Un uomo perbene

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Trent’anni fa, il 15 settembre 1986, Enzo Tortora venne assolto con formula piena dalle infamanti accuse che lo avevano perseguitato per oltre tre anni, accuse infondate ma sufficienti, per i giudici, a portarlo alla sbarra. Per tre anni Tortora, da cittadino innocente, dovette subire il trauma del carcere e l’onta della gogna mediatica. Fino a quando, il 15 settembre di trent’anni fa, da uomo perbene (formula scelta, non a caso, come titolo di un film sua inquietante vicenda) uscì a testa alta dall’incubo di un processo surreale.
La vicenda lasciò il segno sulle sue condizioni di salute (sarebbe morto di tumore due anni più tardi) ma anche nel ricordo di un dramma che era riuscito a superare, diceva, anche grazie a tanta «cara buona gente che mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e questo non lo dimenticherò mai».

Vale la pena di ricordarlo, come fa Avvenire, per ricordare tutti coloro che, nel loro piccolo o su larga scala, subiscono ingiustamente vessazioni, ingiurie, torti a causa della superficialità, della malvagità, dell’ingiustizia. Ricordando, con Fra Cristoforo di fronte a Don Rodrigo, che “verrà il giorno”. E non vorremmo, quel giorno, nei panni di chi dovrà rendere conto della propria miseria morale.

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Pubblicato il 14 settembre, 2016 su editoriali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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