Il natale che non è

La migliore riflessione relativa a questo natale probabilmente l’ha scritta Claudio Magris, intellettuale laico, che lunedì 21 sul Corriere rifletteva su “Il natale e l’obbligo della felicità” (l’intervento completo è qui).

«A Lima – scrive Magris -, negli ultimi anni, durante la settimana di Natale la percentuale dei suicidi aumenta del 35%… Natale è una celebrazione degli affetti familiari, di una raccolta felicità, e chi se ne sente privo o povero ne soffre certo sempre, ma particolarmente in quei giorni. Giorni in cui si ostenta quel calore che gli manca e la cui mancanza si fa più acuta e talora insostenibile. Quel 35 per cento in più di morti disperati pesa come un dies irae».


«Chi l’ha detto – si chiede lo scrittore – che il Natale debba essere un karaoke della felicità? […] Il Natale ricorda la nascita di un bambino venuto al mondo nel più grande anche se finora fallito tentativo di portare la pace agli uomini – fallito non per colpa sua, ma perché la pace doveva essere portata, come sta scritto, agli uomini di buona volontà e di questi ultimi se ne vedono pochi. Quel neonato di Betlemme è inoltre destinato, nella sua opera di redenzione, a morire fra tremendi dolori fisici e morali di una morte infame, sulla croce; non promette la felicità, né in pillole né in panettoni, tant’ è vero che, vedendo come va il mondo, quel bambino, cresciuto, dirà di essere venuto a portare non la pace, ma la spada».

«Non è un caso – continua Magris – che, a Natale, si pensi sempre meno a lui, sostituito dal faccione paonazzo e svampito di Babbo Natale, giuliva e stolida caricatura della felicità. Quest’ultima non sembra più essere uno struggente e lacerante desiderio del cuore, bensì un obbligo sociale. Bisogna essere felici; altrimenti, che vergogna. Ma perché la felicità dev’ essere come la carta di credito in certi Paesi, nei quali chi non ce l’ ha è quasi un reietto, un asociale da disprezzare o tutt’al più commiserare?»

Magris cita un giornalista peruviano, Adolfo Bazán Coquis, secondo cui «A Natale c’è un unico “cumpleañero”, uno solo di cui festeggiare il compleanno: quel bambino di Betlemme. È a lui che andrebbero fatti i regali, non ad altri – se non a quegli “ultimi” della terra con cui lui si è esplicitamente identificato».

Se volessimo davvero festeggiare e imitare Cristo dovremmo concentrarci sulla carità, anziché abbandonarci a banchetti luculliani: «Nella grotta di Betlemme – rileva Magris -, quella notte, non ci sono suoceri, prozii, cognati, cugini di nipoti acquisiti; tutto quel clan che il 25 dicembre si ha il dovere di invitare e frequentare… persone le quali negli altri 364 giorni dell’anno per noi sostanzialmente non esistono e per le quali non esistiamo. Nella o davanti alla grotta di Betlemme, invece, quella notte c’è solo chi ha voluto venire, senza averne l’obbligo e senza averlo deciso né saputo prima, come i pastori».

Forse è nell’ordine delle cose, in un mondo troppo materialista, che il natale si sia ridotto a una festa dedicata al consumo – di regali, di cibo, di felicità -; però è anche colpa dei cristiani, conclude Magris, che esitano «a dire troppo apertamente che col Natale, con la nascita di Cristo, il nostro Natale non c’entra proprio niente e somiglia piuttosto alla festa delle zucche di Halloween. Ma per una zucca vuota, almeno, non si è mai suicidato nessuno».

Sarebbe bello dire al mondo come dovrebbe essere il vero natale. Ma prima sarebbe opportuno praticarlo. E prima ancora sarebbe necessario accettarlo con onestà intellettuale. Ma – e questo è il punto – siamo davvero disposti a fare un passo indietro, rinunciando alle nostre “sacre” tradizioni quando ci accorgiamo che, paradossalmente, hanno stravolto il significato stesso della festa?

Probabilmente ci darebbe fastidio se, alla nostra festa, gli invitati dimostrassero disinteresse nei nostri confronti, preferendo concentrarsi sul buffet, dedicarsi a una conversazione telefonica, distrarsi con una trafila di sms o assopirsi davanti alla tv.

Talvolta il nostro natale è questo: una festa nel corso della quale ci scordiamo del festeggiato. Se vogliamo cambiare le cose cominciamo da qui. Cominciamo da noi.

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Pubblicato il 24 dicembre, 2009, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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