Guida alla settimana – 13/8/2016

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Com’è andata la settimana?
Breve percorso ragionato
tra fede, valori, morale

Guerra di religione sì o no? Si dibatte ancora sulla questione sollevata da Bergoglio. Antonio Polito sul Corriere rileva che «all’interno della più vasta Cristianità… c’è una comunità di princìpi e di valori che affondano le radici nel Cristianesimo ma non si identificano tout court con esso. Questa comunità è l’Occidente, cristiano, laico e secolarizzato». Questo Occidente è «certamente sfidato dal radicalismo islamico in una vera e propria guerra di religione, un conflitto cioè in cui chi uccide lo fa in nome di un credo, e a un dio con blasfemia dedica il sangue che versa». Sfruttando «la duttilità e precisione della lingua italiana – suggerisce ancora Polito – si potrebbe dire che non è in corso una “guerra tra religioni”, ma una “guerra di religione” sì»: del resto, «se quella che abbiamo di fronte non fosse una guerra di religione, che senso avrebbe chiedere agli islamici europei di condannare e isolare i terroristi?».

Nulla di nuovo dagli Stati Uniti, salvo un incontro di Trump con 700 esponenti evangelici in Florida; se della riunione si sa ancora poco, il clima elettorale negli USA comincia a farsi sentire e riscalda perfino i pulpiti: un sondaggio di Pew Forum ha rivelato che negli ultimi mesi il 64% degli americani ha sentito parlare in chiesa di tematiche sociali o politiche come la libertà religiosa, l’aborto, l’immigrazione, l’ambiente, la disparità economica. A quanto pare i pastori non hanno parlato di candidati, e del resto a questa tornata – come abbiamo rilevato spesso – c’è davvero poco da dire.

“Inizia la commedia, che parlino gli attori”, direbbe Aldo Baglio. Qualche giorno fa ha aperto le danze Clint Eastwood, lanciandosi contro lo stile politicamente corretto che imperversa in questi anni, e subito è diventato il paladino di chi non ne può più delle derive estreme, delle involuzioni, dei cortocircuiti cui il buonismo ci ha portato. È la vendetta del politicamente scorretto, fa il punto Luca Mastrantonio sul Corriere, «un codice linguistico che vuole svelare verità nascoste o scomode, con uno stile ruvido, volgare, comprensibile. Si contrappone al politicamente corretto, che ha una finalità pratica positiva: alleggerire, con espressioni eufemistiche, la pressione dei pregiudizi su individui discriminati per motivi sociali, etnici o sessuali. Possibili effetti collaterali? Il conformismo e la sublimazione dei problemi attraverso soluzioni meramente linguistiche. È il “sonno dogmatico” della ragione di cui parlava Immanuel Kant, a svegliarci dal quale dovrebbe intervenire proprio il politicamente scorretto». Se tuttavia se Eastwood può permetterselo perché «non ha bisogno di notorietà», faremmo volentieri a meno di tanti altri furbetti del “pane al pane, vino a vino” (anche nostrani, sia chiaro), che giocano al rilancio continuo, in una patetica spirale di parole e gesti sempre più beceri, per puntellare una notorietà senza basi né contenuti seri.

Tornando alla politica USA: dopo Eastwood è entrato nell’agone anche Phil Robertson. In Italia è poco noto, ma negli USA è una celebrità, protagonista di una serie-culto come Duck Dynasty. Robertson ha avvertito che l’America sta affrontando una «aggressione contro la cristianità» mai vista prima, e di fronte a questa situazione ha chiesto agli elettori di fare la scelta più “biblicamente corretta”.

Insomma, l’abbiamo capito: Donald Trump e Hillary Clinton non sono esattamente cristiani esemplari. Ma come si sono comportati i presidenti USA fino a oggi, in tema di fede? Qualche ampio spunto lo trovate in questo articolo di Vittorio Zucconi, che rivela dettagli sulla spiritualità dei presidenti USA da Lincoln a Obama: il pezzo è datato, ma – in attesa del nuovo inquilino di Pennsylvania Avenue – risulta ancora attuale.

