Archivio mensile:novembre 2015

Polemiche prenatalizie

Melegatti lancia un messaggio pubblicitario e, dopo una pioggia di critiche, lo ritira e si scusa pubblicamente.

Nelle ultime 48 ore in rete ci si è confrontati ampiamente sul tema, come sempre senza arrivare a una conclusione convincente: i pensatori social si sono divisi tra le accuse di omofobia alla casa del pandoro e un’infornata di obiezioni da parte di chi invece non digerisce un’indignazione pret-a-porter che ormai individua ovunque il lievito della discriminazione.

In realtà, nella vicenda, sorprende un altro dettaglio: la discussione si è concentrata esclusivamente sull’approccio “non inclusivo” del messaggio, mentre nessuno ha avuto da ridire sul ben più evidente sapore blasfemo dello spot, che tenta di completare con una battuta piuttosto triste e nemmeno troppo originale (risale almeno all’inizio degli anni Novanta) il concetto base del cristianesimo. Quello, per intenderci, che duemila anni fa ha cambiato la prospettiva sulla religione e sul rapporto con gli altri, ha disarmato gli estremisti del formalismo religioso e dato un’indicazione universale agli uomini di buona volontà attraverso un elemento, semplice e allo stesso tempo rivoluzionario, in grado di  dare vita a una convivenza rispettosa.

Oggi un copywriter senza troppa fantasia decide di deridere la regola d’oro della civiltà occidentale, e i benpensanti si indignano perché lo spot non rispetta il manuale Cencelli del buonismo. Con tanti saluti alle potenzialità di un caposaldo della civiltà che, se solo venisse rispettato, risulterebbe la migliore garanzia per la sopravvivenza dell’umanità.

 

Il valore di uno Zecchino

Bambini che fanno i bambini: lo Zecchino d’oro, in onda fino a sabato su Rai Uno, da 58 anni fa di questa semplice parola d’ordine il suo marchio di fabbrica e il suo elemento più caratteristico: cambiano i conduttori (quest’anno Cristel Carrisi e Flavio Montrucchio), cambiano (moderatamente) la scenografia, il taglio della divisa del Piccolo Coro, i ritmi delle canzoni, ma resta immutata quella cifra di spontaneità, di solidarietà, di simpatia che pervade il palco dell’Antoniano di Bologna e fa passare in secondo piano qualche approssimazione (rare, quest’anno).

Resta, soprattutto, ciò che conta di più: la capacità di offrire, attraverso dodici canzoni, una tavolozza di sentimenti e di valori, di impressioni, idee, spunti di riflessione. Che, passando per i bambini, arrivano anche agli adulti. Sarà demodé e poco sensazionale per un’epoca adrenalinica come la nostra, ma questa parentesi in via di estinzione (oggi è difficile trovare in televisione un programma di bambini per bambini) rimane un momento che vale la pena di conservare. E, magari, valorizzare.