La vacanza ai tempi della crisi

«Record di italiani in vacanza (15 milioni) e per un periodo più lungo (mediamente 11 giorni, 2 in più rispetto all’anno scorso)»: così scrive Nino Materi sul Giornale.

Pare infatti che, dai primi dati, anche quest’anno la villeggiatura registri un +5%: una tendenza che prosegue dal 2006. Se sono veri i dati commentati dal Giornale, c’è davvero da chiedersi dove sia la crisi.

Naturalmente, a margine delle statistiche, non mancano coloro che anche quest’anno non andranno in vacanza per problemi economici, o le famiglie che limiteranno al minimo le giornate fuori casa, magari avvalendosi della benevolenza di parenti che vivono in zone di vacanza.

Proprio qualche giorno fa una lettrice segnalava che numerose famiglie avevano deciso di non inviare i figli al campo estivo organizzato dalla loro chiesa: per nove giorni erano stati chiesti 235 euro a bambino, ma si sono tutti lamentati che la cifra era troppo alta.


Se il problema del bilancio è reale, non possiamo non rispettare la scelta dei genitori. Però non può non sorgere il dubbio che per molti la crisi sia un alibi, e che le scelte di questi giorni non rispondano strettamente alle logiche del risparmio ma a priorità poco focalizzate.

Certo: fino a quando la crisi non c’era, potevamo permetterci di non scegliere: nel corso dell’estate poteva starci la villeggiatura, la vacanza-studio all’estero per il figlio più grande, il campo per il più piccolo.

Oggi, invece, dobbiamo decidere. Ovviamente non c’è niente di male nello scegliere la villeggiatura, beninteso. Ma, allo stesso tempo, bisognerebbe anche interrogarsi su quali siano le nostre priorità.

Si fa presto a definirsi cristiani alla domenica mattina. Ma cristiani ci si conferma ogni giorno, con ogni scelta. A volte anche la più insignificante.

Se non siamo disposti a sacrificare la spiaggia per dare ai nostri figli un’opportunità di crescita interiore, non ha senso lamentarsi per la perdita di valori e punti di riferimento nelle nuove generazioni.

Se non siamo disposti a investire sui nostri talenti, non è onesto piagnucolare per l’assenza di opportunità.

Se non siamo disposti ad approfittare delle occasioni per intessere relazioni, contatti, esercitare quella fratellanza di cui tanto ci pregiamo, non è serio sospirare per la frammentazione.

Sicuramente siamo tutti stanchi, spossati, esausti dopo un anno di lavoro e di impegni. Andare a un campo, dare un’opportunità ai propri figli, dedicarsi agli altri non offre l’idea di essere un’occasione di relax.

Ma siamo proprio così sicuri che la riviera, con la sua movida, la confusione, la “vita” notturna, sia il posto ideale per il nostro riposo?

Pubblicato il 7 luglio, 2009, in news, Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. PJ…. Sei un grande!
    mi piace troppo il taglio netto ma stimolante di questo tuo scritto! ah! poveri noi… cristiani. cmq lo zoccolo duro resiste!
    buona vacanza, qualsiasi essa sia, e un caro, fraterno saluto.

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