Guida alla settimana – 30/7/2016

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Com’è andata la settimana?
Breve percorso ragionato
tra fede, valori, morale

Trump? Si è convertito di recente, ha annunciato appena qualche settimana fa il fondatore di Focus on the Family. Ma no, ribatte ora un pastore della Georgia, Jentezen Franklin: il candidato repubblicano ha affidato la sua vita a Dio dieci anni fa. L’avrebbe rivelato lo  stesso Trump a un incontro con il suo comitato di consiglieri spirituali (di cui Jentezen Franklin fa parte), aggiungendo che è stato cresciuto nella chiesa presbiteriana e che suo padre avrebbe portato la famiglia alle celebri crociate di Billy Graham.

Comunque sono lontani i tempi in cui – ed erano appena cinque anni fa – la destra evangelica era destinata a «un ruolo sempre più decisivo all’interno del partito repubblicano americano».

Intanto, alla convention democratica che ha visto il trionfo di Hillary Clinton, irriducibili sostenitori di Sanders hanno disturbato la preghiera di apertura con le loro contestazioni, peraltro ormai perfettamente inutili considerato che Clinton aveva i numeri per la nomination.

Mentre in Turchia continuano le epurazioni post-golpe, emerge un dettaglio poco rassicurante: la notte del colpo di stato è stata anche l’occasione per alcune azioni mirate contro le chiese cristiane: due le chiese colpite, tra cui la chiesa evangelica di Malatya, dove – riferisce Porte Aperte – un gruppo di musulmani radicali ha sfondato i vetri della porta d’ingresso alla sala di culto. Semplici vandalismi o atti intimidatori? Il pastore della chiesa locale non calca la mano, ma nemmeno minimizza: «Crediamo non vada ridimensionato eccessivamente questo attacco», ricordando che proprio a Malatya, nel 2007, vennero seviziati e barbaramente uccisi tre cristiani.

E tuttavia la Turchia ormai è quasi storia, visto il ritmo degli avvenimenti: per l’Europa anche questa è stata una settimana di terrore. Prima la strage di Monaco, nove morti in un centro commerciale per mano di un adolescente tedesco di origini iraniane; nemmeno il tempo di superare lo shock, e ad Ansbach un attentatore suicida siriano si è fatto esplodere provocando il ferimento di 15 persone. Ventiquattr’ore dopo, in Francia, due giovani integralisti islamici sono entrati in una chiesa cattolica di Rouen, in Normandia, e hanno sgozzato il parroco ottantaseienne: un “più che disumano atto” lo ha definito l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che «solo nella preghiera riusciamo ad accettare».
Una trafila dell’orrore cui vanno aggiunti gli ottanta morti della minoranza hazara a Kabul, uccisi da due attentatori suicidi durante un corteo.

«Cresce così ogni giorno – scriveva Ernesto Galli della Loggia sul Corriere – quel sentire venato di angoscia e nutrito dall’impotenza che ormai si sente spirare un po’ dappertutto in Europa. Il sentimento della nostra decadenza, di una vera e propria crisi di civiltà… l’insieme dei valori e delle istituzioni deputati a incarnarli e preservarli, gli orizzonti culturali che ci erano consueti, appaiono sconvolti e in buona parte annichiliti»; un “vuoto culturale enorme” conseguenza di trent’anni nel corso dei quali sono stati “messi fuori gioco” «l’impiego della forza, la dimensione dello Stato, e il Cristianesimo, più in generale il nesso religione-società».

Sui perché di tali azioni terroristiche fa il punto Angelo Panebianco, rilevando che per chi ha scelto la guerra santa islamica «non ha alcuna importanza che l’Europa sia ormai il luogo più secolarizzato della Terra, che molte chiese siano deserte… o che tanti fra i cosiddetti infedeli europei massacrati non frequentino chiese, siano atei, agnostici o cristiani di fede molto tiepida… pur quasi scomparsa dalla coscienza di tanti europei, forse la maggioranza, la religione cristiana ha comunque forgiato il mondo europeo e occidentale». Fumo negli occhi per i paladini della jihad e, allo stesso tempo, per chi rifiuta le radici giudaico-cristiane del Continente.

A proposito di cristiani: «Il 31 ottobre Jorge Mario Bergoglio volerà in Svezia… per festeggiare assieme alla Federazione luterana mondiale i cinquecento anni della Riforma protestante. E più s’avvicina quella data, più il papa manifesta simpatia per il grande eretico», osserva Sandro Magister sull’Espresso; Bergoglio pone un forte accento sulle azioni: «l’ecumenismo di Francesco è fatto così. Il primato è ai gesti, agli abbracci, a qualche atto caritatevole fatto assieme. I contrasti di dottrina, anche abissali, li lascia alle discussioni dei teologi, che confinerebbe volentieri “su un’isola deserta”, come ama dire neanche troppo per scherzo».
A contestare l’approccio molti prelati (tredici cardinali hanno fatto discutere consegnando una lettera al papa), ma anche diversi pensatori evangelici, come il valdese Paolo Ricca, secondo cui «la malattia è che siamo tutti volti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, e fuori da lì siamo muti», e Giorgio Tourn, che sottolinea come «La politica di papa Bergoglio è un fare la carità. Ma è chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio».