In Italia il dibattito sulle unioni civili prende una piega inaspettata: un noto esponente islamico, Hamza Piccardo, ha lanciato una provocazione che ha portato una lunga scia di polemiche. «Se è solo una questione di diritti civili – ha detto Piccardo -, ebbene la poligamia è un diritto civile». Le reazioni politiche, da sinistra a destra, sono improntate alla critica più acre; va però detto che, al di là di tutto, la logica di Piccardo è paradossale ma stringente: «se le convinzioni etico-spirituali delle persone non hanno titolo d’interdizione nella sfera pubblica – ha argomentato -, allora non si capisce perché una relazione tra adulti edotti e consenzienti possa essere vietata». Sul Corriere Luigi Manconi ha risposto, a stretto giro, che «Piccardo sbaglia di grosso, sin dalla premessa: la poligamia non è affatto “una questione di diritti civili”. La poligamia, per contenuto morale e per struttura del vincolo, si fonda — e non può che fondarsi — su una condizione di disparità», e «la parità tra i sessi e la tutela della dignità contro ogni discriminazione» costituiscono «un diritto non alienabile».

Sicuramente se ne discuterà ancora; del resto proprio le coordinate politiche odierne, indicando come unico riferimento valido le libertà personali – applicate, naturalmente, nel rispetto dell’individuo -, hanno aperto una falla difficilmente arginabile. Il matrimonio si avvia a diventare un negozio giuridico come un altro, tale da non richiedere nemmeno la diversità di sesso tra i contraenti, e in quest’ottica sarà difficile difenderlo da interpretazioni sempre più elastiche e surreali. Il timore, insomma, è che la commedia sia appena al primo atto.

Andiamo a oriente. In India, a seguito di una petizione di Raphael Cheenath – già arcivescovo cattolico di Cuttack-Bhubaneswar – la Corte suprema «ha ordinato al Governo dell’Orissa di dare risarcimenti più elevati alle vittime cristiane delle violenze scatenate dai radicali indù nel 2008», quando – ricorda l’Osservatore romano nel riferire la notizia – gli estremisti indù scatenarono «una delle ondate persecutorie più violente mai registrate contro la minoranza cristiana in India» provocando decine di morti (38 secondo il governo, 91 per le fonti cristiane), la fuga di 55 mila persone e il saccheggio di 5600 case in 415 villaggi.

Avete letto che i territori del califfo si appresterebbero a vedersi recapitare migliaia di Bibbie, lanciate attraverso droni? In realtà la notizia, come spesso accade (specie in agosto) risulta un po’ gonfiata. È la stessa chiesa protagonista della notizia, la chiesa evangelica svedese Livets Ord di Uppsala – la più grande della Svezia, fondata nel 1983 da Ulf Ekman – a chiarire i termini reali dell’iniziativa.
«Il progetto – scrive la chiesa sul suo sito – è stato presentato dai media come un “attacco all’Isis”. Non è così. La nostra ambizione è quella di trasmettere la speranza e l’amore presenti nel Vangelo a una popolazione che vive in aree dove i diritti umani sono negati». I nostri contatti sul territorio, continua Livets Ord, «testimoniano unanimemente un enorme risveglio spirituale in Medio Oriente, dove milioni di persone si rivolgono alla fede cristiana; la richiesta di Bibbie è gigantesca, ed è questa necessità che vogliamo contribuire a soddisfare attraverso il nostro sforzo».
L’operazione, in ogni caso, può contare su illustri precedenti, dai carichi clandestini trasportati da Fratello Andrea oltre la Cortina di Ferro, fino al mitico Progetto Perla, che portò in una notte un milione di Bibbie in Cina.

