalle rispettive esperienze religiose, cristiano-conservatrice per il repubblicano, vicina alla teologia della liberazione per il democratico». Esperienze diverse, ma accomunate da una fede di fondo declinata in modo differente perché nata e cresciuta in contesti differenti, e non per questo irrisa, demonizzata o scomunicata dall’altro: c’è di che imparare.

Altrettanto singolare notare come i due leader non siano imbarazzati all’idea di essere cristiani, e allo stesso tempo risultino due figure anomale per i rispettivi schieramenti: «La cosa interessante – analizza il Foglio – è che la loro pronunciata religiosità non li ha relegati agli estremi dei rispettivi schieramenti. Huckabee è il volto simpatico e rassicurante della destra religiosa, non usa i toni arrabbiati e apocalittici degli ormai anziani leader del movimento, non spaventa, non fa battute e gli piace il rock, soprattutto quello considerato satanico dei Rolling Stones… Obama dice con naturalezza ed eleganza cose che pronunciate da qualcun altro farebbero saltare parecchi progressisti dalla sedia: “I laici sbagliano a chiedere ai credenti di mettere da parte la religione se entrano in politica. È un’assurdità, la nostra legge è per definizione la codificazione della morale, gran parte della quale è radicata nella tradizione giudaico-cristiana”. Entrambi conducono battaglie contro gli anni Sessanta… Magari nessuno dei due vincerà le primarie, ma la loro discesa in campo da leader cristiani sta già cambiando la natura delle due coalizioni politiche. Il solidarismo cristiano di Huckabee, così come quello di Bush, comincia a convincere i conservatori che l’intervento dello stato a favore delle classi più deboli non è un’eresia dei principi conservatori. La compassione religiosa di Obama, invece, indica ai liberal una piattaforma programmatica e ideale per riconquistare l’elettorato evangelico».

Da un lato c’è Huckabee, un tradizionalista che, oltre a predicare, suona il basso, ascolta volentieri la musica secolare ed è perfino capace di scherzare; un pastore che preferisce l’efficacia di una soluzione concreta agli anatemi profetici dei telepredicatori. Senza per questo crearsi problemi di coscienza o venir considerato poco spirituale.

Dall’altro c’è Obama, un progressista che non si vergogna di ringraziare Dio pubblicamente e che sostiene a gran voce l’importanza di plasmare le leggi sulla tradizione giudaico-cristiana: una posizione chiaramente cristiana che imbarazzerà non poco i suoi “colleghi”, i democratici europei, considerato che hanno ostacolato in tutti i modi la presenza di questo riconoscimento sulla carta costituzionale europea.

Insomma: due personaggi anomali, con modi di vedere e applicare la propria fede che li pone vicini alla posizione avversa più che a quella del proprio schieramento. Due personaggi che sparigliano le posizioni preconcette e costringono a riflettere, a porsi di fronte ai problemi in una luce nuova, diversa da quella vulgata che, consapevolmente o inconsciamente, siamo abituati a seguire per abitudine. Nella vita, in politica, e perfino nel modo di intendere e vivere la nostra fede.

Ci sarà da divertirsi, da qui alle elezioni USA in programma per novembre 2008. Chissà che, per noi europei, non ci sia anche modo di imparare qualcosa.

Tempi di poco spirito

Lo hanno chiamato, forse con un po’ di prosopopea, zeitgeist: spirito dei tempi. Resta il fatto che la classifica in questione, proposta dal motore di ricerca google e
segnalata oggi dalla Stampa, è un po’ lo specchio della società, o almeno dei pensieri e delle passioni che attraversano la mente e il cuore dei navigatori telematici. Si sa, il “costume” è composto perlopiù da piccole cose: fatti di cronaca, notizie di colore, curiosità, scandali,lo spot tormentone, i sondaggi clamorosi, il brano che tira, la dichiarazione della star, i grandi temi declinati in argomenti spiccioli adatti a un uso quotidiano.

Per questo scoprire le dieci voci più cercate dagli italiani durante il 2007 sul principale motore di ricerca mondiale può aiutare a definire gli italiani stessi. Come per ogni classifica che si rispetti, cominciamo dal fondo.

Al decimo posto c’è il superenalotto: evidentemente il sogno di una vincita che cambia la vita è ancora una costante nell’immaginario italico, e la rete è l’ambiente ideale per almanaccare la combinazione, magari con l’aiugo di qualche statistica improbabile.

Al nono e al settimo posto, il calcio, rispettivamente con Milan e Inter; una volta probabilmente avrebbero avuto maggiore seguito Juventus e Roma, ma tant’è: nell’anno del trionfo milanese in Italia, in Europa e (da qualche giorno) a livello internazionale, c’era da aspettarselo.

All’ottavo posto c’è l’Alitalia: a quanto pare c’è interesse per la sorte della compagnia di bandiera, in questi giorni contesa tra Air France e Air One, in quello che probabilmente non sarà l’ultimo atto di una telenovela ormai estenuante.

Al sesto posto ecco myspace: il “social network” dove ognuno può crearsi la sua pagina, il suo blog, inserire il suo album fotografico e le proprie creazioni musicali per poi condividere il proprio ingegno con gli altri: segno di un bisogno di esprimersi, di raccontarsi, magari anche di mostrarsi.

