Sobrietà con dignità

In un’America che ha tutto e il suo contrario, dove il consumismo è per molti una dipendenza o una religione laica, non poteva mancare l’apostolo dell’anti-shopping: si fa chiamare reverendo Billy e, fornito di coro gospel, lancia i suoi messaggi davanti ai centri commerciali invitando gli americani a una maggiore parsimonia. Naturalmente non si tratta di un vero pastore, ma di un attore che si è riciclato (è il caso di dirlo) al verbo dell’anticonsumismo, una sorta di Beppe Grillo d’oltreoceano che ammannisce – scrive il Corriere – «il suo messaggio suggestivo e sconclusionato, un miscuglio di azioni dimostrative, sermoni seriosi, sortite paradossali e autoironia». Un personaggio originale che viene peraltro preso sul serio da esponenti religiosi e testate cristiane, ma il cui target principale è il mondo dei no-global, no-logo, un mix di antimodernisti e antisprechi: come i freegans, veri fissati, che rovistano nei bidoni della spazzatura alla ricerca di generi commestibili da utilizzare, e ci sono i Compact, con la loro mania per il riciclo.

La cosa interessante è che non si tratta di barboni, o clochard che dir si voglia: sono persone mediamente benestanti che si sono ribellate alla civiltà dei consumi, all’eccesso, al continuo incedere delle esigenze inutili, fino a trasformarsi in pasdaran della pattumiera.

Che un fondo di verità ci sia, nelle loro convinzioni, è indubitabile: acquisti inutili e sprechi sono all’ordine del giorno, nella nostra società. Che per provarlo e uscirne si debba vivere come disadattati, rovistando nei cassonetti e arrivando a un sorto di voto di povertà laica, è da dimostrare.

Forse, nella loro battaglia ai consumi, otterrebbero più consensi con comportamenti meno appariscenti, che possono provocare un’ondata di consenso ma sono destinati a uno scarso seguito: molti consumatori sono effettivamente convinti di esagerare, ma pochi sono disposti a tuffarsi in un cestino per recuperare il cibo, e probabilmente non lo farebbero nemmeno se avessero fame.

Magari gli integralisti anti-spreco avrebbe più riscontro attraverso la sobrietà di un comportamento responsabile, meno bellicoso e allo stesso tempo capace di proporre soluzioni fattibili ma allo stesso tempo non degradanti. Se l’obiettivo è cambiare il mondo dei consumi, sarebbe utile dimostrare che si può vivere sobriamente anche senza perdere la dignità.

Pubblicato il 21 gennaio, 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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