Urne amare

Come siamo finiti a destra, verrebbe da commentare. E vallo a spiegare a Torre Pellice che non è colpa di nessuno e che è stata una congiunzione politica sfavorevole tra le mille possibili a lasciarli disorientati. Resta il risultato: la componente valdese, dopo una lunga e onorevole militanza a sinistra, si ritrova rappresentata in Parlamento da un solo senatore. Del Popolo delle libertà, per giunta.

Fino a ieri veniva visto dall’intellighentzia come un’anomalia, e oggi si ritrova nel difficile ruolo di unico rappresentante evangelico in Parlamento. Beninteso, Lucio Malan (PdL) non è stato eletto come evangelico, e onestamente lo fa presente: gli evangelici, nella loro storica frammentazione, non sarebbero mai capaci di esprimere un parlamentare, nonostante ormai il movimento evangelico conti oltre 400mila credenti.

Un solo rappresentante in Parlamento. E dire che la scorsa legislatura era stata un tripudio: tre deputati e un senatore, con la ciliegina di un ministro, a rappresentare quella piccola comunità protestante abbarbicata da ottocento anni nelle valli Germanasca, Pellice, Chisone. Una minoranza mal sopportata e perseguitata, che periodicamente veniva cacciata dalle sue terre e ostinatamente tornava ogni volta nella sua piccola patria. Fino al 1848, quando il re Carlo Alberto concesse loro le Lettere Patenti, una sorta di decreto antesignano della legge sulla libertà religiosa: si trattava, in verità, del semplice riconoscimento del diritto di esistere e vivere nelle proprie terre (senza dare fastidio agli altri, beninteso), ma fu un momento storico, che ancora oggi si ricorda come il primo passo verso la libertà religiosa in Italia. Poi, durante la Seconda Guerra, la militanza tra i partigiani, tra quelle rocce che conoscevano una a una, o a fianco degli Alleati, come il compianto storico Giorgio Spini. Fino alla liberazione e alla ricostruzione democratica.

La galleria storica della presenza politica valdese era sempre stata orgogliosamente a sinistra: mai un cedimento, fedeltà assoluta verso chi dava garanzie contro lo strapotere cattolico, che per le minoranze di allora significava segnare la differenza tra sopravvivere o soccombere.

Nel corso della Prima Repubblica si sono susseguiti nei Palazzi della politica personaggi evangelici più e meno noti, al più uno o due per legislatura. Fino alla quindicesima, quella appena conclusa, quando si registrò un filotto mai visto: Valdo Spini tra i socialisti, Mercedes Frias nelle file di Rifondazione, Paolo Ferrero addirittura ministro.

E poi lui, quel Malan lì. Valdese a tutti gli effetti, pure valligiano di famiglia e di nascita (la carta d’identità è perentoria: nato a Tor Luserna), ma così diverso. Cinque legislature fa era entrato alla Camera nelle file di Forza Italia. Uno scandalo rientrato ben presto con soddisfazione dei dietrologi: la mancata riconferma nella legislatura successiva aveva permesso di ridimensionare il fenomeno a un fuoco di paglia, la classica eccezione tra le parole “Valdo” e “Spini”.

Arrivò la quattordicesima legislatura, quella del 1996, e quel trentacinquenne dall’aria perbene tornò alla Camera. Da quel momento non usci più da Montecitorio, se non per traslocare a Palazzo Madama. E finire, nell’ultimo biennio, Segretario alla Presidenza.

Come se non bastasse, ad acuire il dramma di vedere a Palazzo un valdese conservatore è subentrata la falcidie dei partitini: socialisti e arcobaleno sono fuori, e con loro restano esclusi i rappresentanti più accreditati, di cui abbiamo già parlato sopra.

Nel frattempo Malan gongola, e in un’intervista al portale di informazione evangelici.net, mette in chiaro la sua distanza da una certa visione politicizzata della chiesa, così comune oggi nell’ambiente valdese; prende le distanze anche da una certa visione liberaleggiante della Bibbia e da una certa visione laicista della politica, secondo la quale il cristiano dovrebbe fare un passo indietro, tenendo per sé le proprie convinzioni, senza pretendere di applicarle nella amministrazione della cosa pubblica. Insomma, l’esatto opposto di quel profilo valdese che i giornali hanno imparato a conoscere negli ultimi due anni.

Se i valdesi piangono, gli altri evangelici si stropicciano gli occhi, increduli. Anche se la Rai non se n’è accorta, ormai da decenni il 95% dell’ambiente evangelico italiano non si riconosce nelle posizioni “liberal” delle chiese protestanti storiche, optando per un cristianesimo più biblico, forse un tantino ingenuo e talora bonariamente fondamentalista, che sottoscrive in pieno le parole di Malan: «Sono portato a credere che la Bibbia voglia dire proprio quello che dice. Se in qualche caso non capisco, nel dubbio do ragione alla Bibbia».

E così il biondo di Tor Luserna rischia di ritrovarsi a rappresentare un intero movimento, ma non la sua chiesa. Corsi e ricorsi storici. I più, a Torre Pellice, non avranno ancora digerito.

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Pubblicato il 20 aprile, 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Quello che viene da chiedersi e’ come faccia un cristiano a stare nel partito di un mafioso..insieme a tanti altri mafiosi o peggio…se quello stesso cristiano si preoccupa di agire “testualmente” rispetto alle Sacre Scritture…..
    …buona testimonianza…bha….coi mafiosi…bha!

    Come si puo’ vivere proccupandosi del biblicamente corretto(o sarebbe il caso di dire “politicamente corretto”)se poi si lavora per uno che per “arrivare” si e’ legato a clan mafiosi,ndraghetisti,camorristi per avere denaro???
    (Forse sarebbe il caso di andarsi a guardare l’ultima videointervista di Paolo Borsellino….)
    E cmq mi chiedo: visto e considerato che il lavoro del politico è basato sulle idee del suo partito e che lo stesso politico quindi si rispecchi nella storia e nelle idee del suo partito…mi domando e dico: E’BIBLICAMENTE CORRETTO LAVORARE IN UN PARTITO IL CUI IDEATORE E’ CONDANNATO PER MAFIA E IL CUI FONDATORE, E’ NATO COME IMPRENDITORE CON I SOLDI DELLA MAFIA???
    (Signore Non peggio!!!)

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