Ci vediamo al bar

Il Bologna, testata emiliana, ha dedicato un articolo alle nuove forme di evangelizzazione utilizzate in città dalle varie confessioni cristiane; tra queste si parla anche dell’ambiente evangelico, che proprio a Bologna riesce a esprimere una capacità di collaborazione tra le chiese e una varietà di iniziative decisamente sopra la media per il nostro Paese.

Riporta Gianbasilio Nieddu, collaboratore della testata bolognese, che «La parola di Dio non conosce confini tecnologici e si declina anche in dialetto bolognese e si ascolta nell’atmosfera intima e soft di un bar».

«Succede in via dei Giudei, nel locale “Les Pupitres” dove ogni venerdì, dalle 19 alle 20, gli evangelici bolognesi si riuniscono per “seguire i nostri studi biblici al bar”. Vangelo al tavolino tra una consumazione e una preghiera. Le vie del Signore sono veramente infinite. “Ogni occasione è utile per confrontarsi. Ci incontriamo con i rappresentanti delle diverse chiese evangeliche – spiega il pastore Carlo Bertinelli – è un’iniziativa che inizia nel 2000 e che continua ancora oggi”. Ci crede il pastore dell’Assemblea cristiana evangelica “dei fratelli” – che ha anche lui la sua mail, ma non il cellulare -, alle forme alternative d’incontro, quindi allo studio biblico al bar». […]

«le sedute al bar vedono insieme piccoli gruppi che al centro della città riflettono sulla Parola di Dio. “Non per forza ci si deve incontrare solo in chiesa – racconta il pastore Giacomo Casolari – anche questa è un’esperienza utile per far conoscere la speranza”. Il Bar, come crede il pastore Bertinelli, è anche luogo neutro per le diverse anime delle chiese evangeliche».

E non finisce qui: «Oltre al bar non mancano altre iniziative come i banchetti che ogni sabato animano via Ugo Bassi dove si comunica all’antica: libri, manifesti e opuscoli. Quest’ultimi semplici, essenziali ma anche in bolognese, in bulgnais».

Insomma, se da un lato il mondo cattolico si muove a Bologna attraverso la webradio, You Tube e Wikipedia, dall’altro il contesto evangelico non è decisamente da meno. Non sappiamo come sia nata l’idea degli incontri spiritual-culturali al bar, ma l’idea è decisamente brillante: un contesto che permette a tutti i credenti di sentirsi “di casa”, e allo stesso tempo offre un approccio diverso, accettabile anche a chi non si avvicinerebbe mai a una chiesa. In fondo è proprio questo che la chiesa è chiamata a fare: non è chiamata a costruire templi, né a barricarsi nella propria Casa nella prateria, lamentandosi per gli attacchi di chi attenta ai valori cristiani.

La chiesa, e quindi il cristiano, in quanto discepolo di Cristo, ha un compito preciso: andare. Non è chiamato a fare da notaio per garantire il perpetuarsi di una tradizione, né deve limitarsi a fare da depositario di una dottrina. È chiamato ad andare. Andare da chi cerca per offrire le risposte che gli hanno cambiato la vita: non formule generiche, raffiche di versetti biblici, frasi preconfezionate su quanto e “buono e piacevole e grandemente desiderabile venire lavati con il prezioso sangue di Gesù”. Siamo chiamati a rispondere ai dubbi, alle angosce, ai problemi con le soluzioni concrete che Dio ha messo sul suo cammino. Quando le domande non ci sono, quando ci troviamo di fronte a chi pensa, o finge, di trovare soddisfazione nella sua vita di beni materiali, di emozioni effimere, di illusoria eternità, non siamo chiamati a dare risposte che non vengono richieste, ma a sollecitare quelle domande che chi ci sta di fronte dovrebbe, e prima o poi dovrà, porsi.

Quale sia il giusto approccio da adottare dipende dalla persona che ci sta di fronte, dalla sua situazione, dalla sua condizione. Ogni persona è singola, unica, preziosa: le ricette preconfezionate non funzionano, e a volte le soluzioni più impensabili possono essere le più efficaci. Sembrerà strano, ma il Verbo vuole servirsi dei discepoli per raggiungere le persone con il suo messaggio di speranza, un messaggio di cui la gente ha sempre più fame.

E allora, ben venga l’incontro al caffè, e ben venga la predicazione in dialetto. Sfruttiamo la nostra diversità e la nostra creatività per raggiungere il risultato.

Pubblicato il 25 marzo, 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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