Paradisi da incubo

“Colpo di Stato nel paradiso delle Maldive”; “Maldive, golpe in paradiso”, titolano oggi, quasi all’unisono, Corriere della Sera, Repubblica e la Stampa.

Un’uniformità che mette a disagio per l’assenza di prospettiva: al di là delle solite cartoline su mare cristallino e sabbia candida, su fondali incontaminati e ospiti vip, suona preoccupante pensare che gli italiani non conoscano il regime di persecuzione che, appena oltre le porte dei resort, viene riservato ai cristiani, cui è vietata ogni espressione della loro fede.

Eppure pare difficile ignorare che i cristiani maldiviani vivono in condizioni proibitive nonostante il clima perennemente estivo, tanto che l’amena località, quest’anno, si è guadagnata il sesto posto nella poco invidiabile classifica dei Paesi dove si fa strame della libertà religiosa.

Non solo: mentre da noi si discute sulla cittadinanza agli stranieri, a Malè si è deciso di inserire nella nuova costituzione una norma che priva della cittadinanza chiunque si definisca cristiano. Altro che jus soli o jus sanguinis: apolidi per fede, e tanti saluti ai diritti più elementari.

Certo, restano il clima, i resort, il magnifico trattamento riservato ai turisti. Ma un paradiso di questa fatta lo lasciamo volentieri a chi non sa guardare – né pensare – oltre la spiaggia.

media&fede | evangelici.net

Pubblicato il 8 febbraio, 2012 su editoriali, media&fede. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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