Cuore e denari

L’Istat conta un presidente, un direttore generale, 18 direttori centrali, 60 capi servizio: praticamente ottanta persone. E allora – si chiede Raphael Zanotti sulla Stampa – com’è che solo tre contribuenti hanno destinato il loro 5×1000 all’istituto? «A sottoscrivere sarebbero dovuti essere almeno in 80, per spirito di corpo. Forse la credibilità dell’istituto è bassissima anche tra i suoi vertici

Domanda forse un po’ ficcante, ma interessante. Fino a quando possiamo dividere equamente energie e risorse il problema non si pone; ma quando dobbiamo fare una scelta di campo si vede qual è il nostro vero interesse. Probabilmente i dirigenti dell’Istat non tengono particolarmente all’istituto per cui lavorano. O, banalmente, hanno pensato che i contributi sarebbero stati spesi meglio in altre sedi.

Vale anche per altre realtà: migliaia di persone si avvalgono a vario titolo di chiese, missioni, organizzazioni umanitarie cristiane, eppure i numeri degli utenti e dei donatori non sempre corrispondono.

Probabilmente molti ritengono che i loro soldi sarebbero più utili in altre strutture, e si regolano di conseguenza; altre volte si concentrano su altre cause certamente degne di rispetto, dalla bocciofila alla tutela degli animali, dalla pro loco alla sagra del carciofo.

Giusto, sbagliato? Semplicemente una questione di priorità. Con una scelta o l’altra non salveremo il mondo né metteremo in discussione la nostra fede. Ma se la vita è fatta per lo più di piccoli gesti, quella piccola scelta potrà essere – o non essere – un’altra piccola opportunità per testimoniare i nostri principi e le nostre convinzioni.

D’altronde, ricordava giustamente Zanotti, se non ci crediamo noi non c’è motivo per cui dovrebbero farlo gli altri, e un atteggiamento tiepido da parte nostra non sarà per loro uno stimolo.

Sia chiaro, altri sono i problemi veri di cui preoccuparsi. In questa occasione forse qualche iniziativa ha catturato la nostra attenzione, fino a farci decidere di donare il nostro contributo a quella causa anziché alle realtà con cui condividiamo fede e valori. Non è grave, ma – al di là di ogni senso di colpa – il gesto merita una personale riflessione.

Anche perché fu Gesù in persona ad avvertirci che «Dov’è il tuo tesoro, lì sarà il tuo cuore».

Pubblicato il 3 novembre, 2009, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Basta vedere le panche delle chiese stracolme la domenica mattina e vuote quando c’è da pulire la sala o arrivare in orario!!!
    Sono s’accordo, è questione di priorità e non solo per quanto riguarda l’uso dei soldi, ma anche del tempo, degli sforzi, delle risorse che sempre più spesso usiamo per noi stessi e non per quello in cui diciamo di credere.

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