Un silenzio in cui hanno trovato spazio, e non da ieri, i miti del laicismo, e che qualcuno ora vuole sfatare. Per esempio sostenendo che «La teoria di Darwin è una grande favola al servizio del modello politico ideologico dominante che si basa sul materialismo. I fatti non sostengono nulla di realmente dimostrabile a sostegno della teoria». Lo afferma Fabrizio Fratus, sociologo e divulgatore antievoluzionista, in un’intervista con Giulia Trincardi (grazie a Franco S. per la segnalazione), con cui ha dialogato su «creazionismo, dei legami tra darwinismo e razzismo e persino della “teoria gender”», ma anche di riduzionismo scientifico: sul tema del patrimonio genetico uguale al 97% a quello dell’orango, Fratus risponde che «ci si dimentica di dire che abbiamo il 90% dei geni in comune con i coralli marini, il 95% sono simili con la fragola, il 97% con il ratto».

Per completare il quadro, parliamo di escatologia: è scomparso a 90 anni Tim LaHaye, autore evangelico noto soprattutto per il caso editoriale di “Left Behind” (“Gli esclusi”), la discussa ma popolarissima serie di sedici romanzi (65 milioni di volumi venduti) ispirati alle profezie dell’Apocalisse, diventati poi quattro film (sbarcati anche in Italia) e giochi elettronici.

Dalla fede alla speranza: una profonda riflessione sul tema nasce dalle parole di un carcerato che, negli USA, dopo 36 anni vede inaspettatamente la possibilità di uscire di prigione. Condizione che, paradossalmente, non lo consola perché se prima viveva alla giornata una vita sempre uguale, ora qualcosa è cambiato: «In qualche modo, era più facile prima… Dovevi passare un certo periodo di tempo in carcere, vivevi alla giornata. Non pensavi al futuro perché non potevi. Poi arriva la [nuova legge] Miller, e cominci a recalcitrare, sei impaziente. Ora tutti pensano che usciranno. Pensano alla strada. Non pensavamo che ci avrebbe preso così. Qualsiasi cosa, oggi, mi dà sui nervi, non mi ero reso conto di quanto mi stessi trattenendo. Ora ho speranze di uscire: ed è il momento più difficile, quello in cui devi fare i conti con la speranza».
La speranza ha un impatto potente sulla vita di ogni essere umano: può prolungare la vita, darle un senso, ma, senza gli opportuni punti di riferimento, può impaurire e risultare perfino devastante, come ricordava anni fa il noto film “Le ali della libertà”.

Dalla speranza alla Bibbia: a luglio si è festeggiata la stampa della 150 milionesima Bibbia in Cina, risultato raggiunto grazie a un accordo, stipulato nel 1987, tra Amity Foundation e Alleanza biblica universale. Dei 150 milioni di volumi stampati, 74 milioni sono rimasti in Cina, per coprire le esigenze locali (non se ne parla molto, ma il numero dei cristiani sta aumentando); le altre copie – chiaramente stampate in lingue diverse – sono state diffuse in altri Paesi.

Passando a questioni più leggere: sono stati lanciati appena qualche settimana fa, e già non se ne può più. Parliamo dei Pokémon, che hanno invaso strade, monumenti, meritandosi una citazione perfino in un discorso ufficiale del presidente Mattarella.
Inevitabilmente, a margine di ogni tormentone, c’è la coda complottista. È toccato a una canzone come Asereje, volevate che non toccasse ai Pokémon, con il nome e le sembianze che si ritrovano?
Al di là delle considerazioni da ghostbuster (sì, pokémon è la crasi di “pocket demon”, mostriciattolo tascabile; e sì, l’iconografia nipponica da sempre concede molto a questo tipo di rappresentazioni), forse il problema più serio – almeno per ora – è l’alienazione che il gioco provoca: lo provano le decine di persone, sole anche in mezzo alla folla, intente a compulsare il proprio cellulare, disposte a rendersi ridicole e rischiare la salute pur di accalappiare le prede.

Momento amarcord. Parlare di fede in dialetto? Si può, a Bologna lo facevano già nel 2008. E mentre gli amici felsinei si cimentavano nella loro evangelizzazione in vernacolo, i giornali riscoprivano la conversione del noto rapper Mc Hammer.

Ah, a proposito di giornali. L’anno scorso è stato chiesto a Gerry Scotti: lei è credente? Date un’occhiata alla sua risposta.

Il libro che riscopriamo insieme questa settimana nel nostro Spazio libri è “Eretici per chi non ha tempo”.

Buona settimana con l’estratto di Riflessi etici (si parla di piccola corruzione).


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Pubblicato il 30 luglio, 2016 su guida alla settimana. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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