Sul fronte locale la Gazzetta di Mantova racconta i battesimi della chiesa evangelica locale nel fiume Mincio. Sorpresa, invece, per un dettaglio di cronaca (grazie a Joshua E. per l’avvistamento) secondo il quale il funerale di Nicandro Casamonica – il 27.enne morto a Roma mentre dava fuoco per vendetta alla villa di un parente – si sarebbe svolto “con rito evangelico”.

Capitolo Olimpiadi. Mentre i Giochi sono in pieno svolgimento, si moltiplicano le testimonianze di fede da parte degli atleti. Sarebbe difficile individuarle tutte, ma non possiamo non citare le preghiere dei giocatori figiani al termine della finale che ha regalato loro la medaglia d’oro nel rugby a 7 (nella stessa specialità, sul versante femminile, al termine dell’ultima sfida le atlete del Kenya si sono raccolte in cerchio per una preghiera).
Nel clima olimpico il plurimedagliato Michael Phelps ha raccontato ai media di come abbia superato un serio momento di crisi leggendo il libro di Rick Warren, La vita guidata da propositi. Anche l’arciera Mackenzie Brown ha esposto la sua fede, e il suo allenatore Kisik Lee pare abbia portato finora alla fede e battezzato sette atleti (subendo, anni fa, una reprimenda da parte del Comitato olimpico statunitense).
L’elenco continua con i tuffatori David Boudia and Steele Johnson, argento nei tuffi sicronizzati, la calciatrice Tobin Heath, il ginnasta Jake Dalton, la velocista Allyson Felix, e anche le ex ginnaste Dominique Dawes e McKayla Maroney. Altri cinque atleti cristiani, ricorda Premier Christianity, sono in odore di medaglia a Rio 2016: gli statunitensi Trayvon Brommell e Christian Taylor, la giamaicana Shelly-Ann-Fraser-Pryce, Kirani James (Grenada) e Asbel Kiprop (Kenya).
Probabilmente non sono gli unici; se ci date una mano con le vostre segnalazioni, sul prossimo numero vedremo di arricchire l’elenco in tempo per la cerimonia di chiusura.

Angolo vintage. Dieci anni fa, reduce da una difficile operazione, Flavio Briatore rifletteva sulla fede: «Ci sentiamo immortali, invece dovremmo ringraziare Dio ogni mattina soltanto perché ci facciamo la barba». Risale al 2007, invece, la notizia di un farmaco contro le infezioni ispirato nientemeno che alla Bibbia.

Tempo di riposo. Mario de Gasperin Gasperin nel 2009 suggeriva qualche spunto per leggere “con profitto” la Bibbia, dalla necessaria umiltà nell’approccio all’importanza della lettura comunitaria. Sintetico e per molti versi utile.

Un libro da leggere, un libro per scrivere: la Bibbia può essere un manuale perfetto per scrivere un giallo. Lo ricordava Asa Larsson sul Corriere, prendendo come modello ideale il racconto di Caino e Abele.

Se invece il vostro talento è musicale, scadono il 25 agosto i termini per partecipare all’ottava edizione del Good news festival, rassegna romana della canzone d’ispirazione cristiana. Il tema di quest’anno è “Gioia x Dono”.

E dato che siamo in pieno clima vacanziero, chiudiamo con una simpatica foto di Silvana Rodoani (grazie a Paolo C. per la cortese segnalazione). Un’immagine ironica ed eloquente,una metafora che meriterebbe un sermone: l’Acqua c’è, ma chi dovrebbe distribuirla non sempre è all’altezza. E, a volte, rischia di renderla addirittura inservibile allo scopo.

Il libro che riscopriamo insieme questa settimana nel nostro Spazio libri è “Come il cristianesimo ha trasformato il libro”, di Anthony Grafton e Morgan Williams.

Buona settimana con l’estratto di Riflessi etici (si parla di domande e della Risposta).

Pubblicato il 13 agosto, 2016 su guida alla settimana. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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