Amore in corso

Parlare di “Partito dell’amore”, come fa oggi il Corriere richiamando le parole di Berlusconi, fa tornare in mente un’esperienza piuttosto bizzarra – e ininfluente – di quasi vent’anni fa, segno che la memoria di politici e notisti non è poi così esercitata.

Se il nome non è nuovo, lo è la proposta di abbassare i toni, che per una volta arriva da un leader politico e non dal Presidente della Repubblica.


Il nuovo corso, partito da Berlusconi dopo l’aggressione subita in Piazza Duomo, ha raccolto numerose adesioni, anche impensabili, tra cui quella di Francesco Storace, un militante duro e puro che però si ferma a riflettere: «Le parole possono diventare pietre e il mondo è pieno di discepoli pronti a seguire i cattivi maestri».

Storace aderisce all’appello ma non rinuncia alla sua rude franchezza: «Io non faccio professione di buonismo e continuerò a dire quello che penso: ma forse, superati  50 anni, è arrivato il momento di pensare di più a come dirlo».

Gli fa eco Giorgio Stracquadanio, PdL: «Non è che si può combattere tutta la vita. Quando si libera Gerusalemme, poi ci si riposa. Sarebbe terribile essere sempre bellicosi: ora è giusto deporre le armi».

Insomma, parole concilianti e mani tese verso gli esponenti dell’opposizione, che tornano a essere avversari politici e non nemici.

Chissà se è solo uno strascico del natale, oppure se cambierà davvero qualcosa. Presto vedremo se i propositi resteranno solo buone intenzioni: perché dire “pace” e “amore” non è sufficiente per mantenere in vita questi sentimenti. È necessaria una disposizione d’animo adeguata, che può funzionare solo se la pace e l’amore risiedono nell’intimo dei singoli.

Solo questa serenità permette di andare oltre i sorrisi, i principi e la buona volontà, resistendo di fronte alla provocazione che, immancabilmente, qualcuno prima o poi lancerà per mettere a repentaglio l’idillio.

Vogliamo essere ottimisti, augurandoci che il nuovo clima regga i colpi che verranno, e anzi si diffonda a tutti i livelli: ai consigli comunali dove l’opposizione si scaglia senza remore contro il sindaco in carica, giù giù fino ai consigli di condominio, dove c’è sempre qualcuno pronto a dire no per il puro gusto di esercitare una briciola di potere.

Ha ragione Storace: dissentire è lecito e perfino utile, ma la raggiunta maturità imporrebbe di moderare i toni, calibrare i modi, valutare gli obiettivi. Non fa male: si chiama saggezza, e favorisce la convivenza civile.

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Pubblicato il 28 dicembre, 2009, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Dei nostri politici penso tutto il male possibile, e lo penso a ragion veduta, perchè ho il terribile vizio di informarmi, e quindi constato sempre di più e sempre meglio che in genere sono disonesti fino al midollo spinale; pertanto non mi entusiasmano i loro appelli e i loro buoni propositi.
    Qualcuno, parlando d’altro, diceva che NON C’E’ RISTORAMENTO SENZA RAVVEDIMENTO. lo stesso credo valga per i nostri politici; se vogliono acquisire un minimo di credibilità, invece di parlare di amore e di sentimenti nobili, estranei alle loro persone, si occupino delle cose per le quali LI PAGHIAMO.
    Il fatto che il confronto politico sia condito da qualche insulto è l’ultimo dei nostri problemi.

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