Le colpe degli altri

Cortei indignati ma pacifici in 950 città del mondo. Disordini solo a Roma. Perché?

«Da noi accade – risponde il direttore della Stampa, Mario Calabresi – perché non abbiamo mai preso le distanze in modo netto e definitivo dalle pratiche violente. Perché siamo i massimi cultori del “ma” e del “però”, che servono a giustificare qualunque cosa in nome di qualcos’altro. Per guarire dovremmo eliminarli dal vocabolario. Smettere di relativizzare la violenza».

O smettiamo di giustificare, comprendere e minimizzare, ipotizzare complotti e scaricare le colpe sui soliti capri espiatori – come più di qualcuno sta già facendo – o resteremo sempre “l’anomalia italiana”. E non sarà l’ultima volta in cui dovremo sospirare “Anche oggi ci tocca vergognarci“.

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Pubblicato il 17 ottobre, 2011 su editoriali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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