Cani e cristiani

Non trattate i cani meglio dei cristiani: è questo l’appello che don Mauro Scattolon, parroco di Spinea (VE) ha fatto sul periodico parrocchiale.

L’editoriale, in forma di lettera indirizzata al “caro cane”, si rivolge in realtà ai padroni che per il proprio fedele amico spendono più che per la carità cristiana. E si chiede, nemmeno troppo retoricamente, se nella zona verrà realizzato prima il canile o un alloggio per extracomunitari.

La questione, che gli ambientalisti hanno subito volto in polemica, non è oziosa. Tantomeno per i cristiani, che – è bene ricordarlo – hanno scelto una strada caratterizzata da un comportamento, un pensiero, un’etica non casuali né indifferenti.

Uno dei principi biblici più pressanti, dopo l’amore incondizionato per Dio, è “ama il tuo prossimo come te stesso”: a scanso di equivoci, va precisato che la Bibbia parla di esseri umani.

La Bibbia non ci dice se sia buono o no tenere cani o gatti, se sia corretto coccolarli, se sia giusto curarli. Ci insegna sicuramente il rispetto per il creato e l’umanità, ma non deve diventare un alibi né – come dicevamo nei giorni scorsi – una priorità assoluta nella nostra vita.

Il creato ha un senso, che man mano l’uomo comprende sempre di più e sempre meglio, e anche gli animali, va anche detto, ne hanno uno: se immergersi nella natura è quanto di più piacevole e rigenerante esista di fronte allo stress, la pet therapy è ormai riconosciuta a tutti i livelli come una cura per una serie di disagi comportamentali.

La questione cambia, però, se l’animale prende il posto dell’uomo. Si chiede don Scattolon se per caso non dedichiamo più carezze, attenzioni, cure e affetto al nostro cane (o gatto) rispetto a quante ne doniamo ai nostri familiari: figli, consorti, genitori anziani. Se non proviamo una maggiore pietà per un cucciolo abbandonato di quanta ne proviamo per un anziano che passa da solo la sua giornata davanti alla televisione.

O addirittura se, da cristiani, non troviamo ormai normale dedicare più risorse economiche al benessere del nostro cucciolo di quanto ne riserviamo ai bisognosi, che magari liquidiamo con un generico e superficiale “va’ a lavorare!”.

Non esiste una regola, ma esiste una soglia.

Una prima soglia, di buonsenso, ci riguarda come esseri umani e dovrebbe evitarci almeno di insultare la dignità del nostro prossimo privilegiandogli senza ritegno il nostro beniamino a quattro zampe.

Una seconda soglia, morale, ci riguarda come credenti e dovrebbe muovere – senza regole né imposizioni – direttamente dalla pietà cristiana e dalla maturità spirituale di ognuno di noi.

Ci rendiamo conto che può non essere così semplice attenersi a simili parametri, in una società che ci porta in tutt’altra direzione.

E allora, in assenza di una spiritualità cristiana dignitosa, comportiamoci almeno in maniera umana.

Pubblicato il 29 settembre, 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: