Archivio mensile:dicembre 2009

Dieci anni dopo

Risulta sempre un po’ retorico, e piuttosto pericoloso, parlare di decenni: come esseri umani facciamo difficoltà a ricordare i fatti dell’ultima settimana, e con fatica mettiamo insieme gli avvenimenti dell’anno, figurarsi il senso di inadeguatezza e l’angoscia nell’affrontare un periodo dieci volte più ampio.

Eppure, con il 31 dicembre 2009, si chiude il primo decennio del nuovo secolo, o – absit iniuria verbis – del terzo millennio. Un decennio è già un lasso di tempo che perde di vista la quotidianità per tendere alle unità di misura adottate dalla storia: in un decennio – specie in un decennio di un’epoca come questa – il mondo cambia significativamente.

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Dietro la porta

Dal mondo del calcio arriva una storia dal sapore natalizio: Edwin Van der Sar, 39 anni, portiere olandese del Manchester United, «si ferma per stare vicino alla moglie, colpita da un’emorragia cerebrale», che verserebbe in condizioni molto gravi dopo un collasso.

Di solito le notizie sulla vita privata dei calciatori non sono particolarmente edificanti in termini di moralità e solidarietà: atleti che si vantano di centinaia di conquiste, che fanno mattina in discoteca, che spendono e spandono per garantirsi una superiorità almeno estetica rispetto ai loro fan e al resto del mondo.

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Amore in corso

Parlare di “Partito dell’amore”, come fa oggi il Corriere richiamando le parole di Berlusconi, fa tornare in mente un’esperienza piuttosto bizzarra – e ininfluente – di quasi vent’anni fa, segno che la memoria di politici e notisti non è poi così esercitata.

Se il nome non è nuovo, lo è la proposta di abbassare i toni, che per una volta arriva da un leader politico e non dal Presidente della Repubblica.

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Il natale che non è

La migliore riflessione relativa a questo natale probabilmente l’ha scritta Claudio Magris, intellettuale laico, che lunedì 21 sul Corriere rifletteva su “Il natale e l’obbligo della felicità” (l’intervento completo è qui).

«A Lima – scrive Magris -, negli ultimi anni, durante la settimana di Natale la percentuale dei suicidi aumenta del 35%… Natale è una celebrazione degli affetti familiari, di una raccolta felicità, e chi se ne sente privo o povero ne soffre certo sempre, ma particolarmente in quei giorni. Giorni in cui si ostenta quel calore che gli manca e la cui mancanza si fa più acuta e talora insostenibile. Quel 35 per cento in più di morti disperati pesa come un dies irae».

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Quello status di troppo

«Sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omo che eterosessuale»: la frase del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, mi è tornata in mente leggendo una notizia di Panorama, che segnala “il reality per chi non porta la taglia 42“.

«Signore e signorine grandi forme di tutt’Italia – scrive il settimanale sul suo sito – uscite dall’ombra: è arrivato il momento del riscatto. Lo ha deciso Italia Uno che ha mandato in onda, ieri sera in prima serata, la puntata pilota di un nuovo reality show dal titolo significativo: Ciccia è bella».

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L’intolleranza ai tempi della crisi

Due giornalisti inglesi di origine asiatica si sono finti per otto settimane una coppia di immigrati pachistani in un sobborgo inglese: risultato, hanno subito oltre cinquanta aggressioni verbali e fisiche.

Il documentario realizzato per la BBC con il materiale raccolto (compresi i video registrati con una telecamera nascosta), significativamente si intitola “Hate on the doorstep”, odio sulla soglia di casa, e racconta un problema comune nelle periferie del Regno Unito.
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Telecomandi e telecomandati

Gli adolescenti che esagerano con tv e internet sono più problematici degli altri: lo rivela una ricerca della Società italiana di pediatria, che nei giorni scorsi ha reso pubblici i risultati di un’indagine condotta su 1300 studenti tra i 12 e i 14 anni.

