Capodanno con chi vuoi

Ogni anno, in questa stagione, girano numerose riflessioni su quanto sia sconsigliato, per un cristiano, festeggiare il natale. Curiosamente, invece, non si è mai letta una sola parola sul veglione di fine anno.

Eppure la notte del 31 dicembre non ha nulla di cristiano, anzi. La data, innanzitutto, è una convenzione: l’anno non comincia certo in un giorno qualsiasi di metà inverno, men che meno per la Bibbia.

E poi, le tradizioni: la veglia fino a mezzanotte per onorare un’altra convenzione (il giorno che comincia a metà della notte, e non al tramonto o all’alba come sarebbe più logico); i botti, con la loro origine nordica e marcatamente pagana; lo spumante al tocco; il banchetto con cibi portafortuna (che, anche solo per il piacere di gustarli, curiosamente a tavola non mancano mai).

Qualcuno obietterà che è solo un’occasione per stare insieme, in sana compagnia, tra persone che altrimenti avrebbero comunque festeggiato, magari insieme a parenti o amici. Certamente la considerazione ha le sue ragioni, ma andrebbe rilevato che anche il natale è una valida opportunità per incontrarsi tra credenti: è una giornata festiva, e perfino con qualche valenza cristiana in più rispetto al veglione di fine anno.

Nonostante questo sono rarissimi coloro che ricordano il natale, e forse anche più rari coloro che non sono tentati dai festeggiamenti del 31. Per un motivo molto pratico.

A parità di condizioni, infatti, il veglione di fine anno non è meno pagano del natale: è semplicemente meno cattolico. Per questo ci sembra meno compromettente. Talvolta ci rendiamo conto che viviamo in una società e con questa dobbiamo confrontarci almeno in parte, se non vogliamo isolarci dal mondo; così, tra due feste, con una certa superficialità abbiamo scelto quella che apparentemente suona più laica. In questo modo possiamo esporci – e modulare strategicamente gli auguri – senza coinvolgere la tradizione del 25 dicembre, che con le sue implicazioni spirituali ci pare, paradossalmente, più lontana dalla fede.

Sia chiaro, nessuno sostiene che il 31 dicembre debba andare persa una buona occasione per stare insieme; semmai dovremmo comprendere che non si tratta dell’unica occasione, né per forza della meno “pagana” (se è questo che ci preoccupa). Da questa consapevolezza dovrebbe scaturire un diverso approccio, più comprensivo e sereno, nei confronti di chi, partendo da una prospettiva diversa dalla nostra, ritiene di festeggiare anche altre ricorrenze. E magari lo fa con minore superficialità di quel che potremmo pensare.

«Non giudicate per non essere giudicati», suggerisce Gesù nel vangelo. Un consiglio quantomai attuale: in un’epoca senza valori come la nostra abbiamo bisogno di morale, non di moralismi.

Pubblicato il 30 dicembre, 2011 su editoriali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. un amico musulmano mi ha fatto gli auguri di natale… l’altro gli dice… ma che dici tu! non sei neanche cristiano! e io pensavo… bah fa gli auguri di natale a me… che importa a te!.. poi se lui e’ contento di farmi gli auguri sapendo che sono cristiana… perche dovrei trattarlo male?…e’ stato gentile…
    …andremo tutti all’inferno… (: …speriamo dopo capodanno… 😉

  2. Quanto è sano e pure santo l’equilibrio, non quello dei funamboli, ma quello di chi sa essere “giudizioso” e amorevole nei riguardi del prossimo.

  3. Questo è l’articolo che desideravo leggere da tanto tempo. Se vogliamo approfondire la questione del Natale e delle riflessioni che girano al riguardo, tutte puntano il dito sull’albero, le luci, gli auguri. Ma nessuno invece invita al digiuno (quando la Bibbia invece sul “gozzo” ha tanto da dire).

  4. Surreali e vani la stragrande maggioranza dei discorsi fatti sul natale.
    Sono un credente che non celebra feste religiose, perchè le considero forme di religione volontaria che non contribuirebbero in alcun modo alla mia crescita spirituale, ma non solo non ho nulla da ridire contro chi invece le celebra, ma mi fa anche piacere notare che, al di qualche aspetto discutibile, sono in tanti che nel celebrarle mostrano un sincero desiderio di onorare Dio.
    Ognuno faccia quello che, secondo la propria conoscenza, e soprattutto secondo la propria coscienza, sente sia giusto fare, senza giudicare altri.
    Quanto a feste non religiose, c’è poco da dire, sono una di quelle mille occasioni nelle quali ciascuno di noi manifesta, nel bene o nel male, quello che è.
    Est modus in rebus.

  5. Posso comprendere l’approccio di paragonare il Natale al Capodanno, e l’esporre l’ipocrisia che si cela dietro chi giudica la scelta di festeggiare una cosa e non l’altra. Non vorrei essere proprio il secchione di turno, ma vorrei puntualizzare un paio di cose:

    “Un anno indica un periodo di tempo pari a quello impiegato dalla Terra per completare la sua orbita attorno al Sole. Un anno è diviso in 365 giorni, ma poiché la Terra completa la sua orbita in un tempo leggermente superiore si è reso necessario introdurre degli anni bisestili composti da 366 giorni, per correggere la discrepanza.”

    (http://it.wikipedia.org/wiki/Anno)

    Ora vorrei dire che se abbiamo accettato la convenzione di chiamare l’anno, “anno” e il “giorno”, giorno, le ore, “ore”, e così via, mi pare anche logico che il 31 Dicembre marchi la fine del convenzionale cosiddetto “anno”. A tal proposito è anche appropriato dire che l’anno finisca il 31 Dicembre alle 23:59, e quindi secondo la convenzione del nostro calendario è appropriato che l’anno nuovo inizi proprio a mezzanotte del 1 Gennaio.

    Che le celebrazioni del Capodanno possano avere radici popolari, o “pagane” come dici tu è sicuramente fondato, ma secondo le convenzioni che accettiamo quotidianamente quando guardiamo l’orologio, non c’è nulla di “pagano” nel voler dare importanza a ciò che segna la fine e l’inizio di un periodo convenzionale da noi scelto. In fin dei conti siamo noi che rendiamo le nostre azioni sacre o profane con la nostra attitudine. Non festeggiare il Natale o il Capodanno con l’attitudine di sentirci migliori di chi lo fa (e viceversa) è sicuramente più “pagano” di mangiare il panettone o scoppiare un botto. La Bibbia stessa insegna che la purezza interiore è più importante dell’attenersi a regole, bibliche o meno.

    • Se è vero che l’anno dura 365 giorni e sei ore, e quindi ha senso festeggiare il completamento di un ciclo astronomico (e questa è ovviamente una convenzione scientificamente corretta e logica), continuo a non vedere dove stia la logica nel festeggiarlo a metà inverno. Anche altre culture chiamano “anno” questo ciclo, ma festeggiano il suo inizio momenti più sensati (in autunno, con il raccolto, o in primavera, per il risveglio della vita).
      Se poi – ed è questo il punto della questione – tanti cristiani sono così attenti e preparati a condannare l’imprecisione delle date che tassativamente non intendono festeggiare (il natale che non cade a natale, la pasqua che non cade a pasqua), sorprende che invece sfugga loro questa non secondaria incoerenza.

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