Al quinto posto, forse a sorpresa, l’agenzia delle entrate: le tasse sono tra i pensieri fissi degli italiani, che digitano e masticano amaro stretti tra tributi e scadenze.

Al quarto posto c’è addirittura l’Inps: segno di una preoccupazione marcata per il proprio futuro, in un contesto previdenziale ballerino.

Sul podio, medaglia di bronzo tra le voci più cercate in rete, badoo: fenomeno del web 2.0 sconosciuto ai più, è una sorta di myspace concentrato sull’apparire, con la possibilità di esibire il proprio album fotografico sempre aggiornato, di votare quello degli altri, e una marcia in più rispetto agli altri siti: la comodità nell’individuare e relazionarsi con persone della propria zona.

Al secondo posto youtube: forte, probabilmente, della pubblicità negativa (che è pur sempre pubblicità) provocata dai video delle bravate, dei vandalismi, delle idiozie in formato scolastico, il sito che raccoglie i filmati di chiunque voglia diffondere le proprie (o altrui) gesta è tra i più consultati anche dagli italiani è tra i più visti in assoluto dagli italiani nel 2007.

A primo posto? Una persona: Beppe Grillo. Più che una persona, in realtà, la sua riduzione elettronica, il totem di un comico che è stato capace di riciclarsi in difensore, cavalcando in questo ultimo anno la protesta e l’indignazione contro sprechi, leggi ad hoc, privilegi legati a chi dovrebbe essere servo dello Stato e si ritrova, purtroppo per noi, a essere servo solo della propria cattiva coscienza.

Insomma: l’italiano medio nel 2007 tradisce preoccupazione per il presente e il futuro, ripone speranza in un cambiamento radicale e quasi impossibile, denuncia il bisogno di relazionarsi con gli altri e di farsi notare, di accontenta con le soddisfazioni della squadra del cuore, e – spinto dalla corrente – si indigna per lo stato delle cose, senza poterle (e forse, in fondo, senza nemmeno volerle) cambiare. Non c’è che dire: alla fine è un quadro che descrive impietosamente ma fedelmente lo zeitgeist, lo spirito dei tempi.

Certo è sintomatico – e un po’ ironico – che nello “spirito dei tempi” rappresentato da questa top ten non ci sia il benché minimo riferimento, nemmeno labile, ad alcun tipo di spiritualità. Forse quel cambiamento radicale, anziché passare per il sogno di una vincita o la protesta contro i privilegi, dovrebbe partire proprio da qui.

Presi di mira

Ci hanno scritto un paio di amici – che ringraziamo – perplessi per la notizia “Dio ha guidato la mia arma”, dove Jeanne Assam ha raccontato la sua versione su come avrebbe freddato il killer del Colorado dopo che aveva ucciso due missionari di Gioventù in missione e altrettanti credenti davanti alla New Life Church.

«Ho letto con stupore l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera – scrive Marina da Milano – in merito alla pistolera di Dio. ok che sono in America ma sinceramente mi stupisce l’uso delle armi nella sicurezza delle chiese americane…
credo abbia sbagliato la signora in questione, soprattutto sbaglia a dire che Dio ha guidato la sua mano (mi ricorda i kamikaze islamici loro uccidono in nome di Dio) o mi sto sbagliando io?»

«Credo – commenta invece Flavio da Roma – che mai come in questo caso ci sia da prendere le distanze da un comportamento del genere (non riesco proprio a condividerlo in alcun modo), anche se lascio a tutti la libertà di pensarla diversamente; ma da credente nato di nuovo, non credo proprio che sia stato il Signore a guidare la mano di chi uccide, anche con tutte le attenuanti che vogliamo trovare».

Il tema è spinoso, e non pretendiamo di dare una risposta definitiva. Il noto teologo evangelico Bonhoeffer, martire sotto il nazismo, affermava: «se vedo un pazzo guidare l’auto sul marciapiede il mio compito come pastore non è quello di consolare i parenti degli investiti, ma di strappargli il volante di mano»; lo stesso teologo venne impiccato per aver partecipato all’attentato fallito – ma nelle intenzioni, va da sé, doveva essere un attentato omicida – contro Adolf Hitler.

Quale sia il grado di gravità e quindi la proporzione delle contromisure da prendere non ci permettiamo di stabilirlo; per questo non possiamo esprimere un giudizio sul comportamento di una credente americana che fredda un assassino, come non giudicheremmo a cuor leggero il caso in cui un agente sparasse, in chiesa o per la strada, per fermare la furia omicida di un killer.

Le forze dell’ordine non portano l’arma invano, affermava l’apostolo Paolo: Dio concede l’autorità e anche la luce per esercitarla. Naturalmente, di converso, questa autorità va esercitata con timore di Dio, tanto più se a gestirla è un credente, sapendo che dovrà rispondere a Dio – oltre che all’uomo – degli eventuali abusi.
La speranza, per quanto ci riguarda, è che ogni credente impegnato nella tutela dell’ordine possa trovare sempre in Dio la forza e, nel caso, la mira per evitare che il rimedio sia peggiore del male.