Se Internet, con i suoi social network, i messaggi istantanei e le chat, è ormai un must per i teenager, la tv è tornata in auge dopo un periodo di minore attenzione: i ragazzi navigano in rete e si fanno compagnia con la tv. Ma non, come si potrebbe pensare, mentre chattano con gli amici: la televisione, per la maggior parte di loro, si accende alla sera, a cena. Quando, probabilmente, sono lasciati soli da genitori troppo presi dal lavoro, o sono in loro compagnia ma hanno, evidentemente, poco da dire e all’assordante silenzio di una tavola senza parole preferiscono lo sciapo sottofondo di un programma.

Un quadro sconsolante, che offre alcuni dati interessanti. Internet, ormai, è il mezzo di interazione più gettonato, ma la televisione resta ben presente nel loro immaginario: la guardano a cena, ma anche direttamente sullo schermo del pc, attraverso i filmati che quasi tutti scaricano dalla rete.

Se per loro la rete è il mondo di relazione, la televisione è maestra di vita: attraverso i suoi programmi assorbono valori e trovano battaglie da combattere, atteggiamenti da sostenere, mode da seguire, guru da ascoltare, personaggi da imitare.

Se il consumo resta nella modica quantità, la televisione sarà solo una delle voci, e attraverso il confronto i ragazzi potranno trovare una posizione equilibrata. Quando però la fruizione deborda oltre il buonsenso e la televisione diventa l’unica voce, il suo universo invade l’immaginario dello spettatore: può succederci allora di fare nostri i suoi valori, di chiamare i personaggi televisivi per nome, di scambiare gli amici con i protagonisti dei talk show, di dare credito a chi non lo merita, di crearci un mondo di immagini, egoismi e consumi dove le parole d’ordine sono “prenditi cura di te”, “tutto intorno a te”, “perché io valgo”, e via degradando.

Si fa presto a dire “a me non succede”, “posso smettere quando voglio”. La dipendenza è sempre in agguato e il rischio, ancora più grave in quanto subdolo, non è di perdere la salute, ma la consapevolezza di ciò che conta. Che, a ben guardare, è anche peggio.

Scienza (in)esatta

Si fa presto a dare l’allarme: tanto, se il disastro non è imminente, tutti se ne dimenticheranno. Chi, per esempio, ricorda più l’allarme del principe Carlo, quando disse «Abbiamo 99 mesi prima del punto di non ritorno»?

Però stavolta ad Al Gore è andata male: da Copenaghen, con il tono grave di chi esprime una verità ineluttabile, «Al Gore ha lanciato l’allarme sulla possibilità che l’intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7 anni».

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Natale alla cinese

La Cina è più vicina: in un impeto di cordialità (interessata) per l’occidente, da quest’anno nell’Impero di mezzo non sarà più proibito festeggiare il natale. Be’, forse “natale” è una parola grossa: si festeggerà il 25 dicembre (ma anche il 31), e a tale scopo nelle metropoli di Pechino, Shanghai e Shenzen sono stati allestiti 170 chilometri di luminarie, abbinati nella capitale a 15 mila abeti elettrici.

Il dettaglio – spiega Repubblica – è che il natale e il capodanno occidentale verranno festeggiati in un contesto decisamente laico, tanto che le due ricorrenze prenderanno il nome di “Festival del regalo”.

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Benvenuti in paradiso

Le dispute sul paradiso, finora, riguardavano le religioni, i guru, i teologi, al massimo qualche pensoso letterato. I dibattiti riguardavano questioni annose (chi ci entrerà?) e temi concreti (ci annoieremo?), a volte utili, in altri casi oziosi, ma comunque frutto di un’esigenza personale, intima, diretta: capire.

Che a contendersi il paradiso fossero due aziende e non due religioni, però, non era ancora accaduto: a colmare la poco significativa mancanza sono state la Lavazza e la Nespresso, aziende concentrate nello stesso settore merceologico (il caffè) e quindi direttamente concorrenti.

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