Nessuno escluso dalla preghiera dei giovani evangelici

2013 01 21 - Avvenire -pray mob 01Preghiera, testimonianza, azione: sono le tre parole chiave che caratterizzano oggi l’impegno dei giovani evangelici nella società italiana. Un impegno portato avanti con entusiasmo attraverso una serie di progetti e iniziative in diverse parti d’Italia, e – soprattutto – senza preclusioni, in una prospettiva di condivisione con tutti i giovani cristiani di buona volontà che ne condividano le basi (l’appartenenza a Cristo) e l’obiettivo (portare e mostrare al prossimo la speranza che nasce dalla fede in Dio).

La preghiera, innanzitutto. Il “respiro dell’anima”, come è stata definita, è il cardine della vita di ogni cristiano. Preghiera che è anche un’occasione di comunione, quando lo scopo è intercedere per chi soffre a causa della fede comune. È l’impegno di Underground, ramo giovanile del movimento internazionale Open Doors, che dal 28 febbraio al 2 marzo organizza Shockwave, un’ondata di preghiera dedicata ai giovani cristiani perseguitati, che coinvolgerà migliaia di ragazzi in più di cinquanta Paesi del mondo.

Ma la preghiera può essere anche testimonianza: non si è ancora spenta l’eco di un pray-mob (un flash-mob, mobilitazione estemporanea dedicata appunto alla preghiera), che lo scorso 12 gennaio ha visto quasi duecento giovani (e meno giovani) inginocchiarsi in Piazza del Duomo a Milano a pregare per il nostro Paese. Anche in questo caso nessuna etichetta: a fare la differenza solo la passione cristiana dei partecipanti.

Se poi è vero che “chi canta prega due volte”, suona come una sinfonia di preghiere il progetto J-Factor, la principale delle rassegne musicali italiane dedicate ai giovani talenti. Un progetto che guarda alla testimonianza di fede contenuta nei brani, senza distinzioni denominazionali, tanto che negli ultimi anni diversi premi sono stati assegnati a realtà cattoliche come il duo degli Endless e la band veronese dei Ra.Dio Luce.

Dalla preghiera alla testimonianza, dalla testimonianza all’azione, per essere luce nel buio di una società che perde di vista i propri valori e talvolta si lascia affascinare da esperienze pagane. È il caso, per esempio, di Holy Wings: gruppi di giovani cristiani che, nella notte di Halloween, girano per le strade delle principali città italiane ed europee per offrire un’alternativa ai simboli di morte attraverso un messaggio di vita, lasciando sorpresi i passanti con i loro “dolcetti e versetti” (biblici).

Infine, se è a scuola che trascorriamo buona parte della nostra vita da teenager, non poteva mancare una proposta di testimonianza anche in quel contesto: la più significativa dell’ultimo periodo è IAmRev (sintesi di “I am revolution”), che sfida tutti i giovani cristiani a cambiare il mondo partendo dal proprio istituto attraverso una “rivoluzione” diversa, che passa per il rispetto, le regole e i valori, comunicando ai propri compagni «quanto può essere entusiasmante e piena una vita con Dio».

Preghiera, testimonianza, azione: per i giovani le occasioni per mostrarsi cristiani non mancano. E viverle insieme resta un importante valore aggiunto.

versione integrale dell’articolo pubblicato su Avvenire – 22/1/2014

Pubblicato il 22 gennaio, 2014 su news. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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