Natura e scelte

Nei mesi scorsi avevamo letto sui giornali titoli su titoli dedicati all’uomo incinto: si trattava di un americano, tale Thomas Beatie, 34 anni, che dalle foto mostrava fattezze tipicamente maschili e che i giornali descrivevano come “ex donna”.

Ora giunge la notizia che il gentile signore ha partorito: con parto naturale, per giunta.

Sul momento vacillano le certezze anatomiche, tanto più quando si legge sul Corriere che «nato donna, Beatie, 34 anni, si è sottoposto a un’operazione e da anni assume ormoni per avere un aspetto maschile».

Salvo precisare, quasi come un inciso, che l’uomo «ha scelto di conservare l’apparato genitale femminile per poter avere un figlio».

E qui a vacillare sono altre certezze. Potremmo discutere a lungo su cosa significhi essere uomo o donna, sui casi limite e sulle eccezioni.
Potremmo discettare con altrettanta profondità su un quesito filosofico rilevante, per capire se la nostra identità è legata alla nostra realtà o a ciò che ci sentiamo.

Sul piano formale, probabilmente anche un bambino potrebbe arrivare a una conclusione cui i giornali, evidentemente, non sono giunti: una donna che voglia di diventare uomo ma decida di mantenere le prerogative femminili è, evidentemente, ancora una donna: anche se si veste e si acconcia da uomo, e se una bomba ormonale le permette di lasciarsi il pizzetto.

Non ha molto senso parlare di “uomo incinto” se gli organi genitali sono femminili, mantenuti nonostante tutto proprio con lo scopo di poter, un giorno, procreare.

Ha senso in un caso: quando si vuole porre un paletto per sancire una conquista.
L’uomo che partorisce è un controsenso, parlando in termini ordinari, naturali, “normali”. Poter dire “ce l’abbiamo fatta” significa allargare gli orizzonti delle possibilità umane, sconfiggere una natura matrigna e un ordine costituito che stanno stretti.

Forse l’identità sessuale non è solo questione di natura, ma non può nemmeno essere solamente una questione di scelta: non siamo solo quello che vediamo, ma non possiamo essere solo quello che vogliamo.

Certo, i progressi scientifici hanno dato all’uomo l’illusione non solo di poter dominare la natura, ma anche di piegarla al suo desiderio, capovolgendo il corso ordinario. L’uomo del XXI secolo deve essere libero di scegliere il proprio sesso, cambiarlo, ricambiarlo, o restare sospeso a metà; deve potersi sposare come uomo, potersi risposare come donna, indifferentemente con una donna o con un uomo: perché – pare di capire – la natura va dominata a tutti i costi, ma gli istinti assolutamente no.

D’altronde l’uomo del XXI secolo deve poter esercitare la sua sessualità liberamente, senza obbligo o rischio di procreazione; ma, non appena lo desideri, deve poter procreare senza limiti, senza interazioni, senza controindicazioni né conseguenze. E, qualora qualcosa frustri i suoi piani, deve essere libero di forzare la natura che non gli permette di fare i suoi comodi.

Comprenderete lo smarrimento di fronte un uomo che ha come unico punto di riferimento morale il proprio egoismo, e come unico programma di vita la propria soddisfazione personale.

E capirete la sorpresa nel vedere lo stesso uomo che, a giorni alterni, spende accorate parole contro gli ogm e lo scempio ambientale, o a favore dei cibi genuini e della raccolta differenziata.

Un uomo che si schiera volentieri a difesa della natura. Almeno fino a quando la natura non pretende di dire la sua.

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Pubblicato il 4 luglio, 2008, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Del resto, se l’uomo è dio di se stesso, cosa gli impedisce di soddisfare i suoi desideri? E poi, comunque, se l’essere umano è libero di decidere di uccidere un figlio perché non desiderato, per quale motivo non dovrebbe poter fare di tutto, anche andare contro natura (e vediamo un po’ cosa intende l’uomo per “natura”), per farne nascere uno? Parliamo di una nuova vita, no? In fondo cosa importa in che modo, e a che prezzo, è stata ottenuta?

  2. certo, l’ironia è un’ottima strada. E Lewis un ottimo insegnante, a vedere dai risultati. La domanda è sempre la stessa.. PERCHE’. Perchè vogliamo sempre vincere, noi uomini? perchè vogliamo sempre assomigliare a Dio tanto da sostituirlo?

  3. Perché vogliamo sempre assomigliare a Dio? Probabilmente perché siamo stati creati a immagine di Dio, e tenderemmo alla divinità se il male (il peccato) non ci avesse zavorrato.

    Anche se gli scientisti rideranno, non possiamo non ricordare che abbiamo dentro di noi il “pensiero di eternità” (io riconosco di averlo, e mi preoccupa chi ritiene di esserne sprovvisto), una prospettiva che non appartiene a nessuna altra specie.

    Se voler assomigliare a Dio sia un bene o un male è una domanda meno oziosa di quel che sembra; la risposta non è univoca, e varia a seconda di come si indirizza la nostra ricerca di assoluto.

  4. Mah, che vuoi che ti dica…forse che il tuo blog non lo pubblichi per una sorta di soddisfazione personale? o per quale motivo pensi che il tuo pensiero abbia maggior valore di quello di altri? o pensi che sia difficile prendere in giro il mostro? tutti lo fanno. Cerchiamo di capire, di sentire, di vivere. Non tiriamo la solita pietra contro il solito mostro.
    Saluti Cordiali.

  5. Non credo di aver preso in giro nessuno, e “mostro” è una definizione sua, non mia. Io mi sono limitato a riflettere su un caso che ho visto trattato in maniera impropria e con superficialità.

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