La commedia del burkini

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Il sindaco francese che ha vietato il burkini sulle spiagge ha dato vita a un dibattito decisamente vario in cui le posizioni si sono rivelate fluide e gli estremi, plasticamente, si sono incontrati.

Sui social è mancata la prevista ondata popolare di approvazione – per la serie “a casa loro” -, con la scusa dei benefici risvolti antiterrorismo della norma; tuttavia a spezzare una lancia pro-burkini sono state – a sorpresa – le veterofemministe, che si sono opposte alla decisione lionese perché “ogni donna deve potersi vestire come le pare“. Le neofemministe, dal canto loro, hanno ribattuto che no, il burkini non è una scelta ma un’imposizione, e quindi hanno espresso favore alla scelta francese. Incorrendo nelle ire dei liberali, contrari a ogni imposizione liberticida (“ma con il burkini le donne sono libere solo di essere sottomesse”, ironizzerebbero probabilmente le neofem).

A Roma il ministro Alfano ha sostenuto che non ha in programma una legge simile perché, di questi tempi, è meglio evitare le provocazioni. A parte il fatto che in diverse piscine italiane le norme antiburkini esistono già, viene da chiedersi se la provocazione sia quella di chi si difende o di chi attacca.

Intanto qualcuno ha colto la palla al balzo per estendere l’applicazione della legge francese, chiedendo la libertà di nudo integrale (sicuramente gioverebbe alla sicurezza, se non altro), mentre altri, di avviso diametralmente opposto, rilevano che sulla spiaggia si dovrebbe poter stare pure vestiti (gli eritemi, si sa, sono sempre in agguato, e perfino quell’anticaglia chiamata pudore); e allora perché una tunica sì e il burkini no? Immaginiamo che i sub, con le loro tute in neoprene, si stiano chiedendo angosciati come regolarsi, e che il problema attraversi i pensieri delle chiese che organizzano i loro battesimi (in tunica bianca) in mare.

Ma la norma pone qualche altro dilemma. Se il problema è la sicurezza, con le borse come la mettiamo? Le perquisiamo tutte all’ingresso della spiaggia? E se poi i terroristi arrivano dal mare, come è capitato a Sousse, dobbiamo vietare anche l’approdo dei gommoni?
Certo, c’è chi come Capalbio salta il problema a piè pari e dice “no” ai profughi, che con il loro bighellonare (copyright Chicco Testa) non si intonano con il sobrio panorama radical chic della località.

Insomma, quest’estate è destinata a trascorrere così, in un batti e ribatti sui massimi sistemi, oscillando tra libertà e sicurezza (o, piuttosto, tra timori e insicurezza). Intanto, a due passi dalle spiagge della contesa, sbarcano, vagano, si arrabattano centinaia di anime con un passato drammatico e un futuro precario. E, di fronte a questo dramma, il burkini rischia di distrarre più del bikini.

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Pubblicato il 19 agosto, 2016 su editoriali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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