Una marcia per dire a Milano “Io ti amo”

Sabato 12 maggio si è svolta a Milano la seconda Marcia per Gesù: da San Babila all’Arco della Pace il corteo di credenti evangelici ha attraversato la città per ricordare ai milanesi l’amore di Dio.

Duemilaseicento metri dividono piazza San Babila dall’Arco della Pace. Un itinerario ideale, attraverso il centro di Milano, che riassume in pochi tratti la stessa essenza della metropoli lombarda: dal salotto buono di San Babila alla dimensione religiosa del Duomo, dal distretto bancario di piazza Cordusio alla simbologia storica del Castello Sforzesco, fino al relax del Parco Sempione e all’Arco della Pace, imponente davanti alla sua piccola arena, che scruta beneaugurante i milanesi e il loro tempo libero.Duemilaseicento metri di storia, fede, arte, business, benessere, ingredienti di un impasto che rappresenta la quintessenza della milanesità. Quella milanesità che ha accolto con curiosità, interesse e qualche inevitabile mugugno la seconda Marcia per Gesù, organizzata sabato 12 maggio da REM-Rete evangelistica in missione insieme a decine di chiese e gruppi cristiani della città e della provincia, con lo scopo di annunciare alla città l’amore di Dio. “Io ti amo” è stato il tema scelto per questa edizione, tema riportato sull’ampio striscione che apriva il corteo e che rimbalzava sulle bandiere, negli slogan e naturalmente sulle magliette, quest’anno opportunamente candide, indossate dai partecipanti che si sono raccolti sabato, nella prima giornata veramente estiva di quest’anno, in un clima che ha toccato – e, sospettiamo, superato – punte di 35 gradi.
San Babila, alle tre del pomeriggio, era un brulicare di stili che ben rappresentavano il concetto di unità nella diversità: un incontro di etnie, costumi, idee, ritmi e modi di comunicare che ha reso il corteo in partenza una sintesi di quanto sia vario, e ben poco monotono, il modo di esprimersi delle chiese evangeliche italiane: perfino nell’unità cromatica del tema principale, sono spuntati mille colori tra cartelloni in italiano, spagnolo, arabo (ma anche in indecifrabili alfabeti orientali), messaggi tradizionali e slogan innovativi, volantini e depliant, ritmi tribali e artisti di strada. Partenza puntuale alle 15.30 tra due ali di curiosi, pronti a scattare foto e riprendere un corteo decisamente originale per la sua varietà e la sua impronta; poco dopo, una prima sosta in piazza Duomo, all’altezza di galleria Vittorio Emanuele – ne seguiranno altre nei punti nevralgici del percorso -, per spiegare ai milanesi e ai numerosi turisti il senso della manifestazione, sottolineando l’importanza di quell’amore che, specie in tempi di crisi, rappresenta oggi più che mai un elemento di speranza.

Dopo un’ora, tra canti e messaggi, il corteo è sfociato in piazza Cordusio e, percorrendo via Dante, è arrivato di fronte al Castello; da lì, con qualche disagio per la viabilità, ha costeggiato a sinistra la piazza, per poi entrare nel parco e attraversarlo fino all’Arco della Pace. Ad attendere i partecipanti c’era il palco da cui Giuseppe De Chirico, insieme a Luca Durante (chitarra), Daniela Benevelli (cori), Emmanuele Dicembrino (pianoforte), Elena Puscasu (viola) ha aperto la seconda parte della manifestazione, tesa prevalentemente a celebrare un (raro) pomeriggio di unità tra le chiese del milanese, con una sorta di riunione open air vissuta tra momenti di canto comune, preghiera e il messaggio evangelistico del missionario italo-sudafricano Mario Marchiò.

Al termine del pomeriggio, mentre l’entusiasmo dei presenti continuava l’opera con iniziative estemporanee, nei vialetti del parco non si notavano molti volantini lasciati cadere a terra dai passanti distratti: segno che, forse, quel curioso corteo dal messaggio così particolare e impegnativo potrebbe aver fatto breccia nel cuore di una Milano sempre proverbialmente indaffarata ma che, in tempi di crisi, ha riscoperto una sensibilità interiore a lungo trascurata.

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Pubblicato il 13 maggio, 2012 su news. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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