Guida alla settimana – 23/7/2016

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Com’è andata la settimana?
Breve percorso ragionato
tra fede, valori, morale

«Sono un cristiano, un conservatore e un repubblicano. In quest’ordine»: così parlò Michael Richard Pence, candidato vicepresidente in tandem con Trump. Pence, rileva Repubblica, «non ha mai nascosto la sua fede religiosa. L’essere cristiano-evangelico non è solo motivo di vanto personale, è anche quello per cui è stato lui il ‘prescelto’». Si tratta di una manovra prevedibile, necessaria a ricomporre il sofferto rapporto tra Trump e gli evangelici. Anche se, in passato, Pence si è definito “un cattolico evangelico.

E la Clinton? Attira le simpatie dei votanti religiosamente non allineati, ma anche di cattolici ispanici e protestanti afroamericani (un’ampia disamina su Termometro Politico, sui dati diPew Forum)
E, a margine della convention repubblicana (o del congresso, se preferite) si sono viste anche scene tra il curioso e il penoso. Del resto quando si tenta di fare della politica l’arma della fede – o viceversa – è quasi inevitabile finire così.

La Francia ha grattacapi decisamente più seri: i fatti di Nizza hanno – giustamente – fatto passare in secondo piano tutto il resto, ma a Calais martedì 12 luglio un’altra chiesa evangelica rischiato di venire divorata dalle fiamme: probabile un corto circuito, ma non si esclude un’azione criminale. Negli ultimi mesi, denuncia il pastore della comunità, ci sono state alcune azioni di disturbo che, però, non sono state prese troppo sul serio. Per le chiese evangeliche francesi si tratta del secondo incendio nel giro di due mesi.

Problemi diversi a Praga, dove una chiesa ha aperto i battenti nel quartiere a luci rossedella città.

Tornando in Italia: ricordate le polemiche legate al “gioco del rispetto“? Per chi se lo fosse perso, si tratta di quell’esperimento scolastico proposto a Trieste con lo scopo di superare i limiti di genere; per i sostenitori doveva arginare il bullismo facendo capire ai più piccoli che uomo e donna possono svolgere gli stessi ruoli, secondo i detrattori era invece un progetto di matrice ideologica, dove le buone premesse rischiavano di lasciare presto il campo a un indottrinamento di stampo gender.
Be’, per ora il problema è rientrato: il nuovo sindaco (di centrodestra) ha ritirato il progettodalle scuole materne.

Invece a Saronno un’evangelizzazione improvvisata ha sortito l’effetto opposto (e, concederete, per come la racconta il giornale dev’essere stata una situazione tragicomica).

Da duemila anni il problema di fondo, per i cristiani, è sempre lo stesso: come raggiungere le persone con il messaggio del vangelo? E soprattutto: come raggiungere efficacemente le nuove generazioni? Be’, si potrebbe cominciare tentando di capire come la pensano. E proprio di religione e millennials (la generazione nata dal 2000 in poi) si parla in un articolo del Corriere che segnala la nascita di una spiritualità diversa, fluida. Lo spartiacque non è più, come in passato, lo scrimine credenti/atei, «la condizione esistenziale – scrive Marco Ventura – spinge inevitabilmente le persone a porsi degli interrogativi cui la religione può fornire una risposta, anche se non è più la sola legittimata a farlo… per la generazione dei millennials non è più questione di un conflitto tra ateismo e credenza, bensì più semplicemente dell’autenticità di un sentimento religioso – o meno – che risponda alle esigenze intime delle persone e sia frutto di libera espressione».
Insomma: se per i loro fratelli maggiori Dio era morto, per i millennials Dio è risorto, ma va cercato fuori dai percorsi imposti.

In Iraq le paludi di Al Ahwar, alla confluenza tra i fiumi Tigri ed Eufrate, sono state nominate patrimonio mondiale dell’Unesco. Non ci sarebbe nulla di particolare, se non fosse che molti individuano l’area come il sito su cui sorgeva il giardino dell’Eden.

Angolo amarcord: sei anni fa, a fine agosto, un gruppo di valdesi dissidenti lanciava un “appello al Sinodo per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede”, primo passo di un movimento ancora attivo e combattivo; nel 2009 il film italiano “Il cielo sotto la polvere”, prodotto dalla casa evangelica Sabaoth Film, vinceva il Gold Crown Award; cinque anni fa moriva il noto teologo evangelico John Stott; nel 2014, infine, la storica visita di papa Bergoglio alla chiesa evangelica di Caserta.

Arriva l’estate, e si torna a discutere di codici di abbigliamento. Una questione che non riguarda solo quattro bigotti: già nove anni fa uno psicanalista, Giacomo Daquino, rilevava sulla Stampa che «purtroppo oggi il buon gusto scarseggia… come sono decisamente di cattivo gusto certi irrispettosi crocifissi su seni spinti verso l’alto e abbondantemente scoperti».

Il problema non tocca gli Amish, il gruppo evangelico noto per il suo dress code più che sobrio. Vestono come i loro bisnonni, rifiutano i ritrovati tecnici del Novecento e leggono una versione della Bibbia così antica da risultare ormai quasi incomprensibile ai più, ma le loro comunità stanno registrando un vero boom: dal 1992 il numero delle adesioni è più che raddoppiato, superando quota 300 mila unità. Risultato: dalle tradizionali comunità in Ohio, Pennsylvania e Indiana ora gli Amish fanno capolino anche in Canada, in Argentina e Bolivia. Un’espansione che ha attirato l’interesse dei media nazionali: il Corriere dedica un ampio articolo alla “Svolta Amish”, ripercorrendo la loro storia e il loro rapporto meditato con la modernità.

Tempo di estate, tempo di vacanze. Già, le vacanze, croce e delizia degli italiani. Forse qualcuno si sorprenderà a scoprirlo, ma pare diversi Paesi avanzati non contemplino il mese di pausa così amato dagli italiani: segno che, forse, una sospensione così estesa delle attività lavorative non è esattamente un’esigenza fisica assoluta, un diritto naturale inalienabile o un precetto biblico tassativo.
Già nel 1967 Dino Buzzati definiva le vacanze “una dittatura”: «le afflizioni della grande città – scriveva in un interessante corsivo – si trasferiscono pari pari al mare e ai monti dove l’uomo è fuggito per evitarle. Si assiste insomma a questo assurdo: per riposare, distendersi e ritemprarsi dopo un anno di lavoro, la gente delle città ricorre a una serie di supplizi. Il fatto è che il tradizionale concetto di vacanze va oggi completamente riveduto. Una volta la villeggiatura era una attività volontaria, la quintessenza della libera scelta. Oggi invece la villeggiatura – vacanze estive, ferie natalizie, weekend con ponti più o meno prolungati – è un dovere, un imprescindibile e feroce dovere sociale… Assai meno doveroso è il lavoro». Pare che, a quasi cinquant’anni da quell’articolo – ripescato dal Corriere della Sera nel suo archivio – sia cambiato davvero poco.

Chiudiamo in musica, o quasi: in un’intervista il rapper Nesli racconta di aver letto molti testi religiosi, e sostiene che se la Bibbia «fosse raccontata come un libro fantasy, sarebbe più apprezzata, perché è davvero un bel testo». Restiamo in attesa che qualche appassionato (di fantasy, di Nesli o – qualora esista – anche di entrambi) ci aiuti a interpretare il senso della proposta.

Il libro che riscopriamo insieme questa settimana nel nostro Spazio libri è Coraggio di Diego Fusaro.

Buona settimana con l’estratto di Riflessi etici (si riparla degli equivoci sulla laicità).


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PS: grazie a tutti voi che in queste settimane ci avete inviato i vostri commenti, ne terremo senz’altro conto. Grazie anche per i complimenti, che ci siamo permessi di raccogliere qui.

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Pubblicato il 23 luglio, 2016 su guida alla settimana. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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