Un Paese migliore (comincia da noi)

La lunga campagna elettorale 2012-13 si sta concludendo. E l’imminenza del voto – un voto considerato fondamentale da vari osservatori – merita una riflessione.

Nella nostra newsletter settimanale dedicata al mondo dei media abbiamo dato spazio in questi mesi alle posizioni, alle prospettive, alle scelte dei candidati in tema di etica, come pure ai (pochi) contenuti con cui ci si è confrontati sul palcoscenico della politica.L’abbiamo fatto consapevoli che capire è il primo passo per scegliere. E che scegliere bene significa essere buoni amministratori di quel bene prezioso, la democrazia, di cui possiamo godere (e non tutti, nel mondo, possono goderne: ricordiamocelo).

Ora siamo arrivati al termine della campagna elettorale. Forse abbiamo capito, ma non abbiamo ancora scelto. D’altronde le contraddizioni interne agli stessi schieramenti sono notevoli. Il desiderio, almeno a parole, di un “Paese migliore” è sulla bocca di tutti.

E non solo dei politici. Probabilmente tutti vogliamo un paese diverso. Più giusto, sereno, onesto. Dove emerge il merito e l’ingiustizia non ha campo, dove chi produce viene incoraggiato e chi ruba viene punito. Dove la libertà di culto è garantita, la solidarietà è una priorità, la famiglia viene valorizzata sapendo che è il nucleo base della società.

Il fatto è che, per avere un Paese così, non basta un voto una volta ogni cinque anni. Aiuta, sicuramente, specie se viene espresso a chi quei valori ha dimostrato di sostenerli.

Però non basta. Avere un Paese diverso, in una condizione diversa da quella in cui ci siamo ridotti, dipende da noi in prima persona, prima ancora che dal nostro voto. Dal nostro approccio quotidiano. Dal nostro senso morale. Dalla nostra onestà, dalla nostra etica.

Nelle grandi, ma soprattutto nelle piccole cose: perché, come insegna la Bibbia, chi è fedele nelle piccole cose lo sarà anche nelle grandi, e Dio solo sa su quante “piccole cose” abbiamo sorvolato – perché “tanto cosa cambia”, perché “così fan tutti”, perché “ben altri sono i problemi -, senza renderci conto che eravamo parte di quel declino di cui oggi ci lamentiamo.

Un’Italia migliore comincia da noi. Anche da noi cristiani, se davvero riteniamo che credere non sia solo un fatto privato, ma offra alla società quegli elementi di crescita di cui c’è bisogno, contribuendo fattivamente a cambiarla in meglio.

Domenica e lunedì si vota. Il nostro voto è importante, ma non essenziale. Importante ed essenziale è invece che viviamo ciò in cui crediamo. Concretamente. Ogni giorno. Come elemento di testimonianza e contributo alla trasformazione della società.

Gesù Cristo offre una speranza all’essere umano. Una speranza che cambia la vita. Una speranza personale, certo: ma la società, non dimentichiamolo, è composta di persone. E cambia insieme alle persone.

Con questa convinzione dovremmo affrontare ogni cosa: il voto (o il non voto) dei prossimi giorni, l’approccio con il prossimo, il nostro contributo al bene comune. L’Italia non cambia con il nostro voto: cambia se cambiamo noi.

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Pubblicato il 22 febbraio, 2013 su editoriali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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