Zapping spirituale

Americani in fuga dalla religione: un cittadino su quattro cambia fede almeno una volta nella vita. La chiesa cattolica rischia l’estinzione e si salva solo per l’arrivo degli immigrati latinoamericani, ma anche le chiese evangeliche non se la passano bene: le realtà tradizionali, che 50 anni fa raccoglievano il 66% dei fedeli, oggi attirano appena il 18% dei credenti. Il restante 82% si rivolge alle megachiese che – sono parole del Corriere di oggi – “sposano fede e showbiz e oggi abbracciano il 26,3% della popolazione americana adulta”.

Cambiare chiesa come si cambia canale è ormai una abitudine, specie per i credenti delle comunità non cattoliche. E in un contesto come quello occidentale, dove in ogni cittadina si trovano più chiese che centri commerciali, è inevitabile che ci siano dei flussi nell’una o nell’altra direzione.

Quel che talvolta lascia perplessi sono i motivi. A volte sono più che ragionevoli, come un trasferimento; in altri casi è solo una mancanza di feeling, il non trovarsi a proprio agio a convincere gli incerti a uno spostamento. In altri casi ancora è una questione di moda, quasi si trattasse di un happening artistico più che una funzione di carattere spirituale. La speranza, implicita o esplicita, è che in una chiesa più enfatica, più precisa, più amorevole si possa venir contagiati – a seconda della chiesa – da una maggiore carica spirituale, o da un più profondo desiderio di conoscenza biblica, o ancora da un rinnovato impegno verso gli altri.

Può servire, beninteso, se ci si accorge che la realtà in cui si vive la propria vita spirituale non ha le caratteristiche necessarie a dare il nutrimento e gli stimoli necessari. Ma bisogna anche fare attenzione a considerare con onestà la situazione, evitando di dare alla chiesa le colpe che sono solo nostre.

Spesso il problema che si cerca di risolvere con un cambiamento di solito risiede nella persona più che nella chiesa (o nella famiglia, o nel lavoro) che si lascia: tentare di cambiare la propria situazione con un trasloco spirituale sarebbe come sperare di cucinare meglio semplicemente cambiando un forno che funziona. Può succedere, beninteso, di riuscirci, ma il merito sarà dell’impegno, dell’applicazione, dell’entusiasmo della persona, non del trasferimento.

Se poi il cambiamento diventa un’abitudine, una dipendenza, allora non si può non essere scettici. La fede non è un televisore. Lo zapping spirituale può far dimenticare i problemi, ma non risolverli.

Pubblicato il 27 febbraio